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Scritto Sabato 20 dicembre 2014 alle 10:28

Rubrica natalizia: 20 dicembre

C'è questo amico della rete, Paolo Mario Buttiglieri, che propone un notiziario settimanale online, Uqbar Love,  ricco di notizie di vario genere. Opera nella zona di Fiorenzuola D'Arda (PC), che non è molto distante dalle zone che frequento, dove ho le origini, la Val Trebbia, per intenderci; eppure non ci siamo ancora conosciuti di persona. E' poeta, cultore di varie discipline, filosofo, capace di aggregare persone. Dalle sue pagine web ho "pescato" questo racconto riferito al prossimo Natale...
 

FINALMENTE NATALE! (...O NO?) di Guglielmo Evangelista

Quante persone staranno aspettando con gioia questo appuntamento? Forse meno di quanto si creda: certo non le massaie costrette a corvé interminabili per preparare abbondanti pranzi per tutti i parenti (fra i quali normalmente una buona percentuale di parenti-serpenti); non coloro che sono obbligati a fare regali a chi non vorrebbero, non coloro che devono fare i conti con le scadenze di fine anno.

Questo perché, sostanzialmente, il Natale è un ripetersi monotono di riti forse da sempre vuoti di significato, non sentiti e incapaci di cambiare.

Forse il Natale è sempre stato una festa solo per i bambini, per gli studenti e per i militari: per i primi ci sono i regali, per i secondi un momento di pausa, per gli ultimi una scappata a casa. Certo non siamo i primi a pensarci un po' su, ma vediamo ora di mettere in luce criticamente qualche considerazione nuova....

Una cosa che stupisce è il successo che stanno avendo i "mercatini di Natale", sembra che siano irresistibili quelli austriaci, tedeschi e altoatesini. Migliaia di persone affrontano levatacce prima dell'alba, ore su strade ghiacciate, nevicate, freddo polare per recarvisi e per poi trovare la paccottiglia che offrono produttori e commercianti di poche idee e talvolta di pochi scrupoli, magari travestita con una pennellata di rosso, probabilmente identica a quella che vendono ad Agrigento o a Napoli (tanto per citare località dal clima meno spietato). Non va neppure dimenticata la perfida locuzione "dopo le feste"; si tratta di un concetto sempre più in voga e dai limiti vaghi ed elastici, che ciascuno può modificare a suo piacimento. Quando si dice "dopo le feste" si sottintende che si sospenderà di fare, iniziare o pensare a qualcosa per un periodo di tempo indefinito, che può andare da tutto il mese di dicembre fino a gennaio inoltrato.

E chi ha urgenza di ricevere una commessa, deve sottoscrivere un contratto, deve riscuotere un pagamento, deve stare ai comodi qualcun altro ingannando il tempo a godersi un'inattività non voluta.

E poi l'epidemia - brevissima - di buonismo e fenomeni connessi. A Natale siamo subissati da chi, in ogni modo e con ogni pretesto, chiede un'offerta, perché per i più anche quello della beneficenza è un rito rigorosamente annuale e quindi bisogna approfittarne. Chi vuole diventare migliore non ha bisogno che arrivi una certa data o glielo suggerisca qualche film strappalacrime trasmesso in TV per l'occasione: lo fa anche se è ferragosto e non certo su incitamento di qualche obeso e sghignazzante babbo Natale pieno di schnapps che di certo sorriderebbe molto meno se si facesse un elettrocardiogramma o sapesse i valori del suo colesterolo.

Naturalmente, ma solo se visto sotto un aspetto molto diverso, il Natale mantiene ancora il suo carattere mistico, anche nel mondo secolarizzato attuale; ma anche qui c'è da fare una precisazione: non si creda che il Natale corrisponda alla data di nascita di Gesù Cristo.

Il 25 dicembre fu scelto dalla Chiesa ricollegandosi sia al giorno della festa pagana del Solis Natalis che a sua volta si ricollegava al simbolo solare ebraico associato al Messia, sia al ciclo di feste chiamate Saturnalia che si svolgevano nel periodo del solstizio d'inverno, quando le giornate ricominciavano ad allungarsi e tornava idealmente speranza della bella stagione, benché ancora lontana.

Il Vangelo di Luca parla di pastori e di greggi che passano la notte all'aperto, facendo capire che la stagione doveva essere più propizia: nessun pastore palestinese, a dicembre, si sarebbe azzardato a esporre se stesso e i suoi animali alle tempeste invernali del Mediterraneo o alle gelate delle colline della Galilea.

La data della nascita di Cristo quindi resta ignota, ma non corrisponde certo al 25 dicembre e sicuramente va collocata lontano dagli schiamazzi fastaioli e dal freddo.

C''è chi può....

Negli Stati Uniti c'è la tradizione del Tacchino intero farcito di castagne, propongo qui, invece, un arrosto alle castagne col tacchino, piatto ideale per la stagione e le prossime festività.

 

ARROSTO ALLE CASTAGNE

Ingredienti, due petti di tacchino uniti  e stesi, 500 gr di salsiccia, 1 mela renetta, 200 gr di castagne, 100 gr di prugne secche snocciolate, 100 gr di gherigli di noci, alcune fette di lardo, succo di 1 limone, burro, brodo di carne, sale, pepe.

Far lessare le castagne e sminuzzarle in una terrina, unire la mela affettata, la salsiccia ripulita dalla pelle e tritata, le prugne tenute un po' in ammollo, strizzate e tagliate a fettine, i gherigli di noce tritati. Mescolare il tutto e aggiustare di sale e pepe. Stendere sul petto di tacchino questo ripieno e arrotolare; ricoprire con le fette di lardo e legare con uno spago da arrosti. Far rosolare nel burro sul fornello, facendo dorare da tutte le parti. Passare in forno a 170° circa; bagnare ogni tanto con il sugo di cottura o qualche cucchiaio di vino bianco. Cuocerà in due ore circa. Al termine, togliere l'arrosto e unire il succo del limone al sugo di cottura, facendolo passare ancora sul fornello. Dopo aver tagliato a fette l'arrosto, cospargerlo col sughino così preparato. Buon appetito!
 

Una poesia di Rainer Maria Rilke...

DIO

Non attender che Dio su te discenda

e che ti dica: sono.

Senso alcuno non ha quel Dio che afferma

l'onnipotenza sua.

Sentilo tu, nel soffio ond'ei ti ha colmo

da che respiri e sei.

Quando, non sai perché, ti avvampa il cuore,

è lui che in te si esprime.
 

... e una dell'amica Carla Colombo, artista poliedrica di Imbersago (LC), non è prettamente natalizia, ma profuma di inverno
 

LUNGO IL FIUME 

Reclamava il  fiume 

pianti di cigni

lungo  le acque gelide

mentre in fiocchi di panna

lieve cadeva la neve.

 

Adagiata sul fiume

sonnecchiava la barca

nel grigio meriggio di dicembre

e nello specchio d'acqua

al limite del sogno

lo sguardo vacillava.

 

Riempiva  il cuore

il vociare dei passanti

mentre nell'andare delle acque silenti  

la barca lungo il fiume

aspettava  la sua primavera.
 

Buona giornata e buona domenica!

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Rubrica a cura di Franca Oberti
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