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Scritto Martedì 23 dicembre 2014 alle 08:07

Rubrica natalizia: 23 dicembre

Ancora una manciata di giorni per arrivare a Natale. Comincia la frenesia del "avrò pensato a tutto?", presi da mille incombenze, ci dimentichiamo persino dei tanti piccoli acciacchi che si manifestano quando il ritmo quotidiano pesa e stanca. Questi giorni di letizia, diventano letizia solo se siamo capaci di viverli con leggerezza. Consapevoli della caducità della vita, festeggiamo una Nascita che sappiamo già essere foriera di tragedia. Del resto è così tutta la vita. Ettore Petrolini diceva "che tragedia da ridere questo nostro soffrire; uno nasce per vivere e vive per morire"!

Ecco una storiella che parla di alberi di Natale, che tanti avranno già allestito e addobbato in casa.

La leggenda dell´albero di Natale


In un lontano villaggio di campagna, alla vigilia del giorno di Natale, un bimbo andò nel bosco a recuperare un ceppo da bruciare nel camino, come era d'abitudine nell'attesa della magica notte.

Fattosi buio non riuscì a tornare a casa.

Nevicava e il bimbo spaventato trovò riparo sotto l'unico albero verdeggiante del osco: un abete.

Ormai stanco si addormentò.

L'albero, inteneritosi, allungò i suoi rami fino a terra, come a formare una capanna, per riparare il piccolo dalla neve e dal freddo intenso.

La mattina seguente gli abitanti del villaggio, che erano alla sua ricerca, giunsero nel bosco e scorsero un meraviglioso spettacolo.

I cristalli di neve, di cui l'albero era ricoperto da cima a fondo, avevano formato dei festoni, delle decorazioni sfavillanti.

Fu così che l'abete divenne il simbolo del Natale e da allora venne addobbato e illuminato in tutte le case in ricordo di quel lontano giorno. 

La mia amica Diana Arecco di Genova, che lo scorso anno ci aveva allietato queste letture con tante sue fotografie sul tema natalizio, mi invia ogni giorno la pagina dedicata all'Avvento dal calendario della Val Sarentino; chiunque volesse fare una ricerca su Internet, di sicuro potrà trovarla.

A Gesú Bambino di Umberto Saba

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!

Tu, Re dell'universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.

Gesù, fa' ch'io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.

Fa' che il tuo dono
s'accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.
 

Quella che segue è una poesia di David Maria Turoldo, il suo "sentire il Natale"
 

Ma quando facevo il pastore

allora ero certo del Tuo Natale.

I campi bianchi di brina,

i campi rotti dal gracidio dei corvi

nel mio Friuli sotto la montagna,

erano il giusto spazio alla calata

delle genti favolose.

I tronchi degli alberi parevano

creature piene di ferite;

mia madre era parente

della Vergine,

tutta in faccende,

finalmente serena.

Io portavo le pecore

fino al sagrato

e sapevo d'essere uomo vero

del Tuo regale presepio.
 

Secondo l'evangelista Luca, "la notte di Betlemme", testo tratto dalla pagina di Giuseppe Mignani su "Frate Indovino".
 

Isaia profeta attraversa i secoli e scrive ancora sui cuori, in punta di diamante, lo stupefacente annuncio.

"Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: 'Coraggio! Non abbiate paura. Ecco, il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi'. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi, allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, scaturiranno acque nel deserto e torrenti nella steppa (Is 35, 3-6)".

Mucchi di cianfrusaglie hanno stravolto la Festa lungo i secoli. Ma il Natale è sempre quello scolpito dalle parole, scarne e luminose, di Luca Evangelista: "In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò il censimento di tutta la terra. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, da Nazareth salì a Betlemme, la città di Davide, per farsi registrare, con Maria sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano là si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo (Lc 2, 1-7)".

Quattro righe, quasi un sacramento che nutre, racconta e dona l'immenso, strabiliante mistero del Cielo che entra nella Terra, dell'Eternità che sposa il Tempo, di Dio che si fa Uomo. E il dispiegarsi umano e divino della filosofia che regge le vicende di Dio, del mondo e dell'uomo.
 

Una poesia di Tiziano Scarpel della provincia di Treviso, amico della nostra Carla Colombo che sembra profumare di miele, perché in tanti le ronziamo intorno... attratti dalla sua arte.
 

PREGHIERA  di Tiziano Scarpel

 

Sembra ieri,

ma il tempo è come il vento

che passa e va,

dove tutto svanisce

e tutto finisce,

arrivi tu, Bambin Gesù!

 La tua umile povertà,

ha fatto inchinare

miseri e potenti. 
Fra poco arriverai ...

 qui di certo, l'Eden non troverai.

Il mondo è cambiato,

 la terra ... non trema più,

ma son tornate le alluvioni,

bombe d'acqua e distruzioni,

credenti, e non credenti,

siamo tutti inginocchiati,

e ci chiediamo il 

perché ... di tanta  devastazione.

Caro Bambin Gesù,

ascolta questa prece sincera,

 fa che non sia

un'irraggiungibile chimera,

solo tu ci puoi illuminare

dandoci la forza di protrarci

portando il nostro cuore

verso un destino migliore.

Tu che tutto puoi

 allontana il buio e la tempesta

e con te faremo festa,

dimenticando l'angoscia e lo sgomento,

che regna in questo momento.

 

 Propongo una ricetta per questi giorni di festa
 

GNOCCHETTI DI CASTAGNE

Ingredienti: 500 gr. di castagne secche, 500 gr di patate, 400 gr di farina, 2 uova, 20 gr di funghi secchi, 50 gr di burro, qualche foglia di salvia, sale.

Lasciare in ammollo le castagne in acqua tiepida per una notte. Scolarle e cuocerle in acqua salata per 40 minuti. Rinvenire i funghi in acqua tiepida, strizzarli e frullarli. Cuocere le patate in acqua salata bollente con la buccia. Pelarle e schiacciarle sulla spianatoia insieme alle castagne cotte. Unire la farina, i funghi e le uova. Lavorare bene l'impasto finché risulta omogeneo. Fare degli gnocchetti non troppo grossi. Cuocerli in una pentola con acqua salata, scolarli e condirli con burro fuso e salvia. Variante: condirli con pesto o crema al gorgonzola scaldata e mescolata con poco latte.
 

Buon appetito e buona giornata!

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Rubrica a cura di Franca Oberti
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