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Scritto Venerdì 26 dicembre 2014 alle 08:21

Rubrica Natalizia: 26 dicembre

Il giorno di Santo Stefano, tradizionalmente, nella chiesa di Arlate si tiene un concerto; quest'anno saranno canti Gospel e Spiritual a far risuonare le antiche pietre romaniche.
Si sta smorzando un poco l'entusiasmo del Natale, i giorni di vacanza cominciano ad accorciarsi, ma c'è una buona novità! Si allungano le giornate... il giro di boa dell'anno è iniziato e andiamo verso la Luce. La Nascita di Gesù Bambino ha segnato il nuovo cammino dell'anno.
Una bella foto di agrifoglio per portarvi fortuna!
 


Oggi propongo una favola da leggere ai vostri bambini, è stata pubblicata sul Pick Wick, giornale del Circolo Pickwick, in questo mese di dicembre. L'autrice Tommasina Cocco, che si fa chiamare Nonna Tommy

Matheus ed Esaù   di Tommasina Cocco (Nonna Tommy)

Esaù aveva lavorato tutto il giorno portando sul groppone sacchi di farina che diventavano sempre più pesanti, non ce  la  faceva proprio  più. Forse stava invecchiando, ma non poteva fermarsi, il povero asino lo sapeva, o per lui sarebbe veramente finita. Ne aveva visti parecchi suoi amici sparire così da un giorno all'altro senza nemmeno salutarlo; chissà dove andavano a finire, anche se un dubbio gli era venuto, ma non voleva pensarci.
Matheus lo aveva visto entrare nella stalla e lo aveva guardato preoccupato,
- Esaù, non puoi continuare così, devi riposarti,
- Dici bene tu - rispose Esaù all'amico - Se mi fermo son dolori, arrivano le frustate. Guarda la mia pelle è piena di cicatrici e lividure. 
Anche per Matheus le frustate non mancavano, ma lui era un bove giovane e robusto, lavorava senza tregua e non si stancava mai. Era la prima volta che vedeva il suo amico Esaù sdraiarsi senza toccare la biada
- Sei più stanco del solito oggi - gli disse - Non stai bene?
- No, non preoccuparti poi mi passa - e aveva chiuso gli occhi, ma Matheus aveva notato una piccola lacrima sotto le ciglia, allora, aveva spostato un po' di paglia con le corna e gli si era sdraiato vicino. Sentiva le ossa del povero somaro che sporgevano fuori dalla pelle; era proprio sfinito e se continuava così non avrebbe resistito a lungo.
In quel mentre era entrato il mugnaio, aveva preso una bracciata di paglia e l'aveva sistemata poco distante da loro.
- Esaù, guarda, sta arrivando un ospite!
- Certo - aveva risposto con un filo di voce - un nuovo somaro . . . e io  . . .
Calò il silenzio fra loro, nessuno dei due aveva voglia di affrontare la realtà. Passò un po' di tempo senza che non succedesse nulla e i due si addormentarono. Sognarono di essere in una stalla confortevole con biada e paglia morbida e fresca, era proprio un sogno perché Esaù sentiva le spalle dolenti e quello non era un sogno. Aprì gli occhi e vide davanti a sé un giovane, non l'aveva mai visto prima e si stupì che fosse entrato nella stalla senza il padrone.
- Ecco è venuto a prendermi, lo sento - pensò, ma il giovane gli tolse la catena e lo fece alzare.
- Vieni Esaù, c'è bisogno di te!
Non poteva credere che qualcuno avesse ancora bisogno di lui, si lasciò prendere per la cavezza e lo seguì docilmente.
Attraversarono insieme le vie del paese,  c'era molta gente in giro, chiacchieravano, ridevano e non li degnavano nemmeno di  uno sguardo. Camminarono a lungo ma Esaù non si sentiva stanco, era fresco e riposato tanto che credeva di essere ancora nel suo sogno.
Il giovane entrò in un vicolo secondario  e si fermò davanti a un cortile, dalla penombra uscirono due giovani sposi e gli andarono incontro.  Lei era bellissima anche se aveva i lineamenti stanchi, lui quasi la sorreggeva e la guardava con tanto amore.
- Ecco - disse loro il giovane - Esaù vi accompagnerà fino in città - poi uscì e scomparve in mezzo alla gente.
L'uomo sorrise ad Esaù, fece salire la donna sulla sua groppa  e insieme ritornarono verso la città. Si stava facendo buio e non c'era più molta gente in giro. L'uomo si fermava ogni tanto vicino ad una locanda, entrava e poi usciva scotendo la testa
- Anche qui niente - diceva alla donna, - devi avere pazienza - e riprendevano il viaggio.
Camminarono ancora per molto tempo fino a che Esaù si ritrovò davanti alla locanda del mugnaio, sentì il profumo della sua stalla e  pensò a Matheus, forse dormiva ancora. Non seppe resistere, si precipitò dentro con un'energia che non provava da tempo.
- Esaù cosa succede? - Matheus si era svegliato di botto - E questi chi sono?
L'uomo intanto aveva già fatto scendere la donna e l'aveva fatta adagiare sulla paglia, poi era andato a bussare alla locanda del mugnaio, era tornato quasi subito e sorrideva.
- Possiamo fermarci qui per questa notte -aveva detto alla donna.
Fuori era scesa la notte, una notte serena con tantissime stelle, una in particolare sembrava un faro puntato su quel piccolo paese in mezzo alle montagne.
- Ehi! - bisbigliò Matheus all'amico - Ma da dove vengono questi due?
- Te lo racconto domani - rispose Esaù-  adesso ho sonno. Si raggomitolò nel suo angolo e si addormentò profondamente.
Non passò molto tempo che i due amici furono svegliati da un leggero vagito, davanti a loro nella greppia, proprio dove andavano a mangiare la biada, c'era un piccolo che tremava per il freddo
- Ehi! Guarda come è piccolo, se non lo scaldiamo morirà dal freddo! - disse Matheus.
Si spostarono vicino a lui e iniziarono ad alitare il loro caldo fiato su quel piccolo, il bimbo smise di piangere e si addormentò; la donna  sorrise ai due animali e li sfiorò con una carezza. Intanto era entrata la moglie del mugnaio con una tazza di latte per la donna e una pagnotta per l'uomo.
- Se avete bisogno di qualcosa chiamatemi - aveva detto ai suoi ospiti,  e se n'era andata.
C'era sempre quella stella grande che illuminava la notte, Matheus ed Esaù non avevano più sonno, erano incantati davanti a quel frugoletto che agitava le manine e sorrideva.
Il mattino presto il mugnaio si recò nella stalla per preparare i due animali e vide moltissima gente ferma all'ingresso, non capiva cosa fosse successo:
- Cos'avete da curiosare! - borbottò - non avete mai visto un bambino appena nato? Via lasciatemi passare - ma quella gente non se ne andava, anzi ne arrivavano in continuazione. Tornò dalla moglie alquanto preoccupato:
- Non capisco, c'è tantissima gente davanti alla stalla, non riesco neppure ad entrare. Vuoi vedere che quegli allocchi pensano che il piccolo sia il famoso re che tutti aspettano da secoli e che si pensa debba nascere proprio oggi? Certo che sarebbe una bella beffa! Hanno riempito tutti gli alberghi e ogni angolo del paese per questo evento e poi scoprono che non è nato nessun re, questa notte è nato solo un figlio a due poveracci, e per di più in una stalla - e si fece una bella risata .
- Però è un bel bambino hai visto? - gli replicò la moglie.
- Sì, sì bello, bello, ma io non posso neppure andare al lavoro con tutta quella calca.
Il mugnaio non se lo spiegava ma sentiva che c'era qualcosa di particolare in quel piccolo. Tornò nella stalla e cominciò a gridare a tutta quella gente
- Via, via, il bambino deve dormire, andate al vostro lavoro - ma la donna lo guardò e gli sorrise, a quel sorriso il suo cuore si sciolse e non seppe più cosa dire. Guardò quelle persone che da diverse ore erano lì e provò un po' di compassione.
- Se qualcuno di voi vuol mangiare qualcosa mia moglie vi preparerà una focaccia.
-  io...io...io...- si levò un coro di voci.
Il mugnaio iniziò così a sfornare focacce come non ne aveva fatte in tutta la sua vita. Passarono alcuni giorni e l'andirivieni di gente non cessava, anzi aumentava in continuazione. Andavano a vedere il bimbo, gli lasciavano un piccolo dono e molti si fermavano a mangiare alla locanda; il mugnaio non aveva mai fatto così tanti affari.
- Moglie mia, approfittiamo fin tanto che c'è quel bimbo, perché quando scopriranno che è tutta una storia inventata, non verrà più  nessuno!
Nel frattempo anche Matheus ed Esaù andavano bene, potevano riposare tranquillamente perché il mugnaio, indaffarato alla locanda, non li portava nei campi.
Dopo qualche giorno la moglie vide arrivare dal fondo della strada, una carovana con un seguito di cammelli e cavalli; era la carovana di un re, anzi erano addirittura tre re; chiamò il marito:
- Presto vieni a vedere! I pastori va bene, ma i re, non è possibile, non ci posso credere! Guarda, stanno arrivando proprio qui.
Il mugnaio corse subito nella stalla per accoglierli e si profuse in mille inchini.
- Se le Signorie Vostre volessero ristorarsi alla mia locanda ne sarei onorato - e si mise ad elencare cosa avrebbe potuto preparare loro.
Matheus ed Esaù si guardarono stupiti
- Vedi caro somaro, basta essere importanti e l'uomo si inchina fino a terra.
- Hai ragione Matheus, per noi che lavoriamo solo frustate.
Il giorno dopo però doveva succedere qualcosa di imprevedibile.
Matheus si svegliò presto e vide che l'uomo stava preparando le sue poche cose e si preparava a partire.
- Esaù, svegliati, fra poco si ricomincia a lavorare, guarda gli ospiti se ne vanno.
Il povero somaro non riusciva nemmeno ad alzarsi, quel periodo di riposo lo avevano fermato del tutto. Entrò il mugnaio e portò un po' di viveri alla donna-
- Fate buon viaggio - disse loro con una certa commozione - non mi dimenticherò mai di voi. Chiunque sia il vostro bimbo, un re o un pastore, è sempre un bimbo speciale!
Poi tolse da sotto il grembiule un sacchettino di monete e le diede all'uomo:
- Vi serviranno per il viaggio.
Mentre usciva guardò Esaù sdraiato, notò che era proprio allo stremo, era talmente magro che gli si potevano contare le costole, provò un senso di tenerezza.
- Povero Esaù, sei stato un bravo somaro - gli sussurrò, poi si rivolse all'uomo:
- Se volete il mio asinello ve lo lascio volentieri, io non posso più utilizzarlo, ma a voi può servire -  diede una carezza ad Esaù lo slegò e lo consegnò all'uomo.
Matheus si avvicinò all'amico per salutarlo
- Questo bambino è proprio speciale, beato te che vai con lui - e gli diede una sfregatina sul muso.
E fu così che Esaù divenne il compagno di viaggio della piccola famiglia di Nazareth, la accompagnò a Gerusalemme, in Egitto e per molti altri viaggi ancora.
Non chiedetemi come fece Esaù a campare così tanto... forse questo è stato il primo miracolo di Gesù!!!

Una delicata poesia di Maria Maddalena Monti di Rovellasca (CO), che non manca mai di inviare i suoi auguri.
La traccia
Questo tempo d'aria trasparente
dai monti azzurri lontano
insinua pulite geometrie
fra i rami scarni della betulla.
Arresa alla luce, la forma netta
spiraglio nel mistero.

Di seguito una favola sull'abete, trovata su "Il Messaggero" di Sant'Antonio da Padova. Una rubrica simpatica, curata da Cosetta Zanotti che scrive favole da tutto il mondo. Questa proviene dall'Europa centrale.

L'ABETE, LA MELA E LA STELLA

Mancava un giorno al Natale e un piccolo abete se ne stava triste e spoglio in casa. Sui suoi rami verdi, solo una stella e una mela.
"Sono troppo disadorno! Come farò a far sorridere i bambini a Natale?"
E attaccò a singhiozzare, perdendo qualche aghetto ad ogni gemito.
"Se continua così, rischia di non arrivare a Natale!" disse la mela.
"Andiamo a cercare aiuto" rispose la stella, che prese in groppa la mela e la portò fino al paese del Cacao, dove incontrarono un orsetto e tanti altri animali di cioccolato.
"Venite con noi dall'abete di Natale?" chiese la stella.
"Ci piacerebbe tanto, ma il pirata di panforte ci fa paura" rispose l'orso.
Allora la mela si fece coraggio, rotolò fino alla casa del pirata e disse:
"Caro pirata, vieni anche tu, in pace, dall'abete di Natale con tutti gli animali!"
"Verrei volentieri - rispose il pirata - a pattop che la damigella di zucchero mi doni il suo cuore".
"Possiamo provare a convincerla" disse la stella, poi volò fino alla casetta della damigella e le disse:
"Oh, bella damigella, il pirata innamorato aspetta il tuo cuore. Unisciti a noi, è quasi Natale e l'abete ci aspetta".
"Volentieri - rispose la dama - ma per favore chiedete alle candeline di illuminarci la strada".
Allora la mela rotolò fino alle candeline e chiese loro di rischiarare la via.
"Lo faremmo volentieri - risposero le uniche due accese - ma occorre svegliare tutte le altre con una bella tromba come quella che sta sulla montagna di cristallo".
Allora la stella volò dalla tromba e la pregò di suonare.
"Lo farò - disse - solo se il campanellino d'argento mi darà la nota giusta per partire".
La mela e la stella allora scesero verso il campanellino, il quale rispose:
"Sì. Suonerò".
Allora il campanellino suonò, la tromba squillò, le candeline si accesero, la dama donò il suo cuore al pirata e infine gli animali non ebbero più paura.
Insieme raggiunsero l'abete di Natale e salirono sui suoi rami.
Il campanellino risuonò di nuovo e come d'incanto entrarono nella stanza tanti bambini che, intonando un canto, fecero un bel girotondo intorno all'abete.
"Ora sono proprio felice - disse l'albero - sarà un Natale di pace e serenità!"

Con questa favola semplice e tenera, che avrete sicuramente letto ai vostri bambini, vi lascio in serenità e pace anch'io. Buona giornata


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Rubrica Natalizia a cura di Franca Oberti
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