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Scritto Giovedì 01 gennaio 2015 alle 08:28

Rubrica natalizia: 1° gennaio 2015

Eccoci al nuovo anno... Tanti Auguri a tutti! Che sia un anno sereno, lontano dai pensieri di guerra, lontano dalla paura delle malattie, lontano dalle piccole/grandi liti coi vicini di casa, lontanissimo dai giudizi, che sono la parte peggiore che a volte esprimiamo...

Di seguito un aforisma trovato sul Calendario dell'Avvento della Val Sarentino...

"Apriamo il nostro libro. Le sue pagine sono candide ma stiamo per scriverci sopra qualcosa. Quel libro si chiama Opportunità e il suo primo capitolo è il giorno di Capodanno." (Edith Lovejoy Pierce)

Ecco gli auguri di Buon Anno di  Franco Farina, pittore in Olgiate-San Zeno, 

"In che anno siamo?"
Siamo abituati alla civiltà occidentale e diciamo alla fine del 2014.
E per la civiltà occidentale in effetti è così.
Secondo il calendario Islamico siamo nel 1436
Invece secondo l'anno ebraico, iniziato a settembre e valido per lo stato di Israele, dove contano gli anni dal giorno della presunta creazione del mond,o in base alla Bibbia,  siamo nell'anno 5775.
Secondo il calendario Cinese finisce l'anno del Cavallo il 18 Febbraio 2015 e inizia l'anno della Capra il 19 Febbraio 2015. Il capodanno cinese seguendo le fasi lunari cambia data in ogni anno.
Sono riuscito a confonderti un poco? E dunque...
"IN CHE ANNO SIAMO?"
E' particolare vedere le cose secondo i vari punti di vista vero?
Ebbene, per ciascuno di noi c'è il passato, il presente, ed il futuro, cioè il "nostro" passato, il "nostro" presente e il "nostro" futuro.
Il punto interessante è che c'è un QUI e ORA, che è il presente, ed è il momento in cui sei vivo, qui ed ora. Non esiste nessun altro momento, a meno che TU desideri crearlo.

Pertanto, ti auguro di creare un meraviglioso presente e futuro tramite la tua immaginazione e le capacità creative.
Lasciamo perdere le lamentele sul passato quello è andato.
Ci sei TU qui ed ora e c'è la creazione del tuo futuro.
Crealo come TU lo desideri, organizza e plasma il tuo tempo.
Un augurio di un buon futuro anno!!!!!!!!!
Un cordiale saluto.

Franco Farina
www.francofarina.net
 

Ancora una volta ribadisco: "come tutto è relativo!", tutto dipende sempre dai punti di vista; ma questi simpatici auguri li estendo a tutti voi che leggete questa rubrica, certa che anche a Franco Farina farà piacere e per completare, aggiungo un suo quadro dal titolo "Un ponte tra le stelle".

Ci avviciniamo a piccoli passi verso l'Epifania. Chissà se i Re Magi sono già in cammino.

L'Arcivescovo di Milano, Angelo Scola, nella sua lettera di Natale ai Bambini, dal titolo "In cammino dietro la stella", racconta con parole semplici qualcosa su questi tre Re di cui si parla da più di duemila anni, ormai.

"(...) quest'anno fisseremo lo sguardo su tre protagonisti per ora collocati un po' ai margini del presepio: i Magi che giungono da lontano. Solo nei giorni successivi al Natale arriveranno proprio davanti a Gesù. Il quarto è un protagonista che non è una persona, ma svolge il compito importantissimo di guida verso la nascita del Bambino: la Stella Cometa (...). I Magi si mettono in viaggio, affrontano grandi fatiche e pericoli, come oggi capita a molti bambini della vostra età costretti ad abbandonare la loro terra e le loro case; costretti dalla fame, dalla guerra, dalle persecuzioni ad affrontare fatiche e pericoli per mettersi in salvo. (...) come i Magi seguiamo la Stella e... mettiamoci in cammino verso Gesù."

Per i credenti e praticanti una religione cristiana, queste poche righe non sono una novità, anche se ogni anno sarebbe opportuno fare attente riflessioni, meditare sulla Nascita di Gesù, sullo scopo della Sua venuta e sugli esiti di questa Sua comparsa sulla Terra, nella materia, tra le sue creature stesse. Per chi non crede, non vuole credere, o non ha mai avuto l'opportunità di confrontarsi con una religione, può essere un'occasione per penetrare il Mistero Divino. Lascio sospeso questo pensiero, perché immagino le possibili e diverse osservazioni che susciterà, magari anche contestazioni, preciso che ogni mio scritto è opinabile e non vado oltre, ma passo ad altri argomenti.

Passato il Natale spesso riflettiamo su quello che è stato. Pensiamo ai Natali precedenti e talvolta ci diciamo che era meglio "un tempo", che il Natale "si sentiva di più"; "stavamo meglio quando stavamo peggio", eccetera... Nel Giornale di Frate Indovino, alla pagina di Giuseppe Mignani, leggo:
 

Promessa ed Evento dimenticati o perduti
Chi non ha sentore che il Natale vada perdendo i pezzi? Anche il Natale laico, quello della gente che, pur non andando in chiesa e non partecipando a novene, cerimonie, messe e preghiere, in quei giorni coglieva i sapori del sacro e, al pari dei credenti, li distillava nel vivere quotidiano, sicché ogni ora scorreva diversa, trapuntata di gesti pacati, dolci, silenziosi, buoni, natalizi.

E quel pranzo di Natale? Chi se lo ricorda? Uno straordinario appuntamento. Lì, si ravvivavano le relazioni familiari, sociali, quelle della vita lavorativa e di buon vicinato. Ci si trovava tutti. Si faceva di tutto per essere tutti a casa, intorno a quella tavola sulla quale si servivano e si consumavano i piatti natalizi. Intorno a quella mensa i gesti erano colmi di valenze umane e spirituali: la poesia di un presepio costruito tra casa, chiesa, terra e cielo. Quando poi c'era la neve? Oggi non c'è più.

Raccontarne una per dirne mille, in simpatico sorriso.

L'altro anno, la terza domenica d'Avvento, terminata la messa sul sagrato, una signora elevante va via frettolosa (donna in carriera?!?), tirandosi dietro il bambino, incrocia l'amica: "Ciao! Ti anticipo gli auguri - quest'anno a Natale andiamo via - ho bisogno di relax - voglio godermi i 35 gradi al mare, a dicembre. Non ho voglia della solita gente attorno; mia cognata poi, te la raccomando, mi vien male se solo penso a quel pranzo. Ho un regalino per te, te lo lascio dalla parrucchiera...!"

Il regalo, il dono, i doni di Natale, Isaia, Luca, credenti, genti tutte! Non è Gesù, il Bambino che nasce, il Dono di Dio agli uomini che egli ama!

Lui, il Dono, il protagonista della Festa, dov'è? E' il grande Assente.

Non pare che oggi, anche da noi, non ci sia più posto per Lui?

Anche i doni che hanno rubato il posto al Bambino, stanno perdendo valore.

Sanno troppo di fretta, di ipocrisia, di riciclo.

Dove sono i presepi scaldati dal bue e dall'asinello?

Forse sono là fuori: scaldano Gesù e quelli che come Lui, nascono e stanno fuori.
 

Amara e reale riflessione che andrebbe meditata. In effetti si è manipolata a tal punto la Festa della Nascita di Gesù, che ha praticamente perso valore anche in quanto festa pagana. Occorrerà inventare qualcosa di nuovo. Dovremo ripercorrere a rovescio ogni tappa di questi duemila anni, per vedere cosa ci siamo persi per strada... Ma chi è disposto, oggi, a mettersi in discussione?

Il brano successivo, sempre di Giuseppe Mignani, offre un appiglio di riscatto...

 

Eppure... questa data resta nel cuore di tutti

Non sono tutte perse o malate le perle del Natale, se ne possono trovare ancora di belle.

Ne trovava Jack Kerouac, il grande scrittore americano di "On the road", spiccato esponente della "beat generation". Scapestrato e trasgressivo, si fa tenerissimo quando sogna e racconta i natali e presepi della sua infanzia.

Ma restiamo sui registri di casa nostra.

L'altra sera alla "Lectio Divina" s'è un po' ricordato il "Natale di una volta". In prima fila, Carin, sedici anni, si beveva il racconto della settantenne Angelina che esternava le sue emozioni: "Nelle lunghe sere d'inverno la famiglia si raccoglieva nel tepore della stalla. Le donne a rammendare e lavorare a maglia; qualcuna filava. Gli uomini a intrecciar cesti e gerle e ad aggiustare gli attrezzi per il lavoro nei campi. A Festa ormai vicina, i nonni ripetevano i racconti della Natività. Tutti ascoltavano stupiti le sventure di Maria e Giuseppe, respinti da locande e osterie: non c'era posto per forestieri e povera gente. Dopo aver girato e girato, finalmente trovavano un posto nella stalla di alcuni pastori, fuori del paese. Passando i giorni, l'attesa si faceva più viva. Papà e bambini preparavano il presepio, con il musco, le statuine e le casette fatte dai nonni, perché pochi potevano permettersi quelle di gesso. La sera della Vigilia, si era un po' tutti ansiosi di mettere il Bambino Gesù sulla paglia del presepio, quasi sembrava che già vagisse nella mangiatoia. Arrivavano anche gli zampognari e suonavano "la pastorella". Si usciva a offrir loro un bicchiere di vino. Avevamo tutti una grande gioia nel cuore. Noi bambini potevamo star su un po' di più, perché i nonni dicevano che nella Notte Santa anche gli animali avrebbero parlato. Ma gli occhi si chiudevano e noi ci addormentavamo senza aver sentito parlare gli animali. L'indomani la grande festa; si andava alla Messa cantata percorrendo le bianche mulattiere con gli scarponi che facevano crac, crac nella neve. Gli uomini avvolti nel tabarro, portavano il cappello nero della festa. Le donne eran già andate alla messa prima. Tornati dalla chiesa, sulla stufa sbuffavano le pentole della gallina bollita, della polenta e dei ravioli preparati dalle donne il giorno prima. Dalle travi del soffitto si staccavano i sacchetti della frutta secca, messa lassù in autunno per salvarla dalle incursioni di topi e bambini. Tutti si riempivano le tasche, così che, anche nei giorni a seguire, ogni tanto si sentiva uno scrocchio per casa, nella stalla o nell'aia. La sera della festa si cenava con i bocconcini della polenta avanzata a mezzogiorno, inzuppati nel brodo di gallina. Eravamo tutti pieni di contentezza. Continuavamo a respirare il Natale, perché il giorno dopo era ancora festa, e anche perché a Santo Stefano avremmo gustato il buon risotto cucinato con il brodo della gallina di Natale."
 

Un passo indietro per riprovare quelle emozioni? Non uno, ma cento e mille e non saremmo felici lo stesso! Chi legge la felicità negli occhi dei bambini d'oggi? I tanti regali che ricevono, confondono le idee e li stancano immediatamente, creando scontentezza da subito. Poi li si vede immergersi ancora nei videogiochi, in apparecchietti elettronici sempre più piccoli che costringono gli stessi movimenti di dita e un "rinchiudersi" delle spalle a guscio... I bambini hanno bisogno di "aprire le ali", non di chiuderle! Prima dovrebbero praticare il mondo reale, quello che ruota intorno a loro, per poi essere razionali con quello virtuale. Purtroppo oggi accade il contrario, finché si può arrivare ad un punto in cui si confonde la realtà con la fantasia...
 

Ebbene, per iniziare questo nuovo anno pensiamo con OTTIMISMO! Ma chi è l'ottimista? E' quello che non è pessimista... cioè quello che vede tutto rosa e non tutto nero... le due facce della medaglia, il lato illuminato della luna...  Per scherzarci su, propongo alcuni aforismi sul pessimismo:
 

"Una vecchia domanda: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Risposta: chi se ne importa? Importa davvero se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto? La questione è se placa o non la tua sete!" (Larry Winget)
 

"Il pessimista oltre la cintura porta anche le bretelle" (S.Giordano)
 

"Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela" (Lao Tzu)
 

"E' meglio essere ottimisti e avere torto piuttosto che pessimisti e avere ragione"

(Albert Einstein)
 

"L'ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità" (Winston Churchill)
 

"La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio" (Elio Vittorini)
 

"Prima di salutarvi vorrei tanto lasciarvi un messaggio positivo. Ma non ne ho. Vanno bene lo stesso due messaggi negativi?" (Woody Allen)
 

Scegliete quello che preferite e facciamo una classifica....

Concludo questi intensi scritti con un pensierino di Gabriel Garcia Marquez
 

"La vita non è ciò che abbiamo vissuto, ma quello che ricordiamo e sappiamo raccontare"
 

Felice  Anno  Nuovo!!

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