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Scritto Lunedì 19 gennaio 2015 alle 17:34

Riforma sanitaria: una falsa partenza. Il NCD non vuole cambiamenti invece servono più medicina del territorio e tagli alle strutture quasi vuote come ce ne sono anche nel lecchese

Ambrogio Sala
La riforma della sanità targata Maroni non nasce sotto una buona stella: non è stato possibile incardinare il provvedimento perché non era rispondente al nuovo regolamento del Consiglio, entrato in vigore il primo gennaio. I rilievi non erano da poco: mancava la relazione tecnico contabile e il testo non era scritto in forma di modifica del testo unico esistente. Tutto ciò ha comportato il ritorno del progetto di legge in giunta per le modifiche e la nuova approvazione. Ma ridurre tutto quanto a un pur spettacolare infortunio tecnico non renderebbe ragione alla realtà.
Il tema decisivo, infatti, è la contrarietà palese di NCD, i cui assessori si sono astenuti, sia la prima sia la seconda volta, dal votare in giunta il provvedimento. Non solo: anche l'assessorato sarebbe molto indispettito dal modo di operare di Maroni, sia nella persona dell'assessore, il forzista Mario Mantovani, di fatto esautorato, sia dei tecnici, a partire dal direttore generale, che avrebbero lavorato ad un testo diverso vedendosi poi scavalcati. Inoltre c'è Forza Italia, che ha annunciato in settimana di avere un proprio testo di riforma, evidentemente tenuto, sinora, nel cassetto.
La situazione è talmente confuso che Maroni ha deciso di convocare un tavolo politico con le forze di maggioranza per appianare le divergenze
Quando si arriva a questi punti è difficile in tempi rapidi trovare un nuovo punto di equilibrio. Sostanzialmente tutto è bloccato e i problemi che i cittadini quotidianamente affrontano permangono.
Il N.C.D., il partito di Formigoni, sta opponendo una strenua resistenza ad ogni cambiamento perché sconvolgerebbe gli equilibri esistenti. La medicina del territorio avrebbe più spazio e sarebbe diminuita la spesa ospedaliera. Si dovrebbero "tagliare" le strutture quasi vuote. Un esempio: a Lecco c'è una clinica privata accreditata che ha un tasso di occupazione inferiore al 30%! Mentre i reparti di medicina generale dei due ospedali pubblici (Lecco 105,53 e Merate 93,10%) sono pieni, presso la clinica Mangioni il tasso di occupazione dei posti letto della stessa specialità è stato nel 2013 del 18,91%. Analogamente in chirurgia generale la Mangioni ha un tasso del 13,25% e la Talamoni del 9,21%. Al Manzoni di Lecco tale tasso è stato del 98,27%, mentre a Merate è stato del 76,50%.
Queste situazioni in un nuovo quadro organizzativo/economico non potrebbero più reggere! Ecco dove sta la resistenza degli uomini di Formigoni!
La riforma della sanità lombarda rischia di non prendere mai il largo e nemmeno in grado di arrivare alla discussione in Consiglio.
Al di là delle beghe politiche, delle indagini della magistratura sulla malasanità degli anni scorsi e delle tasse che i cittadini sostengono per mantenere un sistema inutilmente costoso, il rischio che un provvedimento di riforma che cambiava un po' le cose rischia di rimanere al palo.
Ambrogio Sala
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