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Scritto Giovedì 22 gennaio 2015 alle 11:42

L’azzeramento del modello popolare delle banche è l’ennesimo favore alla grande speculazione e un danno al tessuto socio-economico italiano

Paolo Mauri
Gentile Direttore,
mi permetto di chiederle spazio sul suo giornale per scrivere di un tema a me molto caro: la riforma delle banche popolari. Premetto che in questa sede non parlo in qualità di militante leghista membro del direttivo provinciale lecchese, ma come semplice cittadino, dipendente di un grande banca popolare. Lavoro dal 1994, quando ho iniziato con un contratto di formazione presso una banca olandese grazie alla conoscenza dell'inglese, che in quegli anni era ancora considerato elemento molto qualificante. Dopo essere stato confermato a tempo indeterminato, ho iniziato a "girare" tra banche estere. Ad oggi ho lavorato per 7 istituti finanziari diversi, 6 dei quali stranieri. Penso di aver visto e vissuto esperienze lavorative molto interessanti, che mi hanno permesso di avere un quadro abbastanza ampio e completo. Le posso dire che, dal punto di vista sociale, la realtà delle popolari ha un livello non comune a quello delle altre realtà. Le porto qualche esempio. Nella banca popolare presso cui lavoro ci sono portatori di handicap con gravi disfunzionalità, che sono stati inseriti nella nostra realtà mettendoli in condizione di poter lavorare malgrado le forti disabilità (ad esempio computer particolari per i sordomuti, ciechi, ecc.). Quando invece lavoravo presso un colosso bancario americano (poi spazzato via dalla crisi), e siamo passati da 12 a 30 dipendenti, nel momento in cui e' scattato l'obbligo di avere un portatore di handicap, e' stato dato mandato ad una società di reclutamento di cercare una persona che "non fosse visibilmente handicappata" (cito le testuali parole dell'allora responsabile). Risultato: venne assunta una ex modella bellissima con una malattia cardiaca, pertanto non visibile, e messa al centralino. Potrei poi elencare una serie di episodi deontologicamente aberranti attuati in nome del profitto, e della redditività aziendale accaduti negli anni in cui ho vissuto queste esperienze. Non rinnego nulla, tutto mi e' servito ed e' andato bene cosi. Quando nel 2009, causa crisi finanziaria, ho perso il posto dalla mattina alla sera (con buonuscita di 9 mesi), lavoravo presso un colosso francese. Era appena nato mio figlio Federico, e mia moglie Roberta, anche lei impiegata presso una banca estera, si era dimessa causa incompatibilità con gli orari di lavoro richiesti (lavorava a Milano e rientrava tra le 8 e le 9 di sera), orari non conciliabili con la volontà di crescere e veder crescere il proprio bambino. E' stato allora che ho trovato un posto presso una banca popolare. Stipendio ben diverso, ma un buon "trade off" tra qualità della vita e lavoro. In questi cinque anni ho avuto modo di prendere consapevolezza della bontà del modello popolare. Qui l'amministratore delegato passa a parlare con i dipendenti, perché sa che il voto del dipendente vale quanto quello di un fondo istituzionale. Qui una neo mamma viene messa in condizione di lavorare part time, di essere avvicinata a casa. Qui un collega che ha un dramma familiare, viene messo in condizione di seguire la propria situazione drammatica. Qui ci sono psicologi dipendenti che seguono colleghi che hanno gravi patologie. Tutto questo per ricordare il ruolo fondamentale a livello sociale che svolgono le banche popolari all'interno e all'esterno. Allo stesso modo, sul territorio, il rapporto stretto che sussiste tra la banche e le piccole aziende. Se stretta sul credito c'è stata, la colpa non e' attribuibile alle banche popolari, ma ad un sistema bancario europeo perverso che obbliga le banche a concedere finanziamenti in base al fatturato aziendale, penalizzando il nostro tessuto produttivo caratterizzato da imprese familiari, piccole e medie. Sempre relativamente al territorio penso a tutte le forme di aiuto ad associazioni, onlus ecc. del territorio. La riforma passata ieri con decreto (e' così urgente?), massacra tutta questa realtà. E ‘un favore fatto alla finanza internazionale e agli speculatori. Le banche popolari hanno un patrimonio immobiliare immenso. Qualsiasi finanziere d'assalto, se questa riforma, o meglio porcheria passerà, potrà comprarsi una banca popolare, spolpare il patrimonio immobiliare, ridurre il personale esternalizzando ad esempio i lavori di "back office" in altri paesi, prendersi il risparmi del nord (casualmente delle 10 banche popolari che diventeranno spa 8 sono al nord), e l'investimento e' fatto. Una bella OPA o un bel maxi dividendo, ed una realtà territoriale solida viene spazzata via. I costi sociali li pagherà come al solito pantalone. Concludo ricordando a tutti che durante la crisi finanziaria del 2008 le banche popolari hanno retto, e che le stesse hanno superato i recenti stress test della BCE. Faccio mie le parole del più autorevole Prof. Masciandaro, docente alla bocconi che in una intervista di ieri a Radio 24 ha detto: "non c'è alcuna evidenza empirica che il modello banca popolare e' meno efficiente di una banca spa.... Questa e' un'operazione dirigistica. Chiunque sa che quando investe in una popolare e' diverso che investire in una spa.... Questo modello e' in Italia, Francia, Germania, Canada... Le grandi spa contendibili non hanno fatto una grande figura durante la crisi finanziaria, erano quelle coi coefficienti di capitale più alto e poi sono saltate".
Il modello "anglosassone" che permette ad una banca di essere al contempo banca d'affari e banca di tipo commerciale e' fallito. Nessuno al mondo ha voluto modificare questo modello. Nemmeno in America e' stato ripristinato il "Glass-Steagal Act", che obbligava la separazione tra banca d'affari e banca tradizionale (abrogato poi da Clinton su pressione delle lobby finanziarie), la cui cancellazione sta alla base del disastro finanziario del 2007. Di tutto questo Renzi non parla. Mi viene da dire "ovviamente", visto che quando tra i tuoi sostenitori c'è un grande fondo di investimenti, forse certe cose ti vengono "suggerite" e altre invece vengono "omesse". Spero in un sussulto di qualche deputato del PD o dell'NCD, che sostengono questo governo. Ma temo che ormai, come tutto ciò che accade, in nome di una certa stabilità non meglio definita, si allineeranno tutti al grande capo. Dopo aver perso l'industria, perderemo anche la parte sana della finanza. Stanno uccidendo il nostro futuro e quello dei nostri figli, lo dico non con polemica ma con immensa tristezza.
La ringrazio per lo spazio concessomi.
Paolo Mauri
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