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Scritto Mercoledì 04 febbraio 2015 alle 19:04

Lecco: adolescenti vittime ma anche ''cattivi ragazzi'' sul web. Nuovo volume sul cyberbullismo per il t.colonnello della Guardia di Finanza Mario Leone Piccinni

Il t.colonnello della Guardia di Finanza di Lecco Mario Leone Piccinni
L’ultimo caso è quello di una ragazzina. Una sua alunna: ha abbandonato gli studi non potendo più sopportare di essere indicata dai compagni di scuola come “quella” dello scatto osé inviato al fidanzatino e diventato virale tra le mura dell’Istituto. Vittima insomma di quella pratica – diffusa tra i giovani d’oggi – di scambiarsi immagini “spinte” di sé. Sexting, per dirla con un neologismo. Prove d’amore a luci rosse di cui si perde poi completamente il controllo: foto destinate a una persona, rischiano di essere messe in circolo, un passaggio dopo l’altro, inarrestabili. E, se nel panorama “infinito” e assolutamente “variegato” del web continuano tutto sommato ad essere un nulla, in mondi ristretti come lo è appunto la scuola o la cerchia delle amicizie hanno effetti devastanti, passando messaggio dopo messaggio, tra le mani – e sulla bocca – di tutti.
C’è poi la storia della figlia 12enne della signora che gli ha chiesto aiuto: dopo essersi registrata – senza mentire sulla propria “tenera” età –  su una nota chat utilizzata sugli smartphone dagli adolescenti è stata contatta da un altro utente che, messaggino dopo messaggino, è riuscito a “catturarla”, a plagiarla. Le confessa di aver mentito inizialmente: non è un suo coetaneo ma un 30enne. Eppure il vincolo psicologico ormai è talmente solido che la minore non riesce più a fare a meno di lui, del contatto – fortunatamente solo virtuale – con quell’uomo dalle intenzioni non certo “pulite”. Grooming, direbbero gli esperti parlando di “tecnica particolare in cui l’adulto potenziale abusante “cura” la potenziale vittima, inducendola gradualmente a superare le sue resistenze mediante tecniche di manipolazione psicologica”.
Sono solo due dei tanti esempi che il t. colonello  Mario Leone Piccinni – dallo scorso 24 settembre a capo del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Lecco ma anche docente di diritto dell’informatica presso l’Accademia delle Fiamme Gialle, l’Istituto Tecnico Aereonautico-Liceo Scientifico “Locatelli” di Bergamo, la “Scuola di formazione e aggiornamento del Corpo di Polizia Penitenziaria” di Monastir e presso la prestigiosa Professional Academy, società operante on line nella formazione specialistica di manager, dirigenti, professionisti e docenti – potrebbe fare per portare “nella vita reale”, nella quotidianità insomma, i temi trattati nel suo nuovo libro – l’ottavo – pronto per essere dato alle stampe e incentrato sulle derive giuridiche legate all’uso scorretto della tecnologia dal titolo “Social network, cyberbullismo e faide virtuali”, in uscita a marzo edito ed in vendita sul sito web della casa editrice San Marco di Bergamo (www.editricesanmarco.com).
Il libro di prossima uscita.
Sotto l'ultimo volume dato alle stampe dell'ufficiale

Un tema particolarmente caro all’ufficiale che, con quattro laurea “in tasca” e diverse esperienze al comando di importanti reparti in aree del territorio nazionale connotate da un’elevata densità delinquenziale, ha maturato una profonda esperienza nel campo delle investigazioni di polizia giudiziaria, nella lotta alla criminalità ma anche nei computer crimes.
Un tema che vede gli adolescenti nei panni delle vittime ma, troppo spesso, anche in quelli di artefici di reati.
“Nonostante un’innata propensione ed autonomia nell’utilizzo di software e device tecnologici, i ragazzi della generazione web non sono in possesso di un altrettanto necessaria consapevolezza delle regole che sottendono ad un uso corretto e consapevole di detti strumenti e soprattutto tendono a non cogliere le implicazioni dei loro modi di agire da un punto di vista legale e giuridico” scrive infatti il t. col. Piccinni nel suo manuale di educazione civica digitale “Generazione Web e mondi virtuali”, settima fatica editoriale e “preambolo” del volume in uscita, con un’intera sezione dedicata proprio ai ragazzi e al loro approccio ad internet con tanto di prefazione a cura – tra gli altri – anche del cantante Francesco Renga e del cestista Danilo Gallinari, vero idolo di coloro i quali seguono l’Nba che “annota”: “i giovani non escono più in strada, non praticano sport e sempre più raramente vanno a casa degli amici a giocare ma preferiscono, troppo spesso, trascorrere il proprio tempo libero di fronte allo schermo di un pc, navigando di sito in sito, informandosi, giocando e conoscendo persone on-line…”.
Diffamazione e furto d’identità i reati commessi, quasi senza accorgersene - eppure di veri e propri reati si tratta - dai baby internauti convinti di essere coperti dall’anonimato, di poter fare qualsiasi cosa in Rete “tanto nessuno mi troverà mai”. Tutto è in realtà tracciato – ribatte invece, tra le pagine dei suoi libri dedicati all’argomento – il finanziere, con all’attivo anche collaborazioni con le cattedre di “informatica giuridica” delle Università degli Studi di Milano Bicocca, Cagliari e Bergamo. I dati vengono infatti conservati dai provider obbligati a fornirli alle forze di polizia che ne fanno richiesta. E diventano poi il “terreno di battaglia” quando si arriva alla deriva giuridica a seguito delle denunce sporte sempre più spesso dai genitori venuti a conoscenza delle “marachelle virtuali” che hanno come vittime i loro figli e come “carnefici” coetanei che hanno oltrepassato la sottile linea che divide lo scherzo dal reato. Un altro esempio in questo senso? Utilizzare il trucchetto del “prefisso” #31# per rendere anonime le chiamate in realtà non nasconde il numero di chi fa partire le telefonata dai tabulati telefonici, numero che tra l’altro può essere “scoperto” anche dalla vittima semplicemente scaricando sul proprio cellulare Whooming, un’applicazione gratuita e liberamente scaricabile da internet che tramite mail fornisce gratuitamente all’utente i dati di chi l’ha cercato. Usare #31# per bombardare un soggetto non solleva quindi dal rischio di finire nei guai per… stalking (art. 612 bis).
Ma in questo panorama gli adulti che ruolo giovano nella tutela dei più giovani dagli innumerevoli rischi della navigazione e quindi da eventuali contenuti in grado di lederne il benessere psico-fisico e morale?
“È giusto che i ragazzi dell’e-generation abbiano la possibilità di utilizzare gli strumenti tipici della propria cultura e della propria epoca, compito di genitori ed educatori è quello di seguirli ed istruirli in un uso corretto e consapevole, dando spazio alla necessaria opera di dialogo ed ascolto dei più giovani. Proibire l’utilizzo di internet o fare terrorismo psicologico sui minori, non è certamente la soluzione idonea, significherebbe negarsi ai cambiamenti generazionali in corso e non assolvere in modo corretto all’obbligo educativo proprio dei genitori e degli insegnanti” la risposta che arriva dal libro – edito da Editrice San Marco così come il prossimo in arrivo che sarà arricchito da contributi di don Mazzi, Moreno Morello, Nadia Toffa delle Iene, un esperto internazionale di investigazioni e un noto avvocato – in cui il ten. col. Piccinni indica anche delle linee di comportamento. “La strada da perseguire è senza dubbio quella del dialogo con i propri ragazzi, al fine di essere in grado di poter cogliere eventuali segni di malessere, facendosi spiegare da essi stessi in quale modo stanno utilizzando il cellulare o il computer, ma soprattutto illustrando loro come utilizzare eventuali strumenti e funzioni di sicurezza. I fatti testimoniano però, come le tecnologie e la rete soprattutto, abbiano accresciuto le distanze anagrafiche, creando di fatto una zona franca, ove aumentano le problematicità legate alla comunicazione tra le diverse generazioni ed all’interno della quale gli adulti, pur essendo in possesso di password e chiavi di ingresso, non hanno cognizione di come accedere. Tocca agli adulti abbattere questa nuova barriera tra generazioni, evitando che essa diventi irrimediabilmente uno sbarramento insormontabile, difficile da padroneggiare anche a causa di un linguaggio non usuale per generazioni antecedenti rispetto a quelle attuali. La priorità – viene evidenziato -  è quella di evitare che gli adolescenti continuino a creare sul web una second family ed una vita concomitante rispetto a quella del mondo reale, mentre gli adulti si ostinano nel concepire il web come qualcosa rispetto alla quale avvertono disagio ed incontrano difficoltà.  In definitiva – dunque, secondo l’esperto - il coinvolgimento dei genitori nella vita digitale dei propri figli resta un aspetto di particolare importanza, rimane difatti esclusivo compito degli adulti: salvaguardare i più piccoli e fare in modo che essi acquisiscano le necessarie nozioni su come comportarsi ed eventualmente reagire rispetto a ciò in cui potrebbero imbattersi sul web”.
A.M.
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