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Scritto Domenica 22 febbraio 2015 alle 20:37

E' dalla Grecia che dobbiamo e possiamo ripartire

Germano Bosisio
Mentre scrivo non so ancora che soluzione potrà avere quello che viene definito  il "Problema Greco".
Sono momenti convulsi che possono preludere a due ipotesi di soluzione opposte, anche se si parla di mediazione possibile.
Nonostante vari tentativi di camuffamento, grondanti di artificiosa complessità, "apparecchiati" da gran parte del mondo mediatico per l'opinione pubblica, la questione può essere, non solo a mio parere, ridotta in termini molto semplici e comprensibili a tutti.
Se passasse la linea degli attuali Organismi Europei e Sovranazionali ( di cui alcuni privi di diretta legittimazione democratica ) saremmo di fronte ad un caso palese d' INGIUSTIZIA, d' IPOCRISIA e di PREPOTENZA" istituzionalizzata" !
Ecco perché "la Questione Greca" riguarda tutti ed ognuno di noi.
Al centro di tutto, unico e vero indicatore di civiltà in tutto questo baillame di cifre e strategie, deve esserci la difesa degli interessi collettivi, soprattutto dei più deboli.
La ragione prima ed ultima delle leggi, anche quelle economiche, è l'Uomo non l'ossequio ad un sistema che protegge e legittima le ragioni dei più forti.
Non ci si può mascherare dietro presunti esigibili diritti (di pochi, fatti passare come interessi di molti) per sacrificare i ceti più deboli di intere popolazioni. Non siamo più nel Medioevo dove gli interessi di pochi "privilegiati" feudatari venivano spacciati per interesse comune.
Bisogna emanciparsi dalla suggestione collettiva, seminata ad arte, che accomuna l'idea di un'insolvenza debitoria di uno stato a quella di una famiglia che non onora i propri impegni, giocando volutamente sul comune senso di responsabilità e correttezza.
Ma il debito greco non è un debito familiare e non è nemmeno assimilabile ad esso.
E' un debito viziato da elementi ben differenti  quali l'azione speculativa dei  mercati finanziari, passate acquiescenze di alcuni poteri con compiti di vigilanza, lo sconsiderato agire di governi e di "classi dirigenti" e non certo prodotto dai ceti più deboli della popolazione.
Quest'ultimi, se gli Organismi Europei e Sovranazionali procedessero nella direzione pervicacemente ed arrogantemente da loro da tempo intrapresa, finirebbero per esser gli unici a pagare (2 volte) gli effetti di sprechi e corruzione prodotti dalle loro "classi dirigenti", peraltro non rielette e "protette" fino a poco tempo fa  dalle stesse forze economiche e politiche che adesso invocano il rispetto degli impegni da essi assunti.
Il sistema di responsabilità in solido vale solo per i più deboli ?
E' come se chiedessero ad ognuno di noi di pagare i costi della corruzione di alcuni nostri rappresentanti che avessero già, con le loro azioni criminose, sottratto risorse a tutti noi. E magari quegli stessi rappresentanti poi, con artifici vari, continuassero a gestire affari con il sistema finanziario.
E' come ad esempio sempre avvenuto anche per giustificare le guerre : si tende sempre a connotarle di valenze etiche e d'interesse collettivo mentre praticamente sempre sono mosse da interessi economici di pochi . E tanta povera gente ha finito per esser carne da macello.
Ma in tutto questo, che va ben oltre la questione del Paese che è stato culla di una delle civiltà più alte per l'Umanità, non si può non ravvedere una profonda crisi di un sistema che ha capovolto ormai i termini della convivenza subordinando nei fatti  l'Uomo al Mercato ed alle sue leggi e ponendo nella Finanza l'idolo supremo.  
L'economia non sembra più essere al servizio dell'Uomo ma è l'Uomo che è ridotto a mero strumento e variabile di essa.
Ed abbiamo dovuto aspettare le denunce di un Papa venuto dalle "periferie", nel pieno solco del Vangelo e della Dottrina sociale della Chiesa, peraltro in passato in parte compromessa con questi poteri, per comprendere la gravità di questa situazione planetaria ed antropologica.
Dalla sua esortazione "Evangelii gaudium" : " Finché non si risolveranno radicalmente il problemi dei poveri, rinunciando all'autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali  della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo ed in definitiva nessun problema. L'inequità è la radice dei mali sociali " ; "Non è più tollerabile un sistema dove non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada ( ce ne sono tanti oggi in Grecia  che vivono così ), mentre lo sia il ribasso di 2 punti in borsa".
E' inconfutabile che generando nuova povertà si acuisce l'inequità, altro che ridurla !
Nessun teoria economica spacciata come equa può assumere come determinanti i valore di bilancio disgiunti da quelli sociali : le "ricadute" umane e sociali devono essere il vero faro di ogni effettiva ricetta economica.  Il contrario è puro abominio !
Non si può calpestare la dignità di intere popolazioni ( e spesso lasciar addirittura morire, gran parte di esse) solo per rispettare un bilancio od un contratto, peraltro spesso ottenuto in modo "coatto" !
Non si può ad esempio pretendere il rispetto dei patti se per primi interi Stati adottano sistemi fiscali che  invece di distribuire in modo più equo le ricchezze prodotte, nei fatti, finiscono col "premiare" i più "grandi" e "soffocano" i più "piccoli".
Come  non si può considerare al servizio dell'Uomo e di una miglior giustizia sociale un sistema che favorisca e privilegi, anche con legislazioni atte a tal scopo, la speculazione finanziarie rispetto agli investimenti nel mondo del Lavoro.
E' lo stesso sistema che poi scarica tutti gli effetti negativi di questa nefasta impostazione sui ceti tradizionalmente più deboli, ma anche su sempre più larghi strati di operatori di piccole attività autonome, come in particolare su giovani, disoccupati  ecc. ecc. : una ormai sempre più grande fascia di persone a cui la vita viene  realmente resa sempre più precaria.
E si insiste ancora a proporre, anzi a pretendere il rispetto di ricette economiche che si sono dimostrate ampiamente fallimentari , indici economici inconfutabili alla mano.
E' tempo che aumenti la diffusa consapevolezza di tutto ciò e che sempre più persone non si lascino turlupinare da un sistema  che anestetizza le coscienze.
Una cosa è certa : se non sapremo opporci a questo insaziabile sistema indicando anche nuovi  ed alternativi modelli di sviluppo più umani, nuove ricette economico/sociali  più giuste ed ecocompatibili ( ce ne sono .. ad esempio il percorso indicato dagli stessi Greci ma anche da altri, perlomeno da attentamente approfondire ...) ci autocondanneremo ad un mondo sempre più iniquo ed ingovernabile.
Ecco perché la "Questione Greca" rappresenta un vero e proprio banco di prova !
Ecco perché ci riguarda tutti !
Ecco perché non li si deve lasciar soli!
Germano Bosisio
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