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Scritto Lunedì 09 marzo 2015 alle 21:42

Ospedali: basta con il Commissario serve il direttore generale anche in vista della futura perimetrazione di AIS e ASSL. Ma la politica locale nelle mani dei soli incapaci è ormai a pezzi

Giuseppina Panizzoli
Il balzo in avanti dell'Unione Sindacale di base (USB) e l'eccezionale numero di preferenze assegnate a Francesco Scorzelli, responsabile infermieristico del pronto soccorso di Merate, variabile indipendente, per non dire "impazzita", del sistema sanitario lecchese sempre più ingessato, burocratico e lontano dal paziente, sono segnali del clima deteriorato che si respira in azienda. Qui non si tratta di discutere del valore o meno di Giuseppina Panizzoli. Il Commissario è un funzionario regionale, si ritiene "scuola Senese", il braccio destro dell'ex presidente Formigoni, applica alla lettera regolamenti e direttive regionali; non conosce la mediazione che indispensabilmente va operata lavorando nella sanità e non nello sport e tempo libero. Puoi tagliare un contributo a una manifestazione sportiva ma non un incarico grazie al quale viene assicurato un servizio al paziente. La dottoressa Panizzoli sarà certamente l'unico top manager della sanità a restare dentro ai costi assegnati in sede di budget, mentre tutti gli altri qualche milione dal fondo di riserva lo hanno sempre attinto e continuano a farlo; ma ciò oltre ad essere un'anomalia gestionale, minaccia di creare un danno perché nelle more della riforma sanitaria lombarda c'è il rischio concreto che la spesa 2015 sarà quella "storicizzata". E da lì si partirà per i budget degli anni a venire nell'ambito delle nuove Aziende Integrate della Salute (AIS). La questione centrale, a nostro parere, dunque non è Panizzoli si Panizzoli no; certo la dirigente non ne ha azzeccata una nel scegliersi i consiglieri, ma questa è una nostra opinione; diversamente avrebbe avuto un percorso assai meno accidentato e soprattutto, tornando a Milano, avrebbe lasciato un buon ricordo. Così invece il risentimento contro i suoi continui e dissennati tagli, oltre a favorire le sigle di base e l'antagonista per eccellenza, Scorzelli, cresce dentro e fuori gli ospedali. La questione centrale è che non si può lasciare un'azienda ospedaliera nelle mani di un commissario per un tempo così lungo. A Merate ci sono reparti e nuovi servizi da avviare (Pneumologia, Riabilitazione), investimenti da programmare, primari da nominare, medici e infermieri da assumere per coprire i buchi nella pianta organica. Un commissario non andrà mai in Regione a battagliare, un direttore generale sì. E la nostra azienda un direttore generale ce l'ha, è Mauro Lovisari ora nella piena condizione di essere reintegrato nel suo ruolo. Non si capisce perché ciò non accada. Ma non c'è nulla di cui sorprendersi: l'istituto tumori di Milano, un Irccs di prima grandezza è senza direttore generale, amministrativo e sanitario da una settimana, eppure l'assessorato ha avuto due mesi di tempo per scegliere il sostituto di Gerolamo Corno. Evidentemente è in corso la consueta guerra di poltrone tra Lega, Ncd e Forza Italia. L'ipotesi più accreditata è che arrivi Gaetano Cosenza dall'Asl 3 di Torino, uomo, dicono, vicinissimo a Silvio Berlusconi, diversamente dal presidente della Fondazione che viene dato in quota Lega. Ma se arriva un manager da Torino non si libera un posto in Asl e Ao lombarde, per cui si fatica a trovare la collocazione a Lovisari se non nell'azienda di cui è tuttora direttore generale. La decisione urge. E non solo per le ragioni dette sopra. E' in atto anche un confronto sotterraneo per le perimetrazioni delle nuove AIS e le nuove ASSL, le Agenzie socio-sanitarie locali che deve vedere protagonista la politica lecchese, al contrario del tutto assente. Le ipotesi più accreditate sono due: Lecco con Como, col Sant'Anna come ospedale hub e Como con Varese, con il Macchi come ospedale hub. In entrambi i casi il futuro di Merate è molto più legato a Monza con il San Gerardo, sede universitaria e ospedale di riferimento nazionale e le strutture per acuti di Vimercate e Desio. Il Manzoni, nel caso di una perimetrazione Como-Varese seguirebbe il Mandic nella AIS monzese come ospedale per acuti sul livello di Vimercate e Merate. Inimmaginabile invece l'ipotesi prospettata da una corrente politica lecchese, cui non sono estranei personaggi molto vicini alla dottoressa Panizzoli, di un asse della 36, con Merate, Lecco, Giussano e Carate dove nessuno di questi presidi può davvero vantare numeri molto elevati di "eccellenza" e "casistica". In tutto questo sommovimento, dicevamo, la politica locale è del tutto assente, non ci sono più leader, il centrosinistra continua a essere nelle mani dei soliti quattro di Valmadrera e il centrodestra non riesce neppure a scegliere il candidato sindaco di Lecco. La Lega sbanda vistosamente. Il suo Segretario provinciale interviene su tematiche nazionali ma su questi temi ancora non è dato sapere come la pensa. Non sappiamo se e che cosa stia facendo per ottenere il reintegro di Lovisari né quale AIS immagina per il Manzoni e il Mandic. Eppure in regione la Lega Nord conta. Non si può alzare un po' la voce per questa indecisione che minaccia di provocare gravi guasti al nostro sistema sanitario?
Claudio Brambilla
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