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Scritto Domenica 15 marzo 2015 alle 18:08

Acqua pubblica: ripartire dal referendum del 2011, dallo spirito di servizio degli amministratori locali e dalla sentenza della Corte dei Conti (terza e ultima parte)

Proseguo la riflessione sul tema dell'interazione fra il piano politico, economico e morale sull'operare degli amministratori evidenziando le responsabilità di natura morale che ha una importanza notevole perché serve come orientamento nella soluzioni dei problemi posti dai primi due. L'uno e l'altro piano(politico ed economico) presumono la necessità degli amministratori a contribuire nella  proficua opera di chiarimento e di studio, far comprendere le conseguenze per una scelta, anticipando atteggiamenti d'indifferenza o d'inerzia che merita il nome  di "rappresentanza agnostica"  per l'eventuale ingiustificato disinteresse verso la discussione approfondita rispetto alla questione dell'affidamento dell'acqua in provincia di Lecco. Tutto questo è un dovere morale per l'amministratore, perché sono le persone scelte a far eseguire le determinazioni dei cittadini, per il doveroso rispetto e continuo nel tempo del mandato ricevuto dai cittadini, impegno riposto nella sua coscienza morale  per  arrivare, nel caso dell'acqua, ai fini stabiliti dal referendum il quale dice che l'acqua non può essere inquadrata in un solo discorso economico.   INTERAZIONE SUL PIANO MORALE

In occasione dei dibattiti su scala nazionale nel pre e dopo referendum e nei monitoraggi recenti  da parte di società di ricerca di opinioni degli italiani è emerso ed emerge tutt'ora che la maggioranza dei cittadini  è concorde nell'affermare che l'acqua non è una merce qualsiasi ed è giusto che sia gestita dal pubblico.  In sostanza molti amministratori e cittadini dicono e hanno compreso che:  una gestione privata si comporta in modo da" soddisfare" l'azionista di riferimento; obiettivo massimizzare l'utile privato, mentre il manager pubblico  nella gestione pubblica deve rispondere dei suoi risultati operativi alla cittadinanza, è il suo azionista di riferimento, anche questa ha un suo utile nella missione ultima, ma è collettivo e di altra natura (partecipazione, investimenti, riduzioni tariffarie, rispetto ambiente). Da queste semplici considerazioni l'affidamento a un privato non solo non è consigliabile ma è da evitare. I cittadini hanno fatto sentire la propria voce e si aspettano che il volere dei votanti (95% ha detto si) non sia calpestato da altri interessi (è già capitato in altre consultazioni referendarie) e che questi continui richiami servono anche ad allargare lo spazio di persuasione e democrazia e far si che le richieste popolari possano trovare attuazione nella vita di tutti i giorni. Sono gli amministratori che devono dare corso queste sollecitazioni popolari.

Economisti di alto valore intellettuale hanno sempre discusso e tuttora discutono sull'opportunità di mantenere dei monopoli per quei servizi che per qualche motivo sia preferibile gestito dal pubblico, (telefonia, autostrade  ecc. ) per gli investimenti ingenti necessari in quanto nessun privato ha la convenienza a realizzarli  per connettere e manutenere località lontane dai centri abitati a meno di garantire  alte rendite monopoliste. Esistono, inoltre, secondo questi, dei monopoli naturali ,cioè delle attività talmente strategiche, importanti,  essenziali che lo Stato non può  delegare a nessun privato come la gestione della sanità, scuola, e si cita sempre come esempio, il più importante e primario monopolio naturale che esiste al quale nessun comunità o Stato  dovrebbe rinunciare: la gestione dell'acqua.

Senza entrare troppo approfonditamente sull'argomento tariffe provo a stimolare la fantasia con un paio di domande:  cosa sarebbe successo senza l'esito del  referendum votato in massa dai cittadini? Quale sarebbe stato l'ammontare dei profitti a carico dei cittadini e in termini di aumento delle tariffe ? Difficile da stabilire per i profitti, la normativa precedente  stabiliva la remunerazione del capitale investito fissato per Legge al tasso del 7% che poteva, poi, alla fine essere molto superiore. Un dato sicuro invece sono gli aumenti delle tariffe per il sistema idrico stabiliti dall'autority  per il 2014 e 2015, per favorire gli investimenti. Con il nuovo sistema omogeneo per tutta Italia il rincaro è stabilito in un aumento medio del 3,9% nel 2014 e del 4,8%nel 2015. Ci sono  stime di  associazione dei consumatori; per famiglia 130 euro in più medi, complessivamente per gli investimenti il rincaro a livello nazionale c'è chi dice dovrebbe essere circa cinque miliardi di euro, se ci fossero conteggiati anche i profitti, eliminati dal referendum,  un numero più o meno dalle parti di 10/11 miliardi di euro sui medesimi anni e per sempre. Probabilmente il referendum ha evitato una crescita esponenziale delle bollette.  

Quindi: l'esito del referendum ha impedito che il principale monopolio naturale, attraverso la  gestione idrica privata venisse utilizzato per strutturare giuridicamente un monopolio naturale a fini  di profitto.  Si rischiava di consegnare un monopolio naturale che più di così non si potrebbe, a beneficio di richieste di profitto esclusivo di privati, assicurandosi con la sua gestione, mezzo sicuro di rendita,  guadagni fissi  e per legge a carico degli utenti. Facendo un paragone, magari ardito, è come se fosse concesso a un privato il potere sovrano di emettere moneta ( il profitto assicurato per Legge senza rischi) , oppure, ad oggi, alla pari del potere concesso alla BCE o B.d'Italia di emettere  moneta.  Deduzioni logiche e nello stesso tempo provocazione per chi voglia riflettere sugli interessi in gioco, che non tengono conto degli interessi popolari  e anche solo esempio di rappresentazione, non solo simbolica, su cosa può capitare ai servizi pubblici passati interamente ai privati in termini di aumenti dei prezzi e di accesso democratico al servizio. Interpretazione forse forzata ma utile a tutti noi per non farci delle  illusioni se il senso morale non prevarrà e se i nostri amministratori non riusciranno a sottrarla alla gestione privata eliminando una potenziale pericolosa situazione di privilegio economico. La forte remunerazione del capitale è preferibile lasciarla allo spirito d'iniziativa per chi si assume il rischio d'impresa in modo che la propensione alla gara, del capitale privato,  fiorisca  su settori diversi dai monopoli naturali, sviluppando vere iniziative d'impresa di produzione di ricchezza e di occupazione per il nostro Paese. Tutto questo può essere parte di una contesa fra chi crede nel sistema paese e quindi per l'acqua pubblica(prezzi bassi, investimenti veri e controllo dei cittadini) e chi invece non ci crede e quindi tifa per la gestione privata al riparo dai rischi di fallimento d'impresa o peggio ancora non mette nel conto i rischi di colonizzazione straniera o svendita di un bene pubblico strategico.

Per dare una giusta valutazione del successo referendario e della sua centralità nell'interesse dell'opinione pubblica e del dibattito politico, anche se un po' trascurato dai mass media al momento del referendum, e dopo, c'è da sottolineare la mobilitazione e l'interesse popolare mai mancato, anzi sta raggiungendo livelli di intesse sempre più alti. Ed il motivo potrebbe ricercarsi  dal fatto che il referendum è stato promosso non dai partiti ma da un numero elevato di  movimenti, associazioni di consumatori, comitati civici, associazioni cattoliche, parrocchie, CGIL funzione pubblica, ecc. e dalla continua opera di informazione dei comitati promotori.  Questa mobilitazione(2011) avvenuta in tempi di disaffezione della politica da il  segnale di un interesse popolare fondato sul sentimento profondo di paura dei  cittadini di perdere un bene prezioso rifiutando i precetti economici del neoliberismo ed un modello culturale dove i cittadini hanno continuamente perso. Questo risveglio è un avvenimento che non può essere considerato isolato,   oggi  nei documenti  della predicazione del  Vangelo di Papa Francesco ( eletto Papa nel 2013) ci sono attenzioni del tipo" La terra è data a tutti, non solamente ai ricchi" chiara presa di posizione di una gestione umanitaria delle risorse naturali del mondo. Concatenazione degli eventi (2011 referendum, 2013 elezione di Papa Francesco  e continua attenzione popolare) porterà a delle conseguenze, se non nell'immediato, in grado di cambiare la società e la visione dei beni comuni. L'inizio del  XXI  secolo aveva suscitato grandi speranze, ma nel giro di poco tempo andate deluse, mai un vero conflitto sulle idee, proposte tutte  uguali, l'Europa non procurava  segni di fiducia nei cittadini, il mondo si ritrovava a girare su una strada  ben lontana dagli  interessi  popolari ,non c'era dibattito sul destino comune se non quello preordinato dalla propaganda degli interessi economici, le persone senza riferimenti sicuri  si concentrano e sono affascinati da tutto quello che viene presentato dal circuito mediatico. Sembrava che il mondo si fosse fermato. C'era il vuoto, solo un ricordo i movimenti culturali e gli interessi sociali di anni prima. Al contrario oggi è sempre più vivo l'interesse dei cittadini sulle scelte del referendum, sente il peggioramento della crisi, che rimpicciolisce diritti e redditi, l'acqua e i beni comuni sono capisaldi di una difesa per ampliare la democrazia. Gli amministratori hanno la possibilità di dare gambe a questo risveglio, di fare  una scelta preferenziale verso i cittadini, di dettare le disposizioni, normare diritti come ad esempio i 50 litri di acqua gratuiti per persona stabiliti dall'OMS (minimo vitale per l'ONU) e trovare il modo di inserirli nel conto economico, fare dei calcoli puramente economici , proporli e magari scontrandosi, che poi sarebbe la normalità. Non è una novità, non è una rivoluzione, nella nostra storia l'acqua pubblica è stata sempre oggetto di attenzione pubblica. Nell'attesa che gli amministratori lecchesi, partecipi e interessati, producano delle analisi, rendendole note, di conservarle come posizioni politiche ufficiali  per le future amministrazioni e generazioni, come anche i  concetti e le idee  manifestati all'opinione pubblica, in modo da consentire un dibattito tra amministratori ed amministrati. Nel frattempo alcuni amministratori più attrezzati possono rivedere, per maggior comprensione e per non ripetere gli stessi errori,  il processo di scelta del gestore andato a vuoto, come ha avuto origine, i risultati rilevati nella sua analisi  dalla Corte dei Conti Lombardia  non sono stati brillantissimi. La mobilitazione degli amministratori sul tema acqua dovrà raggiungere livelli di intensità forzatamente paragonabili a quelli popolari perché non può esserci contraddizione tra loro e non ci può essere crisi nelle procedure della democrazia rappresentativa. Si nota, alcune volte, come le discussioni siano declinate ed orientate verso conoscenze giuridiche, ed economiche, attorno a concetti come "controllo analogo" e "mercato"  e non si parla di ecosistema, di gestione ecologica dell'acqua ,di consumi civili e agricoli e di tutela del suolo. Non sono cose da far passare in secondo piano, come anche i concetti giuridici vanno approfonditi. Riporto con copia incolla parte della sentenza TAR FRIULI VENEZIA GIULIA,SEZ.I DEL 4.12.2014 la quale recita: in ragione del c.d. controllo analogo, si richiede non solo la necessaria partecipazione pubblica totalitaria (posto che la partecipazione, pur minoritaria, di un'impresa privata al capitale di una società, alla quale partecipi anche l'Amministrazione aggiudicatrice, esclude in ogni caso che tale amministrazione possa esercitare sulla medesima un controllo analogo a quello che essa svolge sui propri servizi) ma anche la presenza di strumenti di controllo da parte dell'ente più incisivi rispetto a quelli previsti dal diritto civile. Inoltre non deve essere statutariamente consentito che una quota del capitale sociale, anche minoritaria, possa essere alienata a soggetti privati; il consiglio di amministrazione della società deve essere privo di rilevanti poteri gestionali; all'ente pubblico controllante deve essere consentito l'esercizio di poteri maggiori rispetto a quelli che il diritto societario riconosce normalmente alla maggioranza sociale;  inoltre " l'ente in house non può ritenersi terzo rispetto all'Amministrazione controllante, ma deve considerarsi come uno dei servizi propri dell'Amministrazione stessa."

Quindi  tutto si gioca nell'ambito dello strumento per esercitare il controllo da parte degli azionisti (amministratori pubblici delegati dai cittadini). E nel nostro caso il controllo viene esercitato dall'Assemblea dei Sindaci, delegati dai Consigli Comunali, i quali sono i luoghi deputati e sovrani all'approvazione o bocciatura di tutte le normative che riguardano società pubbliche. E il controllo su cosa ? non può essere che investimenti, budget, piano industriale ecc. Ne consegue che qualunque socio delegato, Consigliere Comunale o Sindaco  può chiedere informazioni o documentazione per verificare che gli indirizzi approvati vengano attuati. O per poter studiare le carte per future deliberazioni, perché tutto passa per i Consigli Comunali. Non me ne intendo molto quindi userò la famosa frase di Papa Wojtyla  "SE  MI SBAGLIO VOI MI CORRIGERETE" .

Tali procedimenti informativi garantiranno che le procedure siano rispettate per attuare un riassetto così importante, che riguarda il patrimonio civico. Occorre, alcune volte che l'amministratore eserciti, quel carattere risoluto, inevitabile quando la persuasione democratica non si è ben radicata , di "farsi ascoltare" che intervenga sulle volontà che non lo farebbe per volontaria scelta, spingendole a rilasciare la documentazione per realizzare quel esercizio di autorità che i rappresentanti dei cittadini  sono tenuti ad esercitare, per gli amministratori l'obiettivo principale non è il profitto ma il conseguimento dell'efficienza e della economicità dell'attività.  In caso contrario può succedere quello che il magistrato amministrativo della Corte dei Conti-ROMA-  nella relazione  del  10 Febbraio 2010   "Obiettivi e risultati delle operazioni di privatizzazioni di partecipazioni pubbliche" scrive alla pagina 7 (una lettura  interessante, consigliabile) "L'esame delle modalità con cui il processo di privatizzazione si è svolto evidenzia una serie di importanti criticità, che vanno dall'elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilità fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito". 

Queste irregolarità hanno portato ad invalidare procedure di vendita oppure annullare vendite di asset pubblici o restituire al pubblico attività  passate ai privati? No, niente di tutto ciò. Nel perfetto stile italico si è riproposto la canzonetta "chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato...." tutto ciò è insostenibile giuridicamente e moralmente in uno Stato di Diritto. Oggi ci sono le condizioni generali per mettere al riparo l'acqua lecchese in una società pubblica, gli amministratori locali stanno alzando il livello della coscienza politica ed economica a incominciare dai Comuni di MERATE,CERNUSCO,OGGIONO,ELLO , al di là di interessi di parte hanno interesse al fatto di realizzare gli ideali indicati dal cittadino dimostrando che si può fare molto recuperando il tempo perso. Neanche il più disinteressato degli amministratori avrebbe il coraggio di sostenere che non sia primo dovere dei Comuni evitare lo scandalo di una gestione privata e quindi ci si aspetta che tutti favoriscano  le competenze e il progetto  del Comune di MERATE sostenuto dai Comuni di CERNUSCO,OGGIONO,ELLO. Ci assicureranno i nostri amministratori una sostanziale unità di interessi con i cittadini per evitare che l'occasione attuale non venga sprecata?
Riccardo Appiani
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