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Scritto Sabato 21 marzo 2015 alle 13:30

I due volti della Sinistra: uno guarda al cittadino l’altro invece al partito. Krassowski e Pozzi a confronto

Alessandro Pozzi e Salvatore Krassowski
L'immagine plastica della sinistra che pensa con la propria testa per il bene della collettività e della sinistra che prende ordini arrampicandosi sugli specchi l'hanno offerta Salvatore Krassowski e Alessandro Pozzi. Il primo è il vice sindaco di Cernusco, sulle barricate da sempre per difendere nei fatti e non nelle enunciazioni che l'acqua è un bene universale e quindi la sua gestione deve essere pubblica. Il secondo è il vero capogruppo di "Sei Merate", è un giovanotto cresciuto tra l'estrema sinistra e il movimento ambientalista, estimatore e allievo di Marco Molgora e poi del delfino di quest'ultimo, Paolo Strina. Ma dei due Pozzi ha mutuato soltanto la capacità affabulatoria condendola di luoghi comuni, banalità recitate come fossero concetti elevati, ipocrisia tipica di una certa sinistra che si ritiene sempre al disopra, con diritto permanente alla critica. Quando Pozzi, in evidente affanno, ha annunciato l'astensione sulla proposta di Merate Krassowski, seduta in seconda fila nell'aula consigliare di Palazzo Tettamanti è scattato in piedi, ha pronunciato un ma va..... ed è uscito dall'aula furioso. Incrociato nel corridoio ha commentato sconsolato: e questa sarebbe la sinistra? A Cernusco la maggioranza di cui fa parte Krassowski, che è di centrosinistra, ha votato con il centrodestra e con la civica di Zardoni la proposta di Merate. Mettendo a verbale un'unanimità che pesa e peserà. La sinistra di Merate ha preferito stare alla finestra dopo anni di colpevole silenzio che mai l'illuminato Aldo Castelli ha infranto per denunciare tutte le "porcate" che si stavano commettendo nell'affidare il servizio idrico. Non se ne è mai interessato. Materia complessa che richiede impegno e studio. Ma neppure il circolo cittadino tuttora guidato secondo il sito del PD di Lecco da Domenico Cavana ha mai preso posizione. Ed è comprensibile. La battaglia sull'acqua non è una battaglia di campanili, è una sfida tra il PD che controlla le diverse società e i pochi che ancora intendono riaffermare la legge. In mezzo ci sono una sessantina di sindaci tra i quali Osnago, Lomagna, Imbersago, Brivio, Airuno, Olgiate, Calco, La Valletta, Casatenovo, Missaglia, tutti a guida centrosinistra che votano a prescindere, in base alle indicazioni che giungono dai veri artefici di questo scontro: Virginio Brivio e i suoi alleati di Valmadrera e Garlate. Pare incredibile che uomini dell'esperienza di Bruno Crippa di Missaglia o capaci come Filippo Galbiati di Casatenovo possano continuare a votare tutto e il suo contrario (perché questo ad esempio è avvenuto prima votando contro l'aumento tariffario in Idrolario e poi votando l'aumento addirittura retroattivo) senza porsi qualche domanda. Pare impossibile ma è così nonostante oggi la vicenda sia riassunta in un'ottantina di pagine scritte dai giudici della Corte dei Conti di Lombardia sulle quali si legge con chiarezza che l'affidamento del servizio a Idroservice è illegittimo e che nella sostanza sin qui sono stati fatti pasticci uno dietro l'altro. Che, non sfugga al lettore, sono costati e costano ai cittadini soldi contanti. Il Corsera ha pubblicato una tabella nella quale si evidenzia come Lecco abbia i servizi idrici ad uso domestico più costosi,  il doppio di quanto tali servizi costano ai milanesi.

Tabella tratta dal Corriere della Sera su dati Cittadinanzattiva.
In sette anni dal 2007 le tariffe idriche sono cresciute ovunque in Lombardia: dal 181% a Lecco, del 91% a Lodi, del 70%
a Pavia e del 52% a Mantova. In aumento anche la dispersione idrica, dal 15 al 27% di media in Lombardia dal 2007 al 2013.
A Sondrio è passata dal 4 al 34%, a Como dal 13 al 50%, a Pavia dal 7 al 16%. In calo solo a Cremona, dal 32 al 33%

E nonostante che Lecco sia la città meno virtuosa l'impiantistica è assai deficitaria, soprattutto proprio dalle parti del capoluogo. Non si fanno investimenti concreti e del resto come è possibile pianificare una politica industriale se si procede ad affidare il servizio anno dopo anno con proroghe illegittime nell'attesa che qualche santo a Roma (leggi l'on.Fragomeli) riesca a far modificare la legge per piegarla ai desideri di Brivio e compagni? Ha detto bene, con la necessaria enfasi l'avvocato Casaletto: chi parla di battaglia di campanile dice il falso sapendo di dirlo. E Pozzi ha sostenuto una falsità sapendola tale. Forse l'astensione è stato il massimo risultato possibile per non scontrarsi eccessivamente con il partito di cui molti candidati di Sei Merate fanno riferimento. Che certamente avrebbe voluto un voto contrario. Sei Merate per ragioni davvero risibili, campate per aria, autentici pretesti, ha perso la grande occasione di dimostrare di essere una lista civica che guarda a sinistra. E Pozzi ha operato come cinghia di trasmissione tra i vertici del PD e la periferia, facendo il lavoro sporco, con qualche rossore evidente sul viso. Ora comunque sul tavolo del CdA dell'ATO (a proposito ma perché Negri di Sirtori agisce così? Che ne pensa il suo sindaco?) c'è una proposta che rispetta alla lettera la legge e l'indirizzo tracciato dalla Corte dei Conti , che dà una soluzione definitiva, rapida, economica, semplice all'annosa vicenda al fine di avviare finalmente quel piano industriale di cui c'è assoluta necessità, anche come volano per l'economia locale. Impedirne l'approvazione significa provocare un ulteriore grave danni ai cittadini che vedranno il costo dell'acqua salire sempre più anche a causa delle enormi dispersioni in rete dovute alla mancata manutenzione.  Ormai siamo alle battute finali: si vedrà chi sta da una parte e chi dall'altra. Merate e i suoi alleati combatteranno in tutte le sedi; gli avversari affileranno le armi per "non mollare l'osso" come ha detto bene l'avvocato Casaletto. E del resto si tratta di un osso che nei trent'anni vale quasi 400milioni di euro. E non diciamo altro!

P.S. : a Andrea Ambrogio Robbiani, a Andrea Massironi, a Alfredo Casaletto ma soprattutto a Stefano Maffi e a Remo Valsecchi i due commercialisti che sacrificando lavoro e tempo libero, notti e domeniche, hanno redatto le 64 pagine dello studio a compenso zero, soltanto per essere utili alla collettività ci sentiamo in dovere di dire GRAZIE. In un Paese zeppo di corrotti, concussi, dove anche per vedere riconosciuto un diritto si deve pagare qualcosa, dove i potenti chiedono favori ogni volta che articolano un pensiero o alzano la cornetta di un telefono è consolante sapere che ci sono ancora persone, professionisti che avvertono il senso della Comunità, del bene comune e che per quello sono disposti a sacrificare del proprio senza attendersi alcun compenso.
Claudio Brambilla
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