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Scritto Mercoledì 01 aprile 2015 alle 19:00

Bosisio P.: presidio a ''La Nostra Famiglia'' per l'interruzione della trattiva sindacale

Presidio dei lavoratori davanti all'ingresso de La Nostra Famiglia di Bosisio Parini. Nel pomeriggio odierno alcuni dipendenti si sono riuniti per protestare contro la decisione assunta dall'Associazione di rescindere unilateralmente la trattativa con le organizzazioni sindacali nazionali (Cgil, Cisl e Uil). La trattativa infatti riguardava infatti oltre due mila dipendenti in tutta Italia, di cui un migliaio solo in Lombardia e 700 al centro di Bosisio Parini.
A destare amarezza nei lavoratori e nelle sigle sindacali è stata in particolare la tempistica della comunicazione sullo stop alla trattativa, che sarebbe giunta "ad un passo dal raggiungimento dell'accordo".



Ma andiamo con ordine. Nell'ottobre 2013 l'Associazione - struttura privata finanzia al 90% da risorse pubbliche - aveva manifestato alle organizzazioni sindacali nazionali una situazione di sofferenza economica finanziaria. L'intento era quello di trovare una risposta temporanea per fare fronte a questa difficoltà. "Dopo due anni di trattative sindacali a Roma e in Regione, si stava valutando una proposta simbolica. A fronte di più ore di lavoro, i dipendenti avrebbero ricevuto per una decina di giorni un compenso di quindici euro al giorno (circa 2,50 euro l'ora). Ad un passo da questo accordo che dimostrava la piena disponibilità dei lavoratori, l'associazione ha inviato un comunicato per interrompere la trattativa" ha riferito Franca Bodega della Cisl Funzione pubblica Monza Brianza Lecco. 




da sinistra Franca Bodega della Cisl Funzione pubblica Monza Brianza Lecco, Catello Tramparulo della Cgil FP Monza Brianza Lecco e Fabio Vecchi Incerti, della Rsu Ponte Lambro

Nel corso della trattativa, le organizzazioni sindacali sono entrate nel merito, discutendo le materie proposte dalla Nostra Famiglia come l'aumento dell'orario di lavoro a parità di costo, il taglio dei costi di formazione, la ridefinizione al ribasso delle ore di ferie, la riduzione del riconoscimento indennità malattia infortunio. Tuttavia, a questa trattativa avrebbe fatto seguito l'improvvisa chiusura al dialogo oltre all'ipotesi di applicare un altro contratto di settore.




"Siamo qui oggi per protestare contro questa rottura violenta che non trova spiegazioni. Noi ci siamo resi disponibili a discutere sulle proposte e ora, di contro, ci siamo ritrovati di fronte alla minaccia dell'introduzione di altri contratti di settore. In aggiunta a ciò il direttore generale nazionale Marco Sala ha oggi convocato qui i lavoratori per spiegare i motivi dell'interruzione della trattativa. A questo incontro, però non siamo stati invitati e lo abbiamo interpretato come un attacco alla rappresentanza sindacale che in questo modo è stata bypassata" ha dichiarato Catello Tramparulo della Cgil.
I sindacalisti hanno poi sottolineato un altro aspetto di non poco conto: il contratto nazionale di lavoro (Aris, quello previsto per le strutture religiose) dei dipendenti è scaduto nel 2007 (la parte normativa nel 2005), facendo restare fermo a quel periodo il potere d'acquisto.



"I lavoratori hanno dimostrato di essere disposti a fare sacrifici, ma l'associazione si è trincerata dietro posizioni rigide che reputiamo inaccettabili. Questo accresce anche la preoccupazione per il futuro e per questo come segreterie provinciali abbiamo indetto lo stato di agitazione del personale che potrebbe portare anche allo sciopero" hanno dichiarato i sindacalisti.



"L'azienda ci ha confermato di voler tutelare il personale. Non capiamo però come, dal momento che la trattava è saltata" ha affermato Fabio Incerti Vecchi della rappresentanza sindacale unitaria per la sede di Ponte Lambro, dimostrando la preoccupazione dei dipendenti: "Ho ancora fiducia nell'azienda e credo che abbia intenzione di tutelare i lavoratori perché conosce l'importanza del lavoro e le loro capacità".
M.Mau.
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