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Scritto Martedì 05 maggio 2015 alle 17:21

Il ''braccio di ferro'' tra Valassi e Maggi può risolversi con la spinta decisiva del rinnovamento. Ci vuole un voto coraggioso, senza sudditanza.

Sullo sfondo della campagna elettorale per il Comune, si va consumando un'aspra lotta all'ultimo voto per la presidenza della Camera di Commercio. Stupisce che il mondo economico cada nei difetti che, di solito e giustamente, rimprovera alla politica. Quello snervante braccio di ferro che fa a pugni con lo spirito imprenditoriale e che spesso riduce il Parlamento a una fossa. Come si sa i due competitor sono Vico Valassi, esponente degli edili e Giovanni Maggi presidente di Confindustria. I votanti sono ventitre e la partita sembra destinata a giocarsi per un'inezia con pronunciamenti già consolidati e qualche spazio di mediazione o di conversione.

Proviamo a ragionare al netto di simpatie e di preferenze. Mettiamo le carte in tavola, o meglio, mettiamo in tavola le carte d'identità. Valassi è a due passi dagli ottant'anni mentre Giovanni Maggi è un signore di mezza età, considerando che ormai i centenari abbondano. Ora, senza cercare ispirazione nella rottamazione renziana, va da sé che il buon senso indichi il verso del futuro.

Il primo ha una sontuosa carriera alle spalle, per il secondo potrebbe aprirsi un orizzonte di prospettive feconde per sé e per il nostro territorio. Mi arrenderei se intorno all'ingegnere si fosse coagulato un consenso unanime, in nome di un progetto da portare a termine e che rechi in calce la sua firma o se ci si trovasse davanti ad un'istituzione camerale prossima all'estinzione.

Si dà il caso che non sia in campo nessuna delle due ipotesi e perciò si puntasse sul cavallo più fresco e che il vecchio galoppatore rientrasse trionfalmente nei ranghi.

Invece no, Valassi non si arrende nonostante la sua collezione di presidenze sia tanto straripante da richiamare la raccolta delle figurine.

Nella mia adolescenza mancava sempre la mitica foto del portiere Pizzaballa, il pezzo più pregiato e sono pronto a scommettere che, in piena metafora, avesse anche quella.

Ma c'è dell'altro e riguarda il concetto di rappresentanza.

Confindustria e Confcommercio sono gli azionisti di maggioranza, come sosteneva Bruno Vespa parlando della DC e della Rai, e avrebbero pienamente diritto di guidare la Camera, anche perchè si romperebbe quel valassipolio che dura da quasi trent'anni. Altrove hanno fatto a botte per rispettare il principio dell'alternanza mentre a Lecco una componente fortemente minoritaria come l'edilizia vuole mantenere una posizione egemonica, vuol continuare insomma a mettere il tetto su una casa comune.

Non so quale sorpresa possa nascondere il voto segreto, ma sarebbe bello e promettente che la bandiera del rinnovamento sventolasse su una provincia che rischia di smarrire il senso del domani. Una realtà che ha bisogno di forze fresche, di gambe robuste e non di bastoni della vecchiaia.

Marco Calvetti
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