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Scritto Martedì 19 maggio 2015 alle 09:15

Lecco: sottoscritto l’accordo di programma verso il nuovo Piano di Zona dei 3 distretti sanitari, per la ''presa in cura'' della persona

Garantire una risposta univoca e unificata alle esigenze della popolazione in ambito sociale e sanitario, con una “presa in cura” della persona che garantisca un percorso di continuità assistenziale. Questo l’obiettivo del nuovo Piano di Zona comune ai tre ambiti distrettuali di Merate, Lecco e Bellano, che prenderà il via dall’accordo di programma sottoscritto dai sindaci dei diversi territori al termine di un lungo lavoro di confronto.

Felice Baio e Pietro Riva

Un risultato da raggiungere attraverso l’omogeneità dell’utilizzo delle risorse con la creazione di un fondo unitario a sostegno della programmazione territoriale, una maggiore integrazione socio sanitaria, la creazione di un Ufficio di Piano unico.
Tra le priorità oggetto di finanziamento nel corso del prossimo triennio ci saranno la redazione di una “cartella sociale” dei residenti, un regolamento ISEE unificato in tutti i comuni della Provincia e lo sviluppo del settore degli affidi famigliari.
È stato il presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci Felice Baio, presso la sede dell’Asl lecchese, a introdurre di fronte ai presidenti dei singoli distretti e numerosi amministratori del territorio il progetto.
“La promozione di un Piano di Zona unico ai tre distretti deriva dalle indicazioni regionali. Sul nostro territorio non prende il via dal nulla, erano infatti già presenti criteri condivisi a più comuni per alcuni servizi, e la collaborazione con l’Asl (nel patto del welfare) e con il terzo settore (il progetto Living Land)” ha spiegato Baio. “Il distretto di Bellano si è specializzato in particolare  nell’area adulti, quello di Merate nei settori della formazione e le politiche giovanili, quello lecchese sulla disabilità. L’obiettivo ora è quello di integrare i livelli di programmazione sui tre territori”.

In prima fila da destra John Patrick Tomalino (Merate), Rocco Briganti (presidente distretto Lecco), Ivano Donato (Lecco)

Un traguardo, come ha sottolineato lo stesso Baio, non facile da raggiungere. “Sarà necessario armonizzare i fondi di carattere nazionale e regionale, e promuovere una maggiore integrazione socio- sanitaria per lo sviluppo di interventi che garantiscano alle persone più fragili una corretta presa in carico dei propri bisogni. Una cabina di regia in questo senso era nata già due anni fa, ora la rete del territorio dovrà sempre più convergere con l’attività dell’Asl”.
Altro obiettivo la governance tecnica attraverso un Ufficio di Piano unico, con una integrazione con l’Osservatorio Politiche Sociali ora in carico alla Provincia. L’intero percorso sarà da completare entro il 2017.

In prima fila Adele Gatti (presidente distretto Merate) e Flavio Donina (Retesalute)

Per creare una uniformità nei servizi assistenziali nell’intero territorio provinciale si partirà da un approfondimento di quella che è la situazione attuale, analizzando i bisogni e l’offerta nei diversi distretti. Ad esempio nei settori dei servizi per la prima infanzia, l’assistenza scolastica educativa, l’housing sociale, l’adozione della cartella sociale elettronica e i parametri di applicazione dell’ISEE.
In alcune aree in particolare sarà necessario raggiungere un approccio univoco sull’intero territorio. A partire dai servizi per l’accoglienza, e gli interventi a sostegno del reddito (con l’attivazione di nuove progettualità sulla linea delle borse sociali lavoro). “Per quanto riguarda l’area disabili, i servizi attualmente presenti sul territorio sono saturi” ha spiegato Felice Baio. “Servono nuove soluzioni per ottimizzare le attività. Anche il settore della tutela minori necessita di una crescente integrazione fra i territori, mentre sulla salute mentale è necessaria una maggiore sensibilizzazione della popolazione. Contro la violenza sulle donne è già attiva una rete territoriale legata al mondo delle associazioni”.

Il dottor Pietro Riva, responsabile Asl, ha illustrato come si intende attuare l’integrazione tra sociale e sanitario. “Si passerà dal modello dell’erogazione dei servizi, alla presa in carico del paziente, per un sistema che attui un reale prendersi cura delle fragilità” ha spiegato. “La situazione attuale può mettere in crisi il cittadino nell’accesso ai servizi, qualcosa si è già fatto ma è necessario costruire un sistema condiviso di lettura dei bisogni e della domanda, e offrire informazione e orientamento sulla rete di offerta. Importante è inoltre l’informatizzazione, che può porre però problematiche relative alla privacy. L’obiettivo da raggiungere, attraverso una valutazione multidimensionale dei bisogni esistenti, è quello della continuità assistenziale. È necessario prevenire dimensioni come la povertà e l’isolamento, ma anche le dipendenze, compresa quella per il gioco d’azzardo che negli ultimi anni ha visto lo svilupparsi di progetti e risposte specifici. La Regione spinge verso l’integrazione delle risorse, l’obiettivo è quello di pensare ad un “budget di cura” per ogni paziente”.

Luisa Ongaro, Rocco Briganti, Adele Gatti

Il prossimo passo, come ha spiegato Felice Baio, è quello di attivare un sistema di monitoraggio e valutazione, dispositivo agile e flessibile legato agli obiettivi operativi esplicitati nel Piano di Zona, da costruirsi in modo partecipato tra i diversi portatori di interesse. “L’accordo di programma è stato sottoscritto, l’organismo di valutazione sarà composto dal consiglio di rappresentanza dei sindaci, Azienda ospedaliera, Asl, comuni, Prefettura, Questura, Ufficio scolastico territoriale, per attuare un piano di valutazione entro il 2015”.
Il Terzo settore avrà un ruolo determinante nella partecipazione alla programmazione e alla gestione di servizi in collaborazione con gli enti territoriali, come già successo per Living Land.
Sono stati i presidenti dei tre distretti sanitari del territorio a illustrare i rispettivi obiettivi lungo il percorso verso il nuovo Piano di Zona.
All’ambito di Bellano, come ha spiegato Luisa Ongaro, esso porterà le due importanti novità di un nuovo accordo di programma per la gestione associata dei servizi alla persona, e la coprogettazione con il terzo settore. In particolare, nell’area minori, la programmazione prevede un maggiore connessione con le opportunità offerte dalla rete territoriale, un approccio multidisciplinare attraverso un lavoro di equipe e la definizione di una serie di proposte rivolte alle famiglie. “Questi aspetti saranno applicati anche nell’area dei minori e delle politiche giovanili, con progetti e iniziative rivolti ai ragazzi e la rivisitazione dell’assistenza educativa scolastica e quella domiciliare rivolta ai minori” ha spiegato il presidente del distretto bellanese. “Per l’area famiglia prevediamo un potenziamento dei presidi del servizio sociale di base e la delega alla gestione associata da parte dei comuni. Sarà poi attuato un coordinamento degli assistenti sociali, e sperimentati poli territoriali integrati in cui ricomporre l’offerta dei servizi al cittadino”. Coordinamento e servizi in rete caratterizzeranno anche l’area anziani e quella degli adulti, con l’avvio di una progettazione di housing sociale territoriale. 
Rocco Briganti, a capo dell’assemblea distrettuale lecchese, ha illustrato quali saranno le aree di intervento in cui saranno definiti criteri comuni ai tre ambiti:

“Molto ruoterà intorno a Lecco, nell’area della prima infanzia sono stati già approntati criteri di uniformità. Importante nell’assistenza educativa scolastica è importante il rapporto con genitori e associazioni, e nell’housing sociale il distretto lecchese è capofila di progetto” ha spiegato il sindaco olginatese. Se l’adozione dei regolamenti ISEE è volontà del singolo comune, sulle politiche giovanili grazie a Consolida è già attivo un ragionamento di tipo integrato che ha visto importanti progetti nella Val San Martino e l’oggionese. Allo stesso modo sulla lotta alla violenza sulle donne e al gioco d’azzardo sono già attive politiche di rete e collaborazione.


“È importante ora lavorare sulla conoscenza della situazione e l’integrazione delle risorse, non facile in un periodo come quello attuale. Puntiamo a sostenere la sperimentazione che il territorio ci offre, potenziando la creatività e le potenzialità”.
Adele Gatti ha infine illustrato gli obiettivi per il distretto meratese: mantenere e consolidare i servizi erogati, e far sì che il territorio si riappropri della funzione di soggetto delle politiche sociali.
Il primo passo sarà appunto quello della raccolta di dati su bisogni e accesso ai servizi, interventi e progettualità. “Non abbiamo un quadro completo della domanda dei cittadini in ambito sociale, si pensi ad esempio ai servizi privati. Ogni anno 5 milioni di euro vengono spesi in questo settore, i comuni programmano e gestiscono insieme circa il 60% di queste risorse. 17 servizi sono stati conferiti a Retesalute, attiva da 10 anni. La programmazione congiunta verterà su politiche giovanili, domiciliarità dei non autosufficienti e conciliazione dei tempi famiglia – lavoro, povertà e housing sociale, mobilità sociale per i disabili”.
I servizi con criteri omogenei di accreditamento, accesso e tariffazione sono 13, di cui 7 a livello di ambito e 6 a livello provinciale. Oggetto di un investimento strategico nel prossimo triennio saranno l’assistenza domiciliare anziani e disabili (ridefinizione), counseling scolastico (promozione), centri diurni disabili (potenziamento) servizi sociali comunali (supporto), servizi educativi (consolidamento).
Nel triennio sarà mantenuta la quota del Fondo di Solidarietà dei comuni, pari a 919.431 €, ad integrazione dei fondi regionali. L’Ufficio bandi e progetti offrirà una spinta innovativa e sperimentale alla politiche previste dalla programmazione territoriale.
“Confermiamo il nostro impegno in questo cammino” ha concluso Adele Gatti.
Il primo importante passo, l’approvazione dell’accordo di programma, è stato fatto, e come ha sottolineato Felice Baio il percorso verso il nuovo Piano di Zona dovrà saper valorizzare le singole specificità di ognuno dei tre distretti lecchesi.
Rosa Ripamonti
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