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Scritto Sabato 20 giugno 2015 alle 15:06

Con la proposta socio-sanitaria il Distretto Meratese-casatese si impone all’attenzione regionale. Avanti così su tutti i fronti comuni

Adele Gatti - smentendo le previsioni circa un suo atteggiamento sin troppo morbido nei confronti dei vertici di Asl e Ao - ha guidato con grinta e determinazione il lavoro del pool di esperti arrivando a presentare all'assemblea del distretto un documento sul ruolo del meratese-casatese nell'ambito della riforma della sanità lombarda attorno al quale il consenso non può che essere unanime.

Adele Gatti

Il pool, promosso da Andrea Massironi e Filippo Galbiati, sindaci di Merate e Casatenovo, composto da persone di ogni estrazione politica, quindi sopra e oltre gli schieramenti di partito ha elaborato uno studio che ripropone nei fatti il distretto meratese come modello e riferimento per una riforma che vede ospedali e territorio sempre più interconnessi l'uno all'altro per garantire la presa in carico del paziente e la continuità dell'assistenza una volta dimesso dal reparto medico.

Filippo Galbiati e Andrea Massironi

Una storia già vista negli anni ottanta che ha prodotto il modello di cura delle fragilità, l'assistenza domiciliare, le cure palliative fino ad arrivare all'azienda speciale consortile Retesalute. Inutile girare intorno: la capacità progettuale del distretto non ha paragoni nell'ambito di una provincia che, peraltro, è disgregata e destinata inevitabilmente ad essere centrifugata. Se i sindaci vorranno partecipare all'assemblea formale del 26 giugno, lasciando a casa per una volta gli assessori competenti, sanciranno il rilancio di un bacino che aveva saputo produrre più di trent'anni fa il primo consorzio per l'acqua pubblica (Ciab) che ha risolto il problema idrico di oltre 60 comuni, poi il consorzio forno inceneritore, quindi Ecosystem che ha dotato il territorio di impianti di depurazione delle acque reflue all'avanguardia, che il lecchese può soltanto sognare. Sapessero compiere altri passi in avanti in ambiti diversi, i nuovi governanti locali porterebbero a compimento il progetto della "Grande Brianza" proposto da Giovanni Maldini, indimenticato sindaco di Casatenovo tre decenni fa.

Giovanni Maldini

Evitando la trappola mortale e senza ritorno delle fusioni, Maldini associava i servizi ma garantiva le municipalità; proprio come ha fatto in tempi recentissimi "L'Unione dei comuni della Martesana"; e soprattutto non facendosi attrarre dalle sirene del partito dominante, il PD, che da Lecco tenta il tutto per tutto per impedire la nascita di un autentico bacino distrettuale, capace di allargarsi anche ad altri territori e indipendente rispetto ai progetti degli attuali dirigenti. Pensiamo al grande tema dell'acqua che dovrebbe trovare definitiva soluzione entro pochissimi giorni. La contrapposizione tra il piano Merate-Cernusco e la candidatura di Lario Reti, holding guidata da un solo uomo, l'A.U. Lelio Cavallier - fa solo danni al distretto, considerando che il meratese-casatese è del tutto ininfluente nelle decisioni che prenderà l'Ente gestore detenendo quote irrilevanti della holding. Al contrario il piano Merate distribuisce le azioni in proporzione al numero degli abitanti dei comuni soci e ciò assicura il perfetto equilibrio. Ma molti sindaci continuano a guardare a Lecco dove Virginio Brivio e compagni giocano la partita finale verso la grande multiutility di cui, alla fine, saranno i veri "padroni". Purtroppo ciò che è accaduto nell'ambito socio-sanitario - un'unità di intenti oltre i partiti - non accade nella scelta del gestore dell'acqua, forse perché il centro del potere politico è Lecco, assai più vicino di Milano. E anche perché Merate non ha fatto abbastanza per coinvolgere i comuni circostanti in una scelta ragionata e di convenienza. Ma questo è un altro problema sul quale l'attuale giunta presieduta da Andrea Massironi dovrà riflettere non escludendo qualche necessario rimpasto. Per il momento attendiamo la conclusione del lavoro avviato dal gruppo guidato dalla sindaca di Airuno. Se andrà in porto con l'unanimità dei sindaci la commissione terza della regione Lombardia dovrà tenerne in adeguato conto. E per il distretto meratese-casatese , al di là delle attuali, discutibili gestioni di Asl e Ao, si apriranno nuove prospettive. Si delinea il ritorno ad un passato molto lusinghiero, che aveva indotto il Ministro della sanità dell'epoca a portare il modello Merate come esempio di organizzazione distrettuale su scala nazionale.

 

P.S. Siamo certi che anche Felice Baio, presidente della Conferenza dei sindaci, avrà compreso che creare un solo distretto a livello provinciale è quanto di più assurdo si possa pensare. Aiuti piuttosto la crescita degli altri due distretti, Lecco e Bellano: se vogliono che il Manzoni diventi presidio di secondo livello e l'Umberto I° abbia un futuro sarà bene che si diano da fare. Più o meno come stanno facendo per accaparrarsi la gestione dell'acqua. Che, comprendiamo, è assai più lucrosa in termini di potere, della sanità pubblica.

Claudio Brambilla
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