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Scritto Lunedì 29 giugno 2015 alle 19:21

Il documento per il polo sociosanitario del territorio approvato all'unanimità dai sindaci

Barzanò, Monticello, Viganò, l'azienda ospedaliera e l'ASL erano i cinque assenti alla seduta dell'assemblea dei Sindaci del Distretto di Merate per l'approvazione documento "Proposta per la costituzione del Polo Territoriale Sociosanitario del Meratese e Casatese".


Assenti "giustificati" da una comunicazione alla presidente dell'assemblea Adele Gatti, l'ASL e l'AO si sono dette comunque interessate ad approfondire l'argomento e a prendere parte e una prossima riunione.

Dopo l'appello la seduta è entrata subito nel vivo e, reduce dalla presentazione che era stata fatta solo una settimana prima da parte di uno dei componenti il tavolo tecnico, si sono raccolti dubbi, richieste di chiarimento, dichiarazioni di "voto".

Un approfondimento sulla questione Inrca e pneumologia e sul coinvolgimento dei "vertici" dell'ente è arrivata dall'assessore di Cremella, Cristina Brusadelli, cui ha fatto seguito la risposta del sindaco di Casatenovo, Filippo Galbiati, sempre argomentata e chiara.


"I pazienti con insufficienza respiratoria cronica sono una fetta consistente e delicata della popolazione e sono sempre in aumento" ha spiegato il primo cittadino "in questa fase il paziente deve stare in un presidio con certi livelli di assistenza e di intervento. E in questa ottica vanno gli interventi sul Mandic e sull'Inrca stesso. La soluzione definitiva spetta a regione Lombardia ma il nostro territorio deve perseguire con convinzione questa strada. Monteregio (Inrca di Casatenovo) ha delle competenze non comuni in tutta la Regione, con un'assistenza 24 ore su 24 per i malati respiratori cronici. È un polo specializzato per la fase post operatoria e di stabilizzazione e ha competenze che vanno valorizzate, anche in una sorta di dipartimento interaziendale. Nel nostro progetto Monte Regio può essere un importante nucleo di medicina territoriale con un ruolo molto importante nel casatese e in stretta relazione nella gestione dei malati al Mandic. I malati cronici sono in aumento e lo saranno sempre di più. Per questa ragione, come il Mandic, anche l'Inrca è una grande risorsa da preservare e valorizzare, proprio per le professionalità che ha acquisito negli anni". E dopo una parentesi dove si è ribadita l'importanza di Retesalute quale ente di integrazione dei servizi socio-sanitari, esempio di efficienza e di competenze da esportare oltre provincia, la parola è passata ad Ambrogio Sala che con in una puntuale dichiarazione di voto ha riassunto il quadro, raccogliendo anche il beneplacito della presidente dell'assemblea Adele Gatti, il cui apporto di mediazione è stato fondamentale per la stesura a più mani di questo documento, espressione corale e unanime del territorio.

I principi che hanno portato al documento/proposta oggi in approvazione nascono dalla lettura del Patto della Salute 2014-2016 siglato l’anno scorso dalla Conferenza Stato-Regioni. La Lombardia, sia per il numero degli abitanti e sia per  la sua rete sanitaria in termini qualitativi e quantitativi, è stata protagonista della scrittura del Patto prima citato e, quindi, sta facendo seguire un rinnovamento della legislazione che applichi nella sua realtà quanto concordato a livello nazionale. Il punto politico centrale di tutte le proposte di legge o di emendamenti è l’integrazione tra i vari servizi offerti alla persona. E’ un principio condiviso certamente da noi e, da qui, nasce la nostra iniziativa.
Tre sono i punti che sono fondamentali per capire perché la proposta esce adesso:
1. Il Regolamento Nazionale sulla Rete Ospedaliera che con le sue declaratorie permette di individuare l’ospedale di Merate, il Mandic, come presidio di primo livello. Se si guardano le specialità presenti ed il volume delle sue attività, la maggioranza dei parametri, diventa evidente come lo schema ministeriale si sovrapponga quasi perfettamente al Mandic.
2. Sui distretti saranno definiti, secondo il Patto nuovi standard organizzativi in grado di orientare il suo ruolo strategico nella costituzione di reti assistenziali a baricentro territoriale e di facilitare i processi di integrazione e di tutela della salute dei cittadini al fine di assicurare la qualità delle prestazioni erogate dai professionisti convenzionati nell’ambito della medicina di base (i medici di famiglia) e dagli altri servizi territoriali, consentendo di assicurare una migliore risposta assistenziale ai bisogni delle persone affette da patologie croniche, contribuendo così a ridurre i tassi di ricovero e gli accessi impropri al DEA.  
3. Il bacino di pertinenza dell’ospedale (il vecchio circolo), oltre i 150 mila abitanti sino ad arrivare a 300 mila, corrisponde, all’incirca,  anche a quello distrettuale.
Da qui l’idea: perché non fare coincidere i due bacini di utenza visto che l’obiettivo della legislazione regionale in fieri punta chiaramente all’integrazione tra i settori sanitario, socio sanitario e sociale. Da qui, anche, la disponibilità ad allargare il nostro Distretto mantenendo unito, però, il nucleo originario.
Poiché l’accordo Stato-Regioni sui Distretti non è ancora stato raggiunto, l’idea di una sperimentazione che metta insieme tutti gli attori che hanno portato innovazione nel nostro territorio: Mandic, Difra, Retesalute, Hospice, tanto per citare le maggiori esperienze, ma potremmo continuare con le RSA, le RSD e le altre strutture non pubbliche, diventa una possibilità concreta di costruire l’integrazione. E’ una sperimentazione pubblico/privato come da proposte regionali. Sono i protagonisti dei servizi alla persona locali che si “alleano” per soddisfare i bisogni che emergono dal territorio.
A nessuno di noi è venuto in mente di discutere in quale Agenzia della Tutela della Salute (le ATS) saremmo finiti (BG-MB-CO), ma abbiamo pensato ai servizi da fornire il più vicini possibili a quelli integrati che già oggi offriamo. Questa sperimentazione vale per qualsiasi ATS in cui noi verremo inseriti.
Con questa stessa elasticità dovremo, immagino, affrontare una trattativa con la Regione per discutere metodi, tempi e risorse della sperimentazione. Spero solo che la Regione non ci “liquidi” non rispondendo nemmeno alla proposta.  Colgo l’occasione qui ed adesso per ringraziare il Consigliere Regionale Mauro Piazza che ha letto il nostro documento dandone anche un giudizio che positivo che recepisce le “buone pratiche” che in questi anni abbiamo perseguito.
Sottolineo che la proposta di cui discutiamo nasce dagli Enti Locali del territorio che, da decine d’anni, sono interessati alla integrazione. Io mi auguro che la Regione accolga l’idea di sperimentare una esperienza che ha radici nel passato e che si inserisce perfettamente negli obiettivi di riforma che la Giunta Regionale ha elaborato.
Non entro nel merito dei contenuti perché sono chiari e condivisibili. Sottolineo alcune potenzialità enunciate:
un piano anziani utilizzando l’esperienza di ricerca dell’INRCA;
una rete sociosanitaria e sociale per l’espansione della domiciliarietà e dei centri diurni;
un ospedale di Comunità (POT);
un punto consultoriale per le famiglie che affrontano le nuove malattie degenerative.
Per tutte queste ragioni, io voterò a favore del documento presentato dalla Presidente del Distretto.

Ambrogio Sala


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