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Scritto Domenica 26 luglio 2015 alle 17:11

I due referendum: acqua nel 2011, Atene nel 2015. I cittadini votano ma le classi dirigenti non rispettano la volontà espressa dal popolo

Con un secco OXI al referendum del 5 luglio i Greci offrono ai cittadini Europei un nuovo corso che non è quello delle decisioni calate da Bruxelles, senza nessun controllo di merito e  democratico, delle privatizzazioni di ogni ambito della vita, delle direttive europee suggerite dalle Multinazionali. Occorre un nuovo percorso, i cittadini Greci hanno dimostrato dignità, non vogliono essere una colonia, vogliono un’Europa che si adoperi per la giustizia, difenda gli interessi nazionali e sociali dei popoli. Ma cosa è successo dopo l’esito referendario che ha respinto le proposte europee ?  Tsipras che si era giocata tutta la sua legittimazione andando al referendum, probabilmente giocando d’azzardo (a che scopo poi? non si è capito) perché le previsioni gli erano contrarie, vince e alla fine ottiene condizioni peggiori da quelle proposte inizialmente dalla Troika (ora chiamate istituzioni). I cittadini greci speravano che si iniziasse a togliere di mezzo l’austerità, un governo con una maggiore concentrazione sugli interessi nazionali. Per i Greci non finiranno i sacrifici, però per incominciare è la fine di un sistema mediatico europeo dove era quasi proibito mettere in dubbio le scelte di Bruxelles e la  struttura giuridica che sottende all’euro in aperto contrasto con la nostra Carta Costituzionale.  Bisogna rivedere tutte le azioni di governo da Maastricht in poi ripartendo dal piano del Manifesto di Ventotene il quale esprime proposte di quei visionari di Spinelli, Rossi e Colorni molto diverse da quelle applicate dall’Europa del dopo Maastricht . Un rapido cenno sul piano economico previsto nel Manifesto semplicemente dice:    "non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un'attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche); le imprese che ecc.”.
Se vogliamo essere più chiari come non vedere il servizio idrico un classico esempio di attività monopolista e che non si può lasciare in mano ad una logica privata? E’ nello specifico una indicazione operativa di gestione pubblica previsto dai padri fondatori dell’idea di Stati Uniti d’Europa, ben diversa dall’attuale Europa ultraliberista della Commissione Europea, BCE,FMI. L’acqua pubblica è una battaglia che la sinistra in Italia ha rinunciato a combattere perché non esiste più, in effetti oltre al caso acqua pubblica esempio particolarmente  significativo in termini economici oltre che simbolico , in genere a livello mondiale ha tradito i suoi valori fondamentali di difesa dei deboli. E’ stato molto significativo il voto dei greci che ha sancito il fallimento dell’Europa. Un bel referendum sprecato. Il successo del referendum ha un peso politico che va oltre quello immaginato da Tsipras  (si sarà reso conto? ) ottenuto nonostante una martellante campagna di stampa su tutti i più importanti mass media, anche i nostri a favore della UE.  Il significato è paragonabile al nostro referendum per l’acqua pubblica del 2011, con i media quasi tutti d’accordo per l’acqua consegnata al mercato, stravinto (col 98 % di si all’acqua fuori dal mercato e fuori dai profitti) e nonostante questo non si da corso alla volontà dei cittadini. Viene da chiedersi quale difficoltà c’è dietro a questa irriducibile contrarietà a liberare l’acqua dalla morsa del mercato ?  Passato il caso GRECIA lasciando in eredità il referendum e il  clima di scarsa fiducia nella burocrazia UE, non molto interessata ai poteri del popolo,  creerà  una breccia nelle politiche economiche della UE. Analogamente  da noi la breccia si è aperta nel 2011. I cittadini chiamati al referendum dai movimenti della società civile su temi dei servizi pubblici  e dell’acqua pubblica hanno detto NO all’acqua sul mercato e l’effetto abrogativo ha costretto il governo a ridare spazio alla modalità di gestione in house o Azienda Speciale nel rispetto dei quesiti referendari. Argomenti che hanno risvegliato i cittadini italiani  e col referendum vinto hanno indicato allo Stato la politica economica da seguire. Mentre si discute in Italia del senso di un’Europa che cerca di imporre privatizzazioni come scelta ideologica fa strada nei cittadini la convinzione che è contraria ai nostri interessi nazionali e crea disoccupazione. Per i  cittadini lecchesi questa novità politica potrebbe far decidere fatti importanti per il futuro della indipendenza della propria acqua.  Le certezze nei vincoli europei e nei trattati sono diventati per tanti cittadini obiettivi   da cancellare al più presto, la fiducia in quelle “istituzioni” non si è mai concretizzata nel sentimento popolare (sempre bocciati nei referendum) questa presa di coscienza darà alla rappresentanza maggior forza all’applicazione del contenuto dei quesiti referendari.  I quali hanno ripreso a camminare nell’opinione pubblica e a livello locale nei Comuni della Provincia su gambe ancora più robuste. Così si può leggere le richieste di  Consiglieri comunali di varie tendenze di chiedere sedute  dedicate al destino della nostra acqua ! Convergenza di notevole significato etico-morale in cui chi le propone dimostra rispetto delle libertà politiche Costituzionali e propone  approfondimenti doverosi e legittimi  sul perché si deve fare l’acqua pubblica e come si può fare  senza rischi (Progetto Merate).
Dopo che l’ATO ha scelto LRH per la gestione del SII alcuni amministratori non finiscono mai di stupire per la propria creatività . Si procede quindi a proporre all’assemblea dei Sindaci una scelta senza i criteri richiesti ,controllo analogo, attività commerciale, prevalenza attività con gli Enti, rinviando al “domani” le riforme statutarie necessarie ai requisiti di Legge per una inattaccabile concessione in house di primo livello. Ma è saggio che la nuova disciplina venga attuata dopo l’assegnazione della concessione con tutti i rischi che si possono immaginare? Saremo pronti a piangere sul latte versato (non quello in polvere). Saranno ancora quelli che ci assicurano un ruolo strategico dei Comuni in LRH per poi piangere sul “cattivo” che fa ricorso? Un ricorso contro la concessione  non ancora regolarizzata cosa provocherà?  In alcuni casi, i Sindaci  scatenano l’offensiva contro chi esercita correttamente il proprio ruolo di amministratore, l’ultimo il Comune di Calolziocorte. Contro tutti? no solo contro chi pretende di sapere con quali criteri effettuerà la scelta,cosa succederà alle tariffe e agli investimenti e come sono programmati, quanto costerà in interessi. Quindi magnificare il ruolo di LRH nel SII come scelta strategica e lungimirante per il nostro territorio e assicurare ai Comuni un ruolo centrale di controllo e gestione e questi amministratori tutti pronti ad entusiasmarsi per le capacità amministrative e tecniche degli esperti. Come se le preoccupazioni e le critiche della Corte dei Conti appartenessero ad un altro mondo grazie ad un sempre troppo numero di amministratori che hanno lasciato in disparte un minimo di capacità di analisi e di critica. E’ questa l’alta esigenza che i cittadini si aspettavano, ma è forse è stata mascherata da un intento di favorire la conservazione di assetti di potere nostrane ? Decisioni solitarie come a volte un vero riformista si trova a sostenere contro l’opinione mainstream ? No, solo una visione privata di un bene pubblico. All’informazione il compito di rendere pubblico queste dinamiche private su un bene pubblico. E questo giornale lo fa metodicamente con scrupolo professionale. Se la scelta  LRH sarà approvata sarà un indebolimento finanziario e politico effettuato dagli stessi Sindaci e favorirà i governo a rendere più “smilze” le istituzioni comunali invece di potenziarle . Per i cittadini sarà come vedere “un finale di un sistema a cui voleva bene” le risorse  e poteri concentrate in un area centralizzata. (riforma governo titolo V). La strada nell’interesse dei cittadini è contraria a questa scelta,passa dalle autonomie locali a contatto diretto con i cittadini attraverso la gestione dei servizi pubblici (non solo l’acqua) svuotata dall’influenza dei partiti. Veri centri,i Comuni, della pubblica amministrazione con funzioni di gestione dal basso dei beni comuni.   E il cittadino sa che la  convergenza di alcune forze politiche sul progetto di Merate sostenuto da Cernusco, Oggiono, Ello  non difende un interesse economico di parte o di imprese private ma un interesse comune di tutti i cittadini e assume una fisionomia naturale in una democrazia,il rispetto delle opinioni della maggioranza sugli altri con l’interesse dei principi Costituzionali.  Per fare in modo che questo modo di operare tra competitori non cada nel dimenticatoio  ci pensano  le continue richieste dei cittadini attivi che oggi si fanno più pressanti  a fronte delle riduzione dei poteri delle Istituzioni a favore di organismi internazionali. Un’opinione pubblica forte che sostiene chi ha creato le condizioni per l’acqua pubblica, il movimento referendario, i COMUNI ispiratori che hanno preso carta e penna, i professionisti che hanno collaborato a stilare il progetto. Può cambiare tutto, quando c’è la volontà politica, quando a controllare  c’è chi ha costruito e pagato la rete idrica, i cittadini non si faranno portare via l’acqua anche sotto forma di concessione a una società mascherata di pubblico. Non l’attendono dal futuro l’acqua pubblica e non può essere rinviata al domani è una riforma già stabilita col Referendum. Deve essere concretizzata subito non può essere conservato nessun privilegio al mercato dell’acqua e deve essere rispettata la legalità costituzionale. Non si comprende perché non sia possibile una gestione in house autentica e non imprigionata in società Multi utility. Ai rappresentanti assolvere all’esito Referendario è paragonabile all’atto dovuto della pubblica amministrazione, sono le persone scelte e autorizzate a farlo eseguire . L’uomo “moderno” lentamente sta aprendo gli occhi, la sua tendenza a lasciar passare e fregarsene sta lasciando il passo all’attività personale, modo migliore per difendersi dall’aumento delle bollette e dal peggioramento del servizio e sa anche che prima di tutto  l’acquedotto pubblico è un servizio per i cittadini e che permette un controllo da parte degli stessi. Sarà un viaggio tranquillo verso l’acqua pubblica? Non c’è scelta, l’altra strada porta alla gara al mercato libero, non so quanto sia attraente, il quale,se passerà, ci educherà a manutenzioni insufficienti,tariffe alte e nessun controllo.  Strada burrascosa per l’utente la scelta dell’ATO ? Probabile e pericolosa anche se tanti fanno finta di nulla. E la partita sarà chiusa il 29 luglio 2015 ?
Riccardo Appiani
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