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Scritto Giovedì 10 settembre 2015 alle 15:40

Birra artigianale, in Regione mozione per costi più sostenibili. L’esperienza lecchese

Nella giornata di martedì 8 settembre il Consiglio regionale lombardo ha approvato una mozione a firma Lega Nord con la quale si chiede che la birra sia riconosciuta come prodotto agricolo, in modo che la filiera possa essere sostenuta e aiutata anche con le politiche comunitarie.
Quello della produzione artigianale di una delle bevande alcoliche più amate è un settore in costante espansione dai primi anni Duemila, in tutta Italia come nel territorio lecchese.
Come ha sottolineato il Vicepresidente del Consiglio regionale Fabrizio Cecchetti citando alcuni dati di Assobirra e Unionbirrai, il settore delle aziende brassicole sarebbe in grado di generare centinaia di posti di lavoro, ma l’aumento delle accise sul prodotto rende impossibile qualsiasi progetto di sviluppo e taglia ulteriori possibilità di occupazione. “Tra ottobre 2103 e gennaio 2015 c’è stato un incremento delle accise pari al 30%: praticamente su una birra di 66 cl si pagano 46 centesimi di tasse contro i 21,3 che pagano gli spagnoli e i 19,5 dei tedeschi. Sviluppare un settore, che tra l’altro fa bene alla nostra agricoltura perché i birrifici artigianali operano sulla base del principio del km zero, in queste condizioni è impossibile” ha sottolineato l’esponente del Carroccio, ricevendo il parere favorevole dei consiglieri Marco Tizzoni (Lista Maroni) e Fabio Pizzul (PD), nonché dell’assessore al commercio Mauro Parolini.
La Lombardia è la prima Regione in Italia per numero di aziende brassicole: 124 realtà tra micro birrifici e brew pub, oltre a 2 stabilimenti industriali, e i consumatori lombardi della celebre bevanda alcolica sono stati stimati in circa 4,7 milioni.
Anche in Provincia di Lecco sono sorte diverse realtà di questo tipo. Alcune sono durate pochi anni, altre sono invece riuscite a svilupparsi e incrementare il loro fatturato.

Abbiamo chiesto ad alcuni produttori artigianali lecchesi di raccontare la loro esperienza personale.
Tutti sono costretti a fare i conti con l’aumento delle accise (che si pagano sul mosto non fermentato, e quindi anche su una percentuale di prodotto che non viene commercializzato) e, anche se alcuni produttori si sono riservati di approfondire il testo della mozione presentata in Regione, ognuno di loro auspica un provvedimento che possa aiutarli ad incrementare il giro d’affari della propria attività e a dare lavoro.

Si è da poco trasferito a Sirone da Dolzago e punta a continuare il suo trend di crescita il Birrificio Lariano, dotato di un locale per la mescita diretta della propria produzione a Perego. Nato nel 2008, si pone come obiettivo per il 2015 la produzione di 2.000 ettolitri di birra. “La definizione di prodotto agricolo applicata alla birra è da valutare, perché implica una provenienza delle materia prime dal territorio che in Italia è difficilmente realizzabile” ha spiegato Emanuele Longo, titolare del birrificio. “Una soluzione auspicabile è invece quella della diminuzione delle accise nel nostro Paese, unificando le regole a livello europeo. In Germania ad esempio sono molto inferiori alle nostre, e i micro birrifici non pagano l’acqua che utilizzano. Ad altre bevande alcoliche, come il vino, non vengono applicate. Questa tassazione mette in difficoltà noi nel lavoro, ma va anche a svantaggio di chi la birra la consuma, e deve pagarla il doppio rispetto ad altri Paesi europei. Ben venga comunque qualsiasi iniziativa volta a migliorare le condizioni per la nostra attività”.

Si appoggia (con ricette proprie) ad impianti di produzione al di fuori della Provincia il birrifico galbiatese Herba Monstrum, attivo dal 2012 e che produce mediamente 250 ettolitri di birra ogni anno. “Spaziamo dalle gradazioni più basse, tre gradi alcolici, a birre consistenti a otto gradi, ad alta fermentazione sul modello anglosassone” ha spiegato Marco Mantella, alla guida dell’attività che possiede una mescita al pubblico in zona Ponte Vecchio. “Il problema delle accise elevate è molto sentito, non si pagano sul prodotto finito ma sul mosto non ancora fermentato, sulla base della gradazione alcolica che presumibilmente avrà la birra: più è alta, maggiore sarà la tassazione. Per ottenere un prodotto di alta qualità è necessario pulire frequentemente i fermentatori, e parte del prodotto su cui si pagano le tasse viene buttato via. Il settore delle birre artigianali si è sviluppato da 15 anni a questa parte, con ottimi risultati. E’ controproducente contrastarlo, ben vengano le agevolazioni in questo senso”.

Deve fare i conti con la tassazione tra le più alte in Europa anche il piccolo birrificio artigianale “LMB” (La mia Birra) di Premana, attivo dal 2010 e che produce ogni anno circa 15 ettolitri. “Vendiamo le diverse varietà di birra a esercizi di ristorazione e privati, non abbiamo una mescita diretta” ha affermato Lucia Tenderini, a capo dell’attività. “La tassazione è molto elevata, è quello l’aspetto sul quale sarebbe auspicabile intervenire”.

Non ha ancora compiuto un anno di vita il birrificio artigianale Orma Bianca di Costa Masnaga, che si appoggia a stabilimenti esterni per la produzione (per ora sono 11 gli ettolitri ottenuti) ma guarda al territorio circostante per la scelta delle materie prime. “Lo sviluppo della produzione di birra artigianale è legato a quello dell’agricoltura, noi utilizziamo orzo coltivato qui e sono diverse le aziende agricole che stanno sperimentando il cambio di produzione da mais destinato al foraggio degli animali all’orzo e i luppolati” ha argomentato il titolate Alberto Bosisio. Proprio in quest’ottica va la mozione lombarda che chiede di definire la birra un prodotto agricolo. “Le accise sono alte e costituiscono il 40% sul mosto, in base alla concentrazione di zucchero al litro, che poi determina il grado alcolico. Ma parte di questo viene gettato via, e ci paghiamo le tasse. Uno studio inglese ha dimostrato che, a seguito dell’abbassamento della tassazione effettuata in quel Paese, la produzione della birra artigianale è stata rilanciata”.

Un miglioramento per l’intero settore si può dunque avere a partire dallo sviluppo delle materie prime. “L’idea della birra come prodotto agricolo è buona, ma al momento il malto e l’orzo non sono facili da trovare in Italia, e arrivano dall’estero” ha sostenuto Nicola Gerosa, imbersaghese che insieme a due amici di altre Province ha fondato la “Tre Pupazzi Brewery” a Lecco. Attiva dal 2013, punta a produrre (appoggiandosi a impianti esterni) 15 ettolitri di prodotto quest’anno, e ad espandere la vendita della bevanda verso il mercato romano. “Quello della produzione artigianale della birra è un settore tartassato, e questo si riflette su di noi ma anche sul consumatore finale”.

I “mastri birrai” lecchesi e gli estimatori di bionde, rosse, scure, weiss e doppio malto auspicano che a livello nazionale vengano presi provvedimenti per abbassare i costi, a vantaggio di chi le produce e di chi le gusta.
R.R.
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