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Scritto Domenica 20 settembre 2015 alle 22:42

Caro Calvetti, la disarticolazione del lecchese ha origini lontane e conferma il sospetto di una deriva centralista e statalista del Governo. Quanto ai nostri parlamentari.......

Marco Calvetti, a commento dell'editoriale sul lecchese disarticolato dice di condividere il giudizio sul declino progressivo della classe amministrativa provinciale ma non la sua estensione al governo in carica. E non mi perdona l'accostamento tra Golfari e Polverari ritenendo il primo un gigante in fatto di strategia e il secondo un autodidatta diventato maestro di tattica. E come poteva essere diversamente? Polverari col suo Psi quasi mai sopra il 15% doveva vincere battaglie quotidiane, Golfari dall'alto del 40 e rotti per cento della Dc aveva il compito di studiare la strategia per sé, il suo partito, gli indispensabili alleati e il territorio che lo votava. Potremmo parlarne a lungo su questo binomio, litigioso il mattino sui giornali e conviviale dopocena al Larius. La sede, leccoonline.com è quella giusta per i dibattiti ma non in questo momento. Calvetti dà atto di un declino della classe dirigente lecchese. Dal suo osservatorio privilegiato basta questa conferma a certificarne l'autenticità incontrovertibile. Ma aggiungo di più: ancora non ho capito che cosa c'entrassero il meratese e il casatese con Lecco, la Valsassina e il lago. Territori viabilisticamente parlando lontani ma anche tanto diversi come la storia di questi venti anni ha abbondantemente dimostrato. Vimercate e Monza sono i nostri punti di riferimento mentre la disarticolazione prevista dal governo centrale vede i servizi pubblici dislocati a Como, Bergamo e Sondrio. Uno pensa che i parlamentari locali impediranno questa idiozia. Invece no, e sapete perchè? Perchè di fatto sono nominati, non eletti. E qui veniamo al dissenso dell'editorialista principe nonché carissimo amico. Renzi vuole un parlamento di nominati, una oligarchia con province azzerate, senato di cento inutili personaggi a loro volta nominati e una lunga fila di capilista per la Camera che, a conti fatti consentirà agli elettori di eleggere il 30% dei deputati. Ecco questo è il disegno di Matteo Renzi e della sua fedelissima Maria Elena Boschi i quali, magari dovrebbero spiegare meglio agli italiani che non li hanno eletti qualcosa dei rispettivi papà, uno indagato per bancarotta e l'altro vice presidente di una banca importante come la Popolare dell'Etruria, commissariata da Bankitalia. Ma al di là di questo Renzi non ha ancora varato una norma che davvero vada incontro alle aspettative delle imprese. Un esempio per capire il ragionamento: un artigiano alimentarista è sottoposto ai controlli dei vigili urbani, degli ispettori dell'Asl, dei carabinieri del Nas. Bene, complice la astrusità delle norme peraltro in continuo cambiamento è praticamente impossibile uscire indenni da una ispezione anche se si sono rispettate le indicazioni della precedente (e pagata la sanzione sicuramente irrogata). Diranno gli ultimi controllori che sì, prima era così, ma poi la norma è stata modificata. Già ma il panettiere fa il panettiere mica il tuttologo. E oltre a pagare i consulenti che sono ormai costi pesantissimi per le piccole imprese altro non può fare. Ebbene scriva una norma semplice semplice il giovanotto abile nei telequiz: l'ispezione deve concludersi con le prescrizioni che in base alla gravità dei fatti accertati debbono essere eseguite in tempi certi e definiti. Dopodiché se all'ispezione successiva di controllo tali prescrizioni non saranno state rispettate scatterà la sanzione. Altrimenti le migliaia e migliaia di artigiani diventano di fatto bancomat per i diversi soggetti ispettivi, soprattutto se stimolati a "fare cassa". Ma vi pare possibile? Altro che padroni a casa nostra, qui non si è padroni neppure nella propria bottega. E un'altra norma di assoluto buon senso facile facile è la seguente: i costi sono per definizione deducibili. Perché se io spendo mille euro ma tra i costi me ne fai inserire soltanto 700, sui 300 che non ho perchè li ho davvero spesi ci pago il 30% di tasse. Ma quei 90 euro non li ho. E' chiaro il concetto? E infine: ma come si fa a credere al taglio delle tasse? E' l'esatto opposto in realtà ovvero a fronte di irrisori riduzioni di Irap, i trasferimenti agli enti locali sono falcidiati e come abbiamo dimostrato ci sono comuni che non ricevono dallo Stato qualcosa di quanto i cittadini hanno versato con l'Irpef ma addirittura debbono rastrellare altri soldi da inviare a Roma. E lo dimostra la tassazione locale ormai alle stelle oltre ai vincoli del patto di stabilità e a una finanziaria che cambiando in continuazione impedisce di redigere i bilanci preventivi se non a metà anno inoltrato. A mio parere Renzi è un abilissimo interprete del gioco delle tre carte, affascina certo. Ma il credulone che accetta di giocare finisce sempre per perdere. E come dice Giorgio Squinzi non è certo un più zero virgola a certificare la capacità di governo di sospingere il Paese fuori dal disastro.
Claudio Brambilla
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