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Scritto Venerdì 25 settembre 2015 alle 19:06

Confcommercio sull’orario negozi: serve una regolamentazione minima e ragionevole, l’importante è non soffocare i piccoli esercizi

La proposta di legge sugli orari dei negozi fa discutere. La nuova disciplina relativa alle aperture, oggetto in questi giorni di una discussione in Commissione Industria e Commercio al Senato, prevede l'introduzione di 12 giorni di chiusura obbligatoria all'anno (6 derogabili). Ma nel testo, composto in tutto da 4 articoli e che pone alcuni vincoli rispetto alla liberalizzazione completa introdotta dal Governo Monti, si parla anche di accordi territoriali su iniziative dei Comuni, di norme anti-movida e di un fondo di sostegno alle microimprese.

Come Confcommercio siamo favorevoli a questo intervento normativo: serve una regolamentazione minima e ragionevole per quanto riguarda gli orari dei negozi. La liberalizzazione, anzi la deregolamentazione selvaggia introdotta dall'allora premier Monti, non ha portato alcun beneficio né alle imprese né ai consumatori. Lo dicevamo nel 2012 e lo ribadiamo con forza ancora oggi: il "sempre aperti" 365 giorni all'anno è una condizione insostenibile per le piccole imprese e i negozi di vicinato, ma alla lunga anche per i grandi. Non ci guadagna la concorrenza, né la qualità del servizio. L'unico risultato che si raggiunge è quello di soffocare i piccoli esercizi. Come ribadito anche a livello nazionale, questo intervento non va a stravolgere nulla ed è compatibile con i principi e le prassi prevalenti in Europa in materia di libertà di concorrenza. La logica di tutelare le piccole imprese che presidiano il territorio, che sono radicate e danno occupazione, che svolgono un servizio anche di tipo sociale, è fondamentale. Inutile rincorrere modelli che in Italia non sono accettabili. Senza dimenticare, come giustamente è stato ricordato in queste settimane in diversi tavoli, che persino in Inghilterra e Germania ci sono restrizioni alle aperture".

Giuseppe Ciresa
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