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Scritto Giovedì 01 ottobre 2015 alle 18:45

Sanità: senza integrazioni al budget prestazioni a rischio nel 4° trimestre. Intanto Marco Scarpaccio dice, lascio il Mandic

"Il budget negoziato con la Regione per questa tipologia di prestazioni non offre più margini. Può tornare all'inizio del prossimo anno quando ripartiamo con il nuovo bilancio". Per anni verso gli inizi di novembre i cittadini che si rivolgevano alle strutture private accreditate si sentivano ripetere questa frase e conseguentemente passavano al pubblico per ottenere le prestazioni. Il settore pubblico di norma non si sentiva vincolato da queste imposizioni. I Direttori Generali si facevano carico del problema e ogni anno costringevano la Regione a riconoscere in termini di bilancio il fatturato extra-contratto. In questo modo venivano regolarizzati eventuali sfondamenti dei budget redatti in pareggio sulla base delle assegnazioni regionali "iniziali" e quindi "provvisorie".
Piero Caltagirone, Ambrogio Bertoglio e Mauro Lovisari non hanno mai fatto ricorso al metodo sperimentato dai privati. Non hanno mai anteposto le esigenze di bilancio alle richieste di prestazioni, arrivando a farsi riconoscere dalla Regione in alcuni esercizi fino a quattro milioni di euro di risorse aggiuntive rispetto al preventivato dagli uffici regionali.

Da sinistra Pietro Caltagirone, Ambrogio Bertoglio e Mauro Lovisari

La notizia, resa ufficiale dall'ufficio relazioni pubbliche dell'azienda, che i budget assegnati ai reparti di Ortopedia di Lecco e di Merate per i presidi chirurgici di loro competenza non hanno più disponibilità e che pertanto gli interventi non classificati dall'urgenza saranno rinviati al 2016 avanzato segna indubbiamente una inversione di tendenza molto pericolosa.
Caso eclatante dell'Ortopedia a parte, tra i professionisti si registra la convinzione che la nuova strategia di totale sottomissione alle direttive regionali in tema di bilancio, seguita dalla Commissaria Straordinaria arriverà a creare problemi anche in altri settori. Si parla di tagli già all'inizio di ottobre. Neanche dai privati arrivano segnali in questa senso. In più alcuni addetti ai lavori sostengono che in tema di tagli si sta procedendo con criteri discutibili. All'interno dei Presidi e delle singole Unità Operative si accentuano le preoccupazioni.
C'è chi fa analisi di natura strategica collegando il presente al futuro prossimo del post-riforma. Alcuni ad esempio attribuiscono all'avvio e al mantenimento della cardiochirurgia del Manzoni parte dei problemi.
Un reparto con le carte in regola dal punto di vista professionale. Nessuno mette in discussione la professionalità dell'equipe del dottor Amando Gamba, ma resta il problema delle risorse economiche ed umane che questa scelta, dettata più da ragioni politiche che di programmazione regionale, ha comportato a scapito della restante organizzazione. Nonostante precise assicurazioni regionali sul totale finanziamento di questa iniziativa, un grosso supporto è stato chiesto al bilancio e all'organico preesistente.

Armando Gamba

Ora che l'operazione tagli o come meglio definita "riduzione degli sprechi" chiama in causa la sanità a tutti i livelli c'è chi si chiede se sia meglio partire dalle protesi del ginocchio o dalla razionalizzazione della rete ospedaliera facendo chiarezza in modo particolare sul numero e la dislocazione delle attività classificate di "Alta specialità" come la Cardiochirurgia.
Il recente accordo Stato-Regione sulla riorganizzazione della rete ospedaliera e riclassificazione degli ospedali recepito anche dalla riforma Maroni fornisce indicazioni precise. Definisce bacini di utenza per ogni specialità. La Cardiochirurgia, ad esempio, si vede attribuito un bacino tra i 600mila e un milione e 200mila abitanti. Conti alla mano per quanto tempo sarà possibile mantenere due cardiochirurgie in una vasta area, quella della ATS brianzola, che supera di poco il milione di abitanti? E se il San Gerardo di Monza, che quasi sicuramente otterrà il riconoscimento di Azienda Ospedaliera, risulterà il presidio di riferimento della vasta area, quali chance avrà il Manzoni?
Tutto fa prevedere che nel campo dell'alta specialità qualche azione razionalizzatrice sarà posta in essere e in questo contesto viene messo in rilievo come la difesa dell'esistente non può passare attraverso il depotenziamento delle specialità previste in capo ai presidi di primo livello, che avranno un ruolo fondamentale nel nuovo modello socio-sanitario prospettato dalla riforma.
Per esemplificare si può fare riferimento al Mandic di Merate la cui organizzazione rappresenta di fatto la fotografia ideale e precisa del presidio di primo livello.
Ma qualche segnale negativo, anche preoccupante, si registra. Basta analizzare la situazione dell'Ortopedia. Un reparto che Marco Incerti prima e Giuseppe Minnici poi hanno saputo trasformare in "eccellenza" dell'Azienda con indici di performance superiori allo stesso reparto del Manzoni e che ora è di fatto "commissariato" attraverso la nomina di Primario ad interim del dottor Piero Poli responsabile del reparto lecchese. Professionista che sta sicuramente alzando il livello dell' Ortopedia del capoluogo, impresa, peraltro, non mostruosa se si considera il livello basso di partenza dell'asticella ma a discapito di quella meratese.

Marco Incerti e Giuseppe Minnici

In altre parole il peso medio delle prestazioni scende, probabilmente perché talune specialità vengono "trasferite" al Manzoni. La scelta di non affidare provvisoriamente il dopo Minnici ad un medico della sua equipe, (come invece è stato fatto in Rianimazione e Pediatria) minaccia di produrre effetti largamente negativi. Al di là dell'indubbio valore professionale del dottor Poli.

Piero Poli

La storia della sanità insegna che durante gli interim il Primario è portato a favorire il reparto di cui è e resterà titolare.
Il clima che si registra in Ortopedia a Merate è significativo. Giovedì (oggi) il dottor Marco Scarpaccio ha messo sul tavolo le proprie dimissioni. Si dice, come reazione agli ostacoli che il primario f.f. ha messo in atto rispetto alle sue attività. E' noto come Marco Scarpaccio abbia portato alla ribalta il presidio meratese per gli sviluppi della chirurgia vertebrale. I più informati parlano di un suo ritorno con Incerti e Angaroni a Ponte San Pietro con i quali ha intrapreso questa attività poi sostenuta e favorita da Minnici.

Marco Scarpaccio

A Lecco il riequilibrio dell'attività ortopedica a scapito del Mandic può anche essere considerato un punto a favore, ma rappresenta sicuramente un problema per la tenuta del bacino d'utenza del Mandic e quindi della futura ASST.
Se l'impegno del dottor Minnici a suo tempo ha ridotto al minimo la mobilità passiva verso la bergamasca, la prospettiva di un reparto senza una propria guida e alle prese con la carenza di protesi - perché a Merate questo problema è facile prevedere risulterà ancora più marcato che a Lecco - rischia di invertire la tendenza e accentuare invece che ridurre la mobilità verso presidi esterni, a partire proprio da quello di Ponte San Pietro.
Si potrebbe chiedere a Pietro Caltagirone se, forte del suo attaccamento al territorio meratese, non potesse mettere a disposizione dell'AO lecchese qualche protesi in magazzino a Vimercate.
La tenuta dei conti con rigidità non appartiene certo al DNA Dei Direttori Generali "di professione". La dottoressa Giuseppina Panizzoli non può considerarsi in eterno "Commissario Straordinario" con divieto assoluto di avviare confronti anche duri con la Regione. Non è questo il territorio che può essere messo sotto accusa in tema di spesa pro-capite. I suoi predecessori partivano per Milano con questa certezza in tasca. Che dava loro forza negoziale.

Giuseppina Panizzoli

Se il suo obiettivo è quello di chiudere l'esercizio 2015 senza un euro di contributo in più rispetto alla assegnazione regionale che tutti gli altri ritengono non definitiva si conforterà certo con la media alta della sua pagella ma il lecchese, e in particolare il Mandic rischiano di vedere storicizzato il bilancio con tutti i rischi connessi. Insomma ammalarsi a settembre potrebbe diventare "pericoloso".
La dottoressa Panizzoli è giovane rispetto alla maggior parte dei direttori generali che, per raggiunti limiti di età, concluderanno l'esperienza manageriale col prossimo 31 dicembre. Può contare su 18 mesi di esperienza durante i quali, pur con tutto l'impegno, ci sono stati errori e sottovalutazioni. Ora però, se punta davvero a mantenere la funzione nell'ambito sanitario, anziché tornare in regione come alto dirigente e, ancor più, se mira a un incarico all'interno dell'ATS monzese deve cambiare strategia. Il rapporto col territorio diventa più importante del rapporto con la Regione. E una reazione negativa qui rischia di comprometterne la carriera più che lo sforamento di un budget che nessuno rispetta (non a caso l'assessorato "accantona" riserve per sostenere l'ultima parte dell'anno).

L'Inrca di Casatenovo

La mini manovra messa in atto dalla Panizzoli dovrebbe fruttare un milioncino di euro su circa 360 del bilancio. Ma un altro milione potrebbe essere recuperato risolvendo una volta per tutte la questione "Inrca" col trasferimento delle attività dell'istituto di via Monteregio presso il Mandic. Si tratta di una somma che oggi prende la strada per Ancona e serve per lo più a finanziare le spese fisse dell'Ente di ricerca scientifica.
Se non si riesce ad affrontare definitivamente questo problema come faremo a risolvere gli sprechi costituiti dai doppioni nelle vaste aree, dall'accanimento terapeutico o dalla medicina difensiva?

C.B.
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