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Scritto Martedì 20 ottobre 2015 alle 18:22

Il servizio idrico in Lario Reti non è al suo posto. Lecchesi non buttate via l’acqua

A pagina 22 del “piano programma” di investimenti di Lario Reti, reso noto al pubblico da questo giornale, si leggono informazioni circa le proiezioni economiche finanziarie future, e fra l’altro recita ”successivamente al 2020 possono indurre un ricalcolo con accesso di contribuzione al fabbisogno al mercato dei capitali in alternativa …”.
Considerazioni economiche che sono in potenziale conflitto  con la volontà popolare di una gestione pubblica nello spirito della vittoria referendaria. E’ un primo indizio concreto di possibile ingresso di nuovi azionisti privati. E’ possibile sin da ora prevedere un percorso che favorisca l’ingresso nel capitale azionario di nuovi soci?
Di esempi ce ne sono, si parte convincendo i Comuni a vendere le quote, partendo da quelli piccoli. E a mezzo delle tecniche  finanziarie e normative ad hoc spingere i Comuni verso la cessione o alla diluizione delle quote, un’ipotesi potrebbe prevedere:  
1) richiesta del management di “capitali freschi” (aumento del capitale sociale) per ridurre l’indebitamento relativo agli investimenti imponenti, da realizzare in parte  con mezzi propri,
2) costo del debito da riequilibrare e da ridurre al più presto (mutui natura bancaria strumento non efficace per grandi investimenti),  seguirà  la provvista di capitale di rischio(con  ingresso o diluizione di soci, senza ricorrere a mutui Cassa Depositi Presiti più convenienti del mutuo bancario).
3) fare posto ad una multinazionale (esempio A2A) nell’azionariato di LRH con le cessioni delle partecipazione minoritarie comunali per impossibilità a sostenere gli investimenti oppure con aumento di capitale riservato al nuovo socio, con perdita di potere dei vecchi soci per diluizione del capitale.
Il nuovo socio potrebbe condizionare le delibere assembleari fino al punto di controllare la società. Il tutto finalizzato a mantenere un’alta redditività azionaria nel tempo come dogma assoluto e indiscutibile. 
Il tutto farà premio sul Referendum e sulla partecipazione alla gestione democratica.
Il perché del cambiamento degli assetti proprietari, opera delle operazioni finanziarie, potrà essere la privatizzazione“ per forza maggiore”, e il messaggio ingannevole ai  cittadini a mezzo dei “canali informativi” potrà essere: se rispetto il Referendum  e la democrazia il  Comune ha bilanci in rosso (dimenticando i tagli statali agli enti Locali), oppure se cedo le quote in LRH  con gli introiti per la vendita riempio le casse del Comune e conseguo il pareggio il bilancio e addirittura posso spendere.
Solo che ci si dimentica che il futuro  dipende dalle nostre scelte ( per il momento locali)  e i bilanci positivi non sono in contraddizione con il rispetto del Referendum. La proposta del Comune di Merate di una società effettivamente in house parlava un altro linguaggio.
Era diventata una giaculatoria, la maggioranza degli amministratori lecchesi ripeteva: nessuna privatizzazione dell’acqua, faremo una riforma nel rispetto del referendum, che passerà dal rispetto delle norme per una gestione in house di primo livello, al controllo amministrativo dei Sindaci sulla società in house, nessuno riuscirà a speculare sull’acqua e via ad altre dichiarazioni rassicuranti.
Il 12 Ottobre il Consiglio Comunale di Lecco ha approvato i patti parasociali e la modifica allo statuto di LRH respingendo gli emendamenti rafforzativi a garanzia per l’acqua pubblica proposti dai 5S condivisi dall’intera opposizione.  Sembrava che ci fosse la volontà politica, una convinzione morale di salvare l’acqua dal “mercato” invece siamo arrivati esattamente al punto che il Governo ha stabilito. Privatizzazione del bene acqua senza dirlo espressamente.
 A mezzo di leggi e norme di emanazione statale: Lo Sblocca Italia favorisce agglomerati con grandi Multi utility e la legge di Stabilità taglia soldi ai Comuni. Per fare cassa dice agli stessi di vendere i beni pubblici e autorizza a spendere il  ricavato in deroga al patto di stabilità. Oltre al danno la beffa, i cittadini pagano più tasse e si vende il loro patrimonio. Tutto questo senza nessun obbligo di Legge di privatizzazione dell’acqua. Le riforme del Governo hanno un solo e vero obiettivo, privatizzare i beni e i servizi  pubblici.
Ma è possibile che le amministrazioni locali non siano in grado di gestire l’acqua in modo efficiente per il cittadino? L’hanno sempre fatto, non è un settore con problemi di vendita(domanda incomprimibile) la risorsa immessa in rete non costa nulla (in bolletta costa il doppio del gas metano). Perché arrendersi a pensare che una società pubblica in house con i criteri consolidati dalle normative italiane ed europee sia sempre fonte di sprechi e di poltrone.
Perché non c è altra ragione alla preferenza a LRH piuttosto che al progetto Merate! Tutto dipende dalla volontà dei sindaci di impegnarsi personalmente nei controlli amministrativi, sugli appalti, sulle nuove assunzioni con regolari concorsi pubblici, sulle operazioni finanziarie estranee al servizio. Un lavoro impegnativo certo, fa parte delle regole del gioco, delle responsabilità che volontariamente una persona si è sentita di assumere, nessuno lo ha obbligato a farlo, è un impegno civico nell’interesse di tutti.
In cambio di che ? Nulla tranne il riconoscimento e il ricordo dei cittadini sulla qualità della persona impegnata civilmente. Cittadini che non sono rimasti in molti ad essere convinti sulla virtuosità dei privati nei servizi pubblici, solo la maggioranza degli industriali e degli amministratori.
Ma la domanda clou è: perché i Sindaci non si ritengono in grado di gestire in house e direttamente l’acqua? Quale sarà ora la giustificazione? Quando ci si batte per una riforma è chiaro che ci si batte per l’interesse dei cittadini, e per fare questo bisogna parlare una lingua comprensibile, non doppi sensi e interpretazioni fuorvianti, acqua pubblica significa acqua gestita nell’interesse e partecipazione dei cittadini e il profitto fattore propulsivo per investimenti e riduzione tariffarie e indice di buona gestione. E in questo caso il linguaggio e le norme statutarie e patti parasociali devono assicurare in modo chiaro il diritto all’acqua non a toglierlo.
La prevalenza dell’attività non si assolve semplicemente dichiarandolo e i patti parasociali vincolano solo i Comuni(sottoscrittori) non verso terzi(i cittadini). Ci sarà qualche penalizzazione in capo a chi rompe l’accordo? A questo punto i sindaci che si sono spesi per l’acqua pubblica a mezzo  LRH ora dovrebbero dire cosa pensano, non possono più sottrarsi alla responsabilità di indicare chiaramente il destino dell’acqua lecchese.
La situazione si va delineando: o si sta con il gestore privato o con i cittadini. Fino a quando lo gestivano direttamente tutto sommato il servizio era in buone condizioni fornendo acqua a tariffe molto più basse rispetto ad oggi. Perché non si dice in modo chiaro che la finanza(borsa) verrà tenuta lontana  da Lecco e nessuna  appropriazione violenta di questa sarà accettata?
Per i Comuni è così difficile scegliere le persone competenti a cui affidare la gestione , se la scelta delle persone non è adeguata dal risultato dei loro controlli, li si sostituisce subito prima che combinino disastri. Potrà capitare che la scelta non sia azzeccata, la successiva andrà bene e sarà appropriata. Basterà uniformarsi a regole semplici, scegliere  manager estranei alle lobby politiche e scartare trombati nella carriera politica. Capirà che sta lavorando per i cittadini e con controllori efficienti. LRH con dentro i privati ( esempio A2A )potrà avere soci di maggioranza  lecchesi, il resto in mano ai  nuovi, ma col tempo il peso dei “grandi” si farà sentire e svincolata dai controlli e dagli obblighi di trasparenza cui è soggetta la pubblica amministrazione cosa succederà ? Si potranno verificare “buchi” nei bilanci e ridurre il valore delle partecipazioni comunali ? E magari i cittadini chiamati pagare sulle bollette per i deficit accumulati per una cattiva gestione?
Di solito come si sviluppa l’operazione di spogliazione dei beni e competenze degli Enti locali. La tabella di marcia è sempre la stessa.  Non c’è molta fantasia tra i promotori. Si parte dall’ imporre limiti di bilancio agli Enti locali, mutui scoraggiati, si tagliano i trasferimenti statali fino a  azzerarli, si favorisce  l’indebitamento con tassi alti( indebitamento bancario e non statale) e si limita eventuali crediti da attività magari profittevoli pubbliche.
Si continua ripetendo che i Comuni sono i crisi perché gestiscono male e solo i privati sono bravi ad amministrare. Il Comune messo alle corde deve cedere la gestione dell’acqua e delle fognature, riceve cifre importanti ma solo dopo ci si accorge che il gioco non valeva la candela perché al termine dei 20 anni il sistema idrico sarà a pezzi e dovrà essere rifatto di nuovo. Solo che I comuni non avranno un euro in tasca e i cittadini  dovranno tirare fuori le palanche per ripubblicizzare il servizio. 
Si ripropone quello che a scala nazionale viene portato avanti da anni  su altri servizi; si “liberalizza” , poi si privatizza e si va in borsa. Chissà se alla fine al cittadino converrà partecipare alla gara di offerta per tenersi l’acqua al servizio dei residenti sul territorio? Ma ci sarà qualche disposizione che lo proibirà.
Riccardo Appiani
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