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Scritto Sabato 31 ottobre 2015 alle 11:52

Dopo il gas e l’acqua i lecchesi sono pronti a scippare anche Retesalute. Mentre le pecore meratesi e casatesi si occupano di tombini

Ve la ricordate la battuta, ormai un cult, di Paolo Strina: Merate è un buco con i comuni intorno? Bene, pensiamo sinceramente che alla luce delle posizioni assunte dai comuni intorno - con la sola lodevole eccezione di Cernusco - e del disinteresse totale verso le problematiche sanitarie - con la sola lodevole eccezione di Ambrogio Sala di Olgiate - oggi la frase la si potrebbe capovolgere così: Merate è un centro con il nulla attorno. Eh si perché quando, conti alla mano si approva la modifica dello statuto di Lario Reti Holding, l'azienda che gestirà il servizio idrico per i prossimi 20 anni che riduce dall'80 al 66% il quorum necessario per le deliberazioni straordinarie, il che significa trasferire tutto il potere a Lecco, Valmadrera, Garlate, Mandello e poco altro vuol dire una delle tre cose: a) essere complici nello spogliare il meratese-casatese di diritti storici, soprattutto nell'acqua che con Ciab e Ecosystem deteneva un primato; b) essere distratti o impegnati nella sistemazione di segnali stradali e tombinature; c) non capire nulla né di bilanci né di statuti né di strategie e né di potere della governance. Per alcuni comuni la risposta c'è: sono complici del partito, il PD, da cui si aspettano di essere ricambiati. Pensiamo a Olgiate (non la Dorina tutta presa con le festicciole di paese) con Marco Canzi, a Sirtori con Paolo Negri, a Missaglia con l'ex comunista di ferro Bruno Crippa, a Osnago col soldato Paolo Brivio, a Brivio con il già gratificato con un posto in Giunta provinciale Ugo Panzeri. Ma Lomagna, Verderio, Paderno, Airuno, Imbersago, Robbiate e di là, Barzanò, Casatenovo, Monticello e giù giù nell'oggionese - con le politicamente corrette eccezioni di Barzago il cui sindaco storico, Mario Tentori, PD, è papà dell'on. Veronica, PD e Cassago dove tuttora imperversa, anche con spunti molto positivi per il territorio, l'on.Gian Mario Fragomeli, PD - che cosa hanno da guadagnare dall'appiattimento sulle posizioni dei lecchesi? In apparenza nulla. Quindi per questi comuni valgono le ipotesi b) o c). In realtà crediamo che il collante universale, il denominatore comune, sia proprio il Partito Democratico con il suo politburo di Valmadrera composto dall'ex sen. Antonio Rusconi, grande regista dell'operazione Lario Reti, dal sindaco di Lecco Virginio Brivio, dal sindaco di Garlate Giuseppe Conti, altro Pci di lungo corso e dal sindaco di Valmadrera Donatella Crippa, che è succeduta a Marco Rusconi, arrestato e poi scarcerato con l'accusa di corruzione, ex dipendente Acel, passato a Lario Reti (che controlla il capitale di Acel) e infine promosso dirigente di Idrolario Srl. Diciamo questo perché in almeno una decina di Consigli comunali abbiamo sentito la frase: sì qualcosa non torna nell'affidamento dell'idrico a LRH ma se gli altri (?) hanno votato a favore non possiamo metterci di traverso. Sfidando, aggiungiamo noi, l'ira di Antonio Rusconi che guida con maestria le assemblee utilizzando sapientemente lo sguardo acuto e penetrante.

Antonio Rusconi

Se dovessimo scrivere queste righe per lecconline.com - portale del nostro gruppo - dovremmo in onore di territorio alzare peana nei confronti dei sindaci del capoluogo e del suo circondario. Sono bravi, inutile negarlo. Sanno che giù nella laboriosa Brianza ci sono pecore e le tosano come si deve. Fanno bene. Il destino delle pecore è di essere tosate. E poi scannate. Purtroppo però è il territorio presidiato dalle pecore a rimetterci. Prendiamo l'ospedale. Ormai tra gli addetti ai lavori c'è la piena convinzione che anziché con un'azione eclatante, lo si stia svuotando goccia dopo goccia. Non ci si accorge immediatamente del danno, come l'aria che fuoriesce dal forellino nella gomma, ma piano piano lo pneumatico si affloscia. Così avviene al Mandic, con piccole manovre: un pensionato non sostituito, un impiegato di meno, via la vigilanza, ridotto l'apparato amministrativo, sottratti piccoli ma necessari macchinari e trasferiti all'ingegneria clinica (cioè al Manzoni), affidamento a primari lecchesi di reparti meratesi in modo da ridurne pian piano il peso medio delle prestazioni e così via. Con un po' di attenzione la manovra può essere scoperta e denunciata. Invece nessuno vi presta attenzione e il sommesso grido di aiuto degli operatori non scavalca le mura di cinta del presidio. Ora facciamo una previsione: sottratto il business del gas (ricordate la svendita per 20mila euro di Ecosystem gas, un'aziendina modello messa su dal nulla da Antonio Conrater e fusa forzatamente in Acel Service nel 2010?), conquistata la gestione totale dell'acqua pubblica, i lecchesi che nulla inventano ma sono svelti di mano, punteranno su Retesalute, altra bellissima iniziativa tutta meratese ideata da Dario Perego, Giacomo Molteni e Marco Panzeri col successivo contributo di Battista Albani, Marco Molgora e Paolo Strina. I lecchesi non dispongono di un'azienda speciale consortile ma ora che con la riforma sanitaria firmata da Roberto Maroni, ospedale e territorio tornano ad essere una sola realtà e il secondo diventa determinante nell'ambito delle cronicità e della continuità assistenziale, c'è gran bisogno di un'azienda del genere. A presiederla oggi c'è un silente Alessandro Salvioni, uomo da sempre vicino a Virginio Brivio. Da Salvioni ci si aspettava un intervento robusto a commento della riforma regionale, dato il ruolo fondamentale dell'Asp che presiede nel distretto. Invece l'ex sindaco di Robbiate tiene un basso profilo. Temiamo non a caso. Se il PD darà ordine di spostare l'asse di Retesalute verso l'ormai ex capoluogo Salvioni eseguirà; come Albani prima di lui col gas. Le pecore meratesi e casatesi emetteranno tutt'al più un belato. Poi continueranno a brucare l'erba del proprio orticello. Con un occhio al vicino tombino, non che sporga dalla sede stradale e faccia cadere qualche pensionata. Quello sì che sarebbe un grosso guaio.

Claudio Brambilla
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