Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 246.978.225
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Martedì 10 novembre 2015 alle 18:16

Bosisio: 'guerra del latte', l'allevatore Binda spiega la protesta. ''Guadagni ormai minimi''

Continua la protesta del latte a Ospedaletto Lodigiano, dove numerosi produttori della Coldiretti, provenienti anche dalle province di Como e Lecco, si sono mobilitati per difendere il loro lavoro.
Tra gli allevatori intervenuti negli scorsi giorni c'è anche Gianluigi Binda di Bosisio Parini, che ha ereditato l'azienda dal nonno e ha imparato dal papà il mestiere che oggi porta avanti insieme al fratello e ai due figli. Un lavoro non facile, che richiede tanti sacrifici e dal quale è divenuto difficile trarre sostentamento a causa di un prezzo del latte soggetto a continue variazioni al ribasso.

Gianluigi Binda

All'azienda si accede attraverso una breve strada sterrata alle spalle di via Caminanz. Qui, in un'area di circa 2mila mq, ci sono 45 vacche da mungitura (circa 4.500 quintali all'anno di latte prodotto), numero che arriva al centinaio se si considera anche la "rimonta", vale a dire il ricambio generazionale degli animali. Il latte della sua azienda viene venduto a circa 35.50 centesimi al litro, più Iva, a Santangionlina, cooperativa che contribuisce alla produzione del Grana Padano e di altri formaggi in diversi caseifici.


A causa della continua riduzione del prezzo del latte, però, Gianluigi ha iniziato a fare i primi "tagli" sull'azienda qualche anno fa, scegliendo di ridurre il numero di bovini per continuare a produrre e a stare nei costi: sei anni fa, infatti, erano circa 65 le vacche che allevava, per una produzione annuale di circa 5.700 quintali di latte. "In passato avevamo margini di guadagno superiori e qualche investimento si riusciva a fare. Ora è praticamente impossibile. Anche le vacche malate sono diventate un problema e non le curiamo più: il prezzo dei medicinali, anche per una mastite - infiammazione mammaria che può portare anche al decesso dell'animale - si avvicina quasi al costo di una vacca, senza darmi la garanzia di guarigione. Tra l'altro, nel periodo di cura, sono anche costretto a buttare via il latte" ha spiegato.


Gli allevatori italiani hanno anche un altro problema, quello di una gestione ordinaria della stalla che diventa difficile con i prezzi che aumentano e il costo del latte che invece non si adegua: "In Francia e Germania, ad esempio, alimentare una vacca costa circa 4 euro al giorno con un prezzo del latte intorno ai 28 centesimi, mentre in Italia il costo per mantenere una vacca è di 6 euro al giorno e il prezzo del latte si aggira intorno ai 35 centesimi. Noi, però, a differenza degli altri paesi, non abbiamo i pascoli e dobbiamo mantenere la struttura con tutti i suoi costi, come il gasolio, la corrente e l'acqua" ha sottolineato Binda. Il caso dell'acqua è emblematico, visto che nel passaggio dalla gestione comunale a quella di Idrolario il prezzo al mc è raddoppiato e negli anni è andato aumentando. Dai 250 euro quadrimestrali che pagava con la gestione municipale, Gianluigi deve oggi pagare più di 700 euro di bolletta solo per l'acqua della stalla.


"Lavoriamo 365 giorni all'anno, senza avere ferie e riusciamo a fatica a guadagnare il mese dalla nostra attività" aggiunge Binda, che da qualche tempo ha iniziato a fare lavori agricoli per conto terzi (spazzatura della neve, trinciatura del mais, taglio del legno, manutenzione del verde). "Non è giusto che dobbiamo fare altro per continuare ad esercitare l'attività per cui siamo nati. Dispiace davvero tanto vedere andare in fumo il lavoro di una vita". D'altra parte se le spese ordinarie si riescono ancora ad affrontare, non è così per quelle straordinarie e per gli investimenti sulla propria attività. "L'azienda ha ormai trent'anni e diventa vecchia. Avevamo l'autorizzazione per riqualificare quella già esistente dotandola di apparecchiature tecnologiche moderne, ma ci siamo dovuti fermare".


Un altro problema riguarda poi l'alimentazione. "E' assurdo che non possiamo piantare gli organismi geneticamente modificati (OGM) per mais e soia quando poi lo possiamo importare. Spendo 2 euro in più al quintale per il cibo che è comunque un Ogm" ha concluso Binda.
Il prezzo del latte non è dunque una variabile numerica perchè, per allevatori di vacche da mungitura come Gianluigi, è una fonte di reddito fondamentale che dovrebbe quantomeno garantire di reinvestire il ricavato per continuare a migliorarsi, come fa già qualsiasi azienda che vuole stare al passo con i tempi.
Articoli correlati:
07.11.2015 - A Ospedaletto (Lodi) la ''Guerra del latte''. Ciappesoni, 'nostro prodotto sottopagato'
Michela Mauri
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco