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Scritto Giovedì 26 novembre 2015 alle 18:14

Perplessità sugli incontri svolti sul tema della teoria gender. L'identità sessuale non si può certo insegnare

Ho letto recentemente su Casateonline (9/10-22/11) le affermazioni del sindaco di Ello a proposito della "teoria gender" e la sua ferma opposizione all'insegnamento della stessa a scuola, culminata in una mozione votata all'unanimità dal consiglio comunale (9/10) e in una lezione sui pericoli del "gender" aperta alla cittadinanza (22/11).
Nei giorni precedenti Casatenovo aveva a sua volta ospitato una puntata del tour nazionale dell'Avvocato Amato, sempre dedicato al "gender" (6/11).
Vorrei rassicurare gli intervenuti a queste iniziative. Ci sono cose che non si possono insegnare: l'identità di genere e l'orientamento sessuale sono tra queste. Esse infatti, come riportato da molti studi, si sviluppano in modo indipendente dalla volontà dell'individuo e non sono da esso modificabili.
Noi insegnanti siamo tenuti (sottolineo, te-nu-ti) a insegnare il rispetto per l'identità e l'orientamento sessuale di tutti, senza classificare come "normali" quelli che sono "maggioritari" e "feriti" "malati" "disordinati" o peggio gli altri. Non è il comma 16 della legge 107 sulla Buona Scuola a chiedercelo: è la deontologia professionale.
Quando io ero ragazzina, mia nonna mi diceva che una donna nei giorni del ciclo non poteva curare le piante o queste sarebbero morte. Era una prescrizione che lei stessa percepiva come assurda, e che al giorno d'oggi nessuno si sentirebbe di avallare. Chi sostiene la validità di questa prescrizione ha la stessa credibilità scientifica di quanti sostengono che si crei confusione o addirittura "contagio" nei ragazzi parlando di omosessualità e identità di genere.
Tanto meno esiste in Italia una prova si-cu-ra in di quanto sostenuto dai gruppi pro-life: bambini costretti a truccarsi, masturbazione oggetto di lezioni pratiche, bambini costretti a infilare preservativi. Nessun caso documentato, ma un coacervo di "leggende metropolitane": ho sentito dire che, una mamma ha scritto che... Ma queste false informazioni danneggiano chi lavora con professionalità con i più piccoli su temi importanti come la prevenzione primaria dell'abuso.
Ed io mi sto chiedendo da tempo a chi giovi creare un clima di isteria collettiva nei genitori e esercitare pressioni sui docenti.
Grazie dell'attenzione,
Alessandra Magni
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