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Scritto Giovedì 17 dicembre 2015 alle 18:07

Gestione acqua: sul conflitto di interesse tra chi la vuole pubblica (i cittadini) e chi la vuole privata (''la Sinistra finanziaria'')

Mettiamola così, a tanti nostri amministratori pur di arrivare all'obiettivo piacciono tutte le maniere, lo stile soft e ingannevole, molto efficaci nelle tecniche comunicative in uso nel dibattito politico ,o le maniere forti ed ingarbugliate della distorsione delle norme nazionali e comunitarie. Per arrivare ad una gestione privata dell'acqua lecchese si superano tutte le resistenze innate e logiche che il buon amministratore ha maturato dentro di sé in tanti anni di impegno civico, si va contro le leggi dello Stato e ci si fa beffe delle sentenze di organi dello Stato preposti a farle rispettare (Corte dei Conti/AGCM ed Europa).E' proprio il caso di dirlo, l'ultimo mese del 2015 si caratterizza per le forti tensioni e preoccupazioni dei cittadini sulla strategia dell'ATO sul fronte acqua. Si userà il periodo delle feste natalizie quando i cittadini sono distratti dalla scelta dei menu, dello spumante, del panettone, dal sonno dei media, per fare passare con un "Coup de Théatre" l'acqua ai privati (LRH) ? Con l'entusiastico voto favorevole di amministratori locali ed ex provinciali, tranne meritoriamente quelli "fuori dal coro"? Se così sarà, la "festa" ai cittadini sarà confezionata come fosse un "dono" di Natale e nella stessa logica anche al referendum e alla democrazia.
Speriamo di no,che il pacco dono non ci arrivi, perché una volta che l'effetto della delibera provinciale darà la titolarità della gestione dell'acqua a LRH sul territorio lecchese, quest'azienda avrà il dominio assoluto e senza il controllo analogo che limita il potere ai manager avranno campo aperto ad ogni soluzione futura. Il cittadino per difendersi non potrà rivolgersi al gestore del Comune più vicino,perché monopolio naturale, magari risparmiando, ma dovrà pagare il prezzo che il gestore ritiene migliore, per sé e per i propri azionisti. (l'Aeegsi non è li a limitare i prezzi). Sul territorio agirà indisturbato. Non essendoci nessun obbligo di gestione dell'acqua da parte di imprese locali, succederà che prima o poi (2020 ?) una delle note Multinazionali (ormai le conosciamo tutte)assuma la gestione del servizio e,ovviamente, facendo confluire i dividendi alle case madri,anche straniere,fra l'altro, peggiorando la nostra bilancia dei pagamenti con l'estero(componente solo valutaria) fatto che a parole il Governo vuole assolutamente evitare. Naturalmente tutto avverrà con il solito disco rotto " in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza".Ma quale concorrenza? Si sa che nella realtà è inapplicabile,è solo un esercizio teorico interessato, specialmente nei monopoli naturali.
Che l'acqua sia un diritto naturale e non può essere privatizzata l'hanno capito anche i bambini. Che i lecchesi non possono guardare con simpatia chi attraverso la politica porterà l'acqua verso la finanziarizzazione della stessa è perché sono concreti e sanno che una gestione pubblica (efficiente non carrozzoni e questo dipende da chi gestisce) è superiore sia intellettualmente che nella realtà dei fatti, ossia nella definizione dei costi. L'esperienza della privatizzazione,in altri territori, racconta di un approdo che non produce niente di progresso e come dinamica di responsabilità sociale niente di stimolante per i cittadini, la partecipazione non è percepita come un momento di dinamica culturale ed economica capace di emozionare ed è invece vista come strumento incomprensibile. Chi sostiene quest'idea farà un buon servizio, non è un segreto, a tutti quei interessi economici italiani e stranieri contribuendo ad aumentare le difficoltà delle persone ,quando invece a fronte di riduzioni di pensioni e salari (deflazione redditi) è necessario un taglio delle tariffe dell'acqua, e non solo, unico modo di contrastare la povertà e questa decadenza sociale che opprime giovani e adulti. Queste difficoltà favoriranno una vera analisi spietata del presente, occuparsi ad aspetti mai ben illustrati dai mass media,(tranne questo giornale). Ad esempio come è possibile che la politica(sede dell' interesse pubblico) in modo semplicistico faccia sparire il pubblico dalla gestione dell'acqua e dei beni pubblici favorendo poi la sua mercificazione sui mercati? E'come tradire la propria missione, e a chi giova questo affare? E' una logica che ha la sua radice nel considerare superato il modo tradizionale di conseguire il profitto, come giusta retribuzione del lavoro e del capitale immesso nell'attività dall'imprenditore, al pari del lavoro subordinato. Da tempo si sta imponendo la tendenza di ottenere profitti acquistando infrastrutture e servizi idrici pubblici e nello stesso tempo il Governo ostacola con provvedimenti legislativi, il più possibile, la possibilità di gestione pubblica dei servizi idrici come l'autoproduzione dei Comuni. Si assiste dall'inizio secolo a un trend di investimenti di capitali in strumenti finanziari derivati o dei futures aventi come base l'acqua, di banche,fondi, assicurazioni e multinazionali nuova frontiera del capitale per ricavare alti profitti, l'acqua da bene comune a merce da vendere al miglior offerente. Quindi estrazione del profitto senza rischio imprenditoriale a mezzo di acquisizioni di asset class ambientali e delle sue infrastrutture attraverso privatizzazioni degli stessi autorizzati dalla politica,ma non dei cittadini. Un'opportunità redditizia superiore a qualsiasi attività imprenditoriale senza rischi. Le caratteristiche delle due modalità di gestione sono in conflitto proprio nella sua genesi interiore e nelle base ideale del profitto classico. In house o Azienda Speciale è il modo più sano di gestione,si avvicina molto a quello dell'economia imprenditoriale tradizionale e non a quello della finanza. Si esprime attraverso un giro economico che si apre con l'investimento, continua col lavoro e si chiude col profitto. In termini più chiari e anche semplici si costituisce lo schema moneta/lavoro/moneta, il primo termine identifica l'investimento dell'imprenditore pubblico o privato,il secondo identifica il lavoro manageriale del pubblico o dell' imprenditore e del lavoratore subordinato per la realizzazione del bene o servizio, il terzo termine identifica il profitto,personale per l'imprenditore o collettivo se impresa in house sotto forma di riduzione tariffarie. Peccato che questo non piaccia ai tanti nostri amministratori. Purtroppo. All'opposto le società Multinazionali o Multi utility nostrane che vedono negli asset pubblici ( servizi idrici, ecc.) un lucroso business, operano secondo lo schema moneta/moneta, cioè acquistano beni pubblici, non investono,non si crea un'ora di lavoro e il pubblico si priva della proprietà, non si passa dal fattore lavoro perché asett già costruiti o realizzati da decenni con denaro pubblico e si chiude con una ricca rendita (moneta).Non rischiano e non investono niente, tranne piccole sistemazioni indispensabili. Gli obiettivi dei due modi di gestione sono diversi e in conflitto fra loro, la gestione pubblica come l'imprenditore ha una visione di lungo periodo,controllo efficienza e risultati economici nel tempo e continui,invece il manager della Multinazionale deve raggiungere risultati a breve scadenza,cerca le stock option.
Non è difficile capire le finalità del gioco e il forte interesse collettivo della scelta in house in regola con le norme. Tralasciando gli aspetti locali della vicenda acqua e delle maggioranze di "sinistra" nelle amministrazioni comunali nel lecchese, ci si chiede se a livello Europeo e nazionale,considerato le scelte economiche di fondo dei Governi,anche passati, la sinistra ha gli strumenti culturali per condurre una strategia atta ripristinare le basi ideali economiche, a Bruxelles e all'interno, per le persone. Ad esempio non si è riusciti all'Expo di Milano (amministrazione di sinistra) a consegnare il tema all'acqua alla società pubblica milanese (MM), che gestisce un'acqua ottima che avrebbe potuto rappresentare gli interessi dei popoli "l'acqua pubblica di Expo", ma la gara è stata vinta dalla Nestlè. E magari con soddisfazione degli organizzatori italiani e dello stesso Comune. Sembra che si usi un binocolo alla rovescia,invece di illuminare gli aspetti basilari dei problemi e arricchirli di tutte le sue sfaccettature,che sono moltissime,si tende a sfocare le immagini,a ridurre l'approfondimento e a dare interpretazioni e basi teoriche irreali (concorrenza,liberalizzazioni,libero mercato ecc.).
Auguri di buone feste alla redazione e a tutti i lettori.
Riccardo Appiani
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