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Scritto Mercoledì 23 dicembre 2015 alle 15:19

Ciao, Mario!

Mario Colnago
Mi sembra indispensabile porgere pubblicamente un saluto al caro Mario Colnago, scomparso lo scorso 19 dicembre. Un saluto che da una parte è doveroso e dall'altra vuole essere riconoscente, perché credo che Mario sia stato un uomo importante per l'intera Cassago e che dunque mancherà, e molto, alla nostra comunità.
Con memoria grata vorrei dirgli "ciao Mario, anch'io sono qui!" mentre lo vedo sorridermi con lo sguardo curioso e arguto di sempre, e mi pare quasi di sentirlo mentre mi rivolge ancora quel saluto sempre esclamato con ironia e, oso sperare, con piacere: "tell chi che l'è chi!". A onor del vero penso che se lo potesse aspettare che non avrei lasciato la penna ferma in questo momento che è sì estremo, ma che è anche gioioso proprio perché pieno di commossa speranza.
Vorrei dire a Mario un grosso grazie, e credo di poter serenamente affermare che lo dico a nome di tutti i cassaghesi. Fondamentalmente perché con la sua lunga e operosa vita ha saputo insegnare tante cose; e se serve metterne in elenco almeno alcune beh, non chiedo di meglio.
Ad esempio che il principio (e anche il fine) di una vita felice non è il piacere ma è piuttosto ciò che è nobile e giusto, ovvero quello che nasce dall'amore, che in quanto tale è "puro", perché alla fine proprio sull'amore saremo giudicati.
Oppure che il futuro non è scritto, e che col nostro libero arbitrio abbiamo la facoltà di crearlo, meritandoci biasimo o lode, e quindi di modificarlo con la nostra volontà che - quando è fondata sulla fede - è un cammino sicuro.
Ma anche che se da un lato desiderare è naturale, certi desideri sono fuorvianti e alcuni tra essi sono inutili.
E ancora che la fortuna e il successo non sono cose cattive ma neppure sono divinità: meglio essere saggi che fortunati perché, come diceva, "quello che Dio ti dà prendilo, e convinciti di avere un tesoro".
E che infine non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per irrobustirsi nell'arte di amare, nel desiderio di conoscere, nel vivere ciò che fa bene all'animo.
Molte altre cose si potrebbero aggiungere, ma le parole - ecco un altro insegnamento appreso grazie alla frequentazione con quest'uomo speciale - alla fine sono solo parole, e bisogna anche saper trovare il punto con cui fermarsi.
Quindi, semplicemente, "ciao, Mario". Penso che ora, giunto alla fine della strada terrena, proprio davanti a quella scala che porta verso l'alto, egli sia finalmente nella pace, nella gioia e nella festa. Sta cioè vivendo l'incontro dentro quella "Luce" di cui ogni giorno ha affinato la conoscenza e in cui alla fine aveva trovato una serena certezza. Mi pare quasi di sentirne l'allegria, l'esultanza e il giubilo di cui ancora in vita sapeva trasmettere l'eco. Perché la sua esistenza mi pare di poterla paragonare all'insegnamento di San Paolo proprio della domenica che per prima Mario ha trascorso in cielo, quando l'apostolo esorta a mettere in pratica le cose buone e belle che si è imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in Cristo.
Mario diceva anche a me, in un suo modo molto semplice, "dai, forza, mettile in pratica anche tu!". E io cercherò, noi cercheremo, di farlo.
Benvenuto Perego
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