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Scritto Mercoledì 23 dicembre 2015 alle 19:26

Acqua: a maggioranza bulgara i sindaci danno il via libera a Lrh. Negri garantisce sull'Agcm: 'mi han telefonato, tutto ok'

E’ arrivato a larghissima maggioranza l’ultimo e definitivo via libera dei sindaci lecchesi all’affidamento del Servizio Idrico Integrato della provincia a Lario Reti Holding: riuniti in sala Ticozzi a Lecco ieri pomeriggio gli amministratori hanno espresso parere “favorevole e vincolante” alla scelta dell’Ato di consegnare la gestione dell’acqua alla holding di via Fiandra.
Poco più della metà dei sindaci era presente – 49 su 88, grandi assenti i Comuni da sempre contrari che hanno preferito non “sporcarsi le mani” – e solo Torre de Busi ha voluto votare contro.
Ora l’ultimo step sarà l’affidamento definitivo da parte del consiglio provinciale già convocato per il 29 dicembre, 2 giorni prima dell’entrata in vigore della nuova gestione targata Lario Reti.
Ad aprire la discussione in assemblea è stato anzitutto un ordine del giorno presentato dal sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati – che già a nella scorsa assemblea a luglio aveva chiesto alcune precisazioni giuridiche - per avere più garanzie nel caso in cui l’Agcm confermasse il suo parere negativo sulla vicenda.

Elena Arena, Paolo Negri e Daniele Villa

“Dobbiamo dirci con franchezza che il parere dell’Autority, benché non vincolante, ha un suo peso e dobbiamo tenerne conto” ha spiegato. “E dobbiamo dunque rimarcare il fatto che quali che siano le indicazioni che arriveranno dall’Agcm, la strada che percorreremo sarà sempre quello dell’affidamento in house”.
L’odg proposto da Casate è stato approvato all’unanimità, al motto di “nessuno tocchi l’in-house”: se anche l’Antitrust dovesse bocciare Lario Reti Holding, i  sindaci non potranno comunque trovare una strada che non sia quella dell’in-house.
E in questo senso un emendamento di Virginio Brivio di Lecco ha precisato come un eventuale – pur scongiurato – nuovo percorso di affidamento dovuto all’eventuale bocciatura da parte dell’Agcm della decisione attuale “escluderà in ogni caso la gara”.
I sindaci han messo dunque le mani avanti, ammesso e non concesso che il Tar – qualora fosse chiamato in causa dall’Autorità – non imponga dall’alto lui stesso l’affidamento a gara.

Ma è stato il presidente dell’Ato Paolo Negri – in fase di discussione dell’affidamento vero e proprio – a “tranquillizzare” tutti i sindaci con un vero e proprio colpo di scena: “Proprio un’ora fa [quindi nel pomeriggio di lunedì, poco prima dell’inizio dei lavori della conferenza dei comuni] ho ricevuto comunicazione da parte dell’Agcm che dopo il nostro incontro nel quale abbiamo portato i chiarimenti richiesti l’Autority ha espresso parere favorevole all’affidamento. Siamo ora in attesa di ricevere i contenuti precisi della nuova presa di posizione, che dovrebbero esserci inviati a giorni, speriamo prima della riunione del Consiglio Provinciale. Non sappiamo ancora esattamente in che termini esprimerà un parere favorevole ma sappiamo – come prevedevamo – che gli argomenti delle nostre controdeduzioni sono stati ritenute validi e fondati”.
Sciolto – almeno a parole, ma attendiamo di conoscere il parere scritto – anche questo nodo, è stato ancora Negri a tenere l’ ”arringa” in difesa della bontà dell’affidamento a Lario Reti Holding.

“Con le modifiche allo statuto che sono state approvate, tutti i requisiti sono oggi rispettati” ha spiegato. “Anche l’attività prevalente: non esistono precedenti giurisprudenziali che dicano che l’attività prevalente sia da calcolarsi sul fatturato dell’intero gruppo di Lario Reti”.
Con tanto di slide e grafici Negri ha ribadito ancora che l’attività prevalente non debba tenere conto dei fatturati milionari delle partecipate, ma solo dell’attività per così dire “accessoria” che la casa madre svolge per le sue società.
L’unica voce contraria che si è sollevata in sala Ticozzi è stata quella del Comitato Acqua Pubblica con Germano Bosisio.
“Continuando pervicacemente ed anacronisticamente sulla strada intrapresa dalla maggior parte di voi finirete, nella migliore ipotesi, col consegnare , anche se sotto le apparenti forme  del “ pubblico ”, la gestione dell’idrico alle forze del mercato, in palese violazione dello spirito referendario. Allontanerete i luoghi effettivamente decisionali dalle sedi locali di democrazia rappresentativa e partecipativa. Produrrete un rischio oggettivo di “rientro” dell’ipotesi di gara ad evidenza pubblica nella procedura di assegnazione, smentendo così, nei fatti, la vostra più volte dichiarata volontà di procedere all’affidamento diretto cosiddetto “in house”. Manterrete in auge un sistema di potere societario, gestionale e manageriale che ha dato prova pessima di efficienza e di economicità (e conseguente lievitazione tariffaria) , che dovrebbe invece contraddistinguere la gestione pubblica”. 

Nessun sindaco ha voluto intervenire in fase di dibattito: si è proceduto con le votazioni. L’unico voto contrario è stato quello del comune di Torre de’ Busi, che non vuole rinunciare all’attuale gestore Hydrogest, che offre ai cittadini tariffe ben più contenute rispetto a quelle salatissime che pagano gli altri lecchesi.
E cosi, con una maggioranza a dir poco bulgara, Lario Reti ha ottenuto l’acqua della Provincia. 
Manca solo l’ultimo scalino, il passaggio a Villa Locatelli, e poi ci sarà il via libera definitivo.
Salvo nuove soprese.    
Da segnalare infine l’appello del sindaco di Casatenovo, che si è rivolto in particolar modo – seppur indirettamente - a Merate: “E’ quantomeno inopportuno che affidiamo il SII a una società rispetto alla quale ci sono richieste di recesso da parte di comuni importanti, che credo debbano rivedere questa posizione, anche aspettando se preferiscono la conclusione dell’iter di verifica in atto da parte dell’Autorità. Non possiamo permetterci che il secondo comune della provincia - e con lui anche altri - stiano fuori da questa partita” ha spiegato, chiedendo dunque a Merate in primis di ritornare sui suoi passi e non fuoriuscire da Lario Reti. In nome – aggiungiamo noi – anche dell’esborso che graverebbe sui conti della società, costretta a liquidare le quote.  “Cerchiamo apertura in nome di principi semplici: la difesa dell’acqua pubblica e la difesa dell’ in-house, prendendo atto che politicamente la maggioranza ha fatto una scelta. Perché ci sono aspetti che vanno oltre il sii: serve unità. Siamo una politica giovane, piccola e frammentata in tanti comuni. E rischiamo di fare la parte del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro se non lavoriamo all’identità vera della provincia, in cui l’asse Lecco-Merate è un asse fondamentale, che deve essere recuperato”.
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