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Scritto Martedì 29 dicembre 2015 alle 22:08

Pd e Ncd consegnano il Servizio Idrico a 'Lario Reti Holding' per i prossimi 20 anni. La Lega: è la fine, l'acqua va ai privati

"L'uovo di colombo" - per citare il sindaco di Oggiono Roberto Ferrari - è servito: il Consiglio Provinciale ha consegnato l'acqua dei cittadini lecchesi a Lario Reti Holding, la multi-utility che si occupa anche di gas e energia, da cui ricava dividendi milionari da redistribuire ai comuni soci.
Solo i due consiglieri della Lega Nord Elena Zambetti e Stefano Simonetti hanno votato contro, mentre il gruppo democratico e il consigliere del Nuovo Centro Destra Mattia Micheli hanno approvato l'affidamento (assente giustificato Alfredo Casaletto, anch'egli di Ncd).

Flavio Polano, Corrado Conti e Elena Arena

Dopo anni di discussione e delibere - ma anche forzature che hanno anche catturato l'attenzione della Corte dei Conti della Lombardia, come le proroghe dell'affidamento provvisorio a Idroservice pur priva di requisiti - sulla vicenda del Servizio Idrico lecchese è stato messo un punto fermo.
Per i prossimi 20 anni Lario Reti gestirà tutto il ciclo dell'acqua pubblica lecchese, dalla depurazione, alla distribuzione alla fatturazione.
Ed è proprio su questo tema che iniziano le cattive notizie: secondo le previsioni nei prossimi anni l'acqua della nostra provincia - già carissima - diventerà ancora più salata.
Scontato l'esito della votazione andata in scena martedì sera a Villa Locatelli, che ha recepito il parere vincolante già dato dai sindaci riunitisi in assemblea settimana scorsa.
E anche l'Agcm ha ritirato il suo parere negativo nel quale si denunciava l'incompatibilità della presenza di Acel nel gruppo Lario Reti con la gestione dell'acqua pubblica.
Dopo le interlocuzioni con la Provincia, "l'Autorità he deliberato che non procederà ad impugnare la deliberazione provinciale davanti al TAR territorialmente competente" si legge nella comunicazione mandata via Pec al presidente Flavio Polano.
Superato anche questo scoglio che rischiava di mandare in frantumi tutto il castello costruito in questi anni di discussioni, l'approvazione è "andata liscia".
A brindare è anzitutto il Pd che per tutto questo tempo ha continuato a camminare sul filo del rasoio e della illegittimità, tra le pieghe di una normativa a tratti contraddittoria e che lascia ampi spazi all'interpretazione giuridica.
Un percorso tortuoso e sul bordo di un burrone: non dimentichiamo le valutazioni mosse dalla Corte dei Conti, che ha sollevato numerosi dubbi.
"Abbiamo individuato una società pubblica, solida dal punto di vista finanziario, partecipata dai comuni soci e con le professionalità adatte per la gestione del servizio" ha voluto sottolineare il consigliere delegato Anna Mazzoleni.  "E' certamente un punto di arrivo, ma ancora di più un punto di partenza. Si comincia a diradare la preoccupazione dal campo giuridico e si comincia a operare concretamente e operativamente su tutto ciò che è improcrastinabile e necessario ovvero gli investimenti per migliorare la rete di distribuzione, diminuire spesa energetica e intervenire sulla depurazione su cui pendono alcune procedure di infrazione a Calco, Lecco, Premana e in Val San Martino".
"I requisiti per l'in house sono soddisfatti: l'acqua resta un bene comune, si rispetta il mandato referendario e la gestione del bene resta pubblica" ha fatto eco Bruno Crippa. "Ora dobbiamo discutere di investimenti indifferibili per il territorio che sono rimasti al palo per anni. Perché oggi l'acqua non va solo garantita ai cittadini, ma anche gestita in modo sostenibile e innovativo, con progetti a lungo termine".

Elena Zambetti e Stefano Simonetti

Opposto il parere del gruppo della Lega Nord: "Quello di oggi non è un traguardo: è una fine" è stato l'affondo di Elena Zambetti. "E ricordiamo che con la partecipazione in Acel l'attività prevalente rimane evidente e la vocazione commerciale appare acclarata. Con questo scenario il nostro prezioso oro blu sta sprofondando del baratro della privatizzazione, con tutto ciò che ne consegue. E tutto ciò con una ciliegina sulla torta: la mancanza del controllo analogo".  
"Il fatto che l'autorità abbia preso atto dei chiarimenti ci dice solo che l'Agcm non intende fare ricorso al Tar, ma ciò non toglie che non possano esserci illegittimità nella delibera" ha continuato il compagno di partito Stefano Simonetti. "20 anni sono un affidamento lungo: dobbiamo dare garanzie ai cittadini su cosa succederà qualora Lrh decida di cambiare il profilo dei soci o dovessero esserci modifiche nella composizione delle quote".
"Oggi ci stiamo dotando di uno strumento, ma dobbiamo ora concentrarci sugli obiettivi: non importa il percorso fatto finora ma tradurlo in fatti e in investimenti, vigilando sulla gestione da parte della società, perché il servizio deve rimanere pubblico ma essere anche il più efficiente possibile" ha invece commentato Mattia Micheli (Ncd) che si è schierato con la maggioranza.
Nel salone consigliare in piazza della stazione si è consumato l'ultimo atto di questa vicenda.
"Il nostro obiettivo è quello di pensare a erogare un servizio, che da 10 anni aspetta investimenti e non è efficiente. Il vero lavoro inizia oggi. È quello che interessa ai cittadini, voltando pagina oltre le polemiche" ha concluso infine il presidente Flavio Polano che domattina ha già convocato una conferenza stampa "politica" sul tema. Staremo a vedere.
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