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Scritto Martedì 26 gennaio 2016 alle 19:38

Acqua: si accende lo scontro sulle lettere tra Provincia-AGCM. Cosa ha indotto l’Autorithy a cambiare opinione e dare il via libera all’affidamento del servizio a LRH?

Non c'è pace per la Holding Lario Reti, nonostante abbia ottenuto l'affidamento del servizio idrico ventennale. E non c'è verso di conoscere le manovre poste in essere dall'ATO e dalla Provincia al fine di conseguire quel risultato. Ci sta provando il consigliere di centrodestra Alfredo Casaletto a "mettere le mani" sugli atti, con regolare richiesta di accesso, ma a quanto pare la direzione generale di Villa Locatelli non brilla per collaborazione e trasparenza. Ci stanno provando anche diversi sindaci, tra i quali Andrea Massironi primo cittadino della seconda città della provincia di Lecco ma, nonostante siano trascorsi diversi giorni, ancora nulla è pervenuto dall'Ente provinciale. Eppure la "materia oscura" è incandescente. Perché riguarda i rapporti tra la Provincia e l'Autorità per la concorrenza e il mercato. Quest'ultima, come si ricorderà, il 28 ottobre scorso aveva trasmesso al presidente della provincia di Lecco Flavio polano (PD) un parere illustrato in sei paginette col quale stroncava senza appello l'affidamento del servizio idrico a Lario Reti. Per due ragioni fondamentali:
1) I requisiti per l'in house providing dovevano già esserci prima dell'affidamento, non dopo;
2) mancava (e manca) il requisito dell'attività prevalente in quanto la Holding controlla al 92,4% Acel che con i suoi 92 milioni di fatturato rappresenta il 68% dei ricavi di Lario reti contro il 32% pari a 49 milioni di Idroservice, la società costituita ad hoc da Lario reti e da essa controllata al 100% che gestiva il servizio idrico pur non avendo il requisito del controllo analogo, ossia del controllo direttamente da parte dei comuni soci.
Ma, colpo di scena, all'assemblea dei sindaci del 22 dicembre scorso, chiamata a deliberare in via definitiva l'affidamento del servizio idrico a Lario reti, Flavio polano e Paolo Negri, presidente dell'ufficio d'ambito, comunicavano ai sindaci che l'AGCM aveva dato via libera all'operazione, dopo opportuni chiarimenti, telefonate e scambi di lettere. La domanda, quindi, è d'obbligo: che cosa è stato detto all'Autorithy per indurla a cambiare idea così radicalmente? Ed è proprio questa la risposta che Casaletto e i sindaci attendono, sinora invano, dal presidente della Provincia. Si sa che una prima lettera di chiarimento era stata inviata all'AGCM il 9 dicembre. Evidentemente però non era bastata allo scopo per cui ne era seguita un'altra il 17 e una terza il 21 dicembre, un giorno prima dell'assemblea dei sindaci. Se tutto è stato chiarito perché non rendere noti i contenuti delle tre missive? Se davvero l'Autorità ha dato ragione ai fautori dell'affidamento a Lario Reti perché non sbandierarlo ai quattro venti sbeffeggiando così Massironi, Ferrari di Oggiono, De Capitani di Cernusco, Zambetti di Ello, il Comitato acqua pubblica e tutti coloro che hanno dubitato della legittimità della strategia posta in essere dal duo Polano-Negri, con l'appoggio dei colonnelli brianzoli capitanati da Marco Canzi? Mistero.
Ma siccome si parla di documenti pubblici, per un servizio pubblico, all'interno di enti istituzionali è bene che queste missive emergano dalle catacombe e siano rese nelle mani di tutti i richiedenti. Anche perché c'è in vista un'assemblea di Lario Reti, il 3 febbraio, che curiosamente ha come ordine del giorno "Alternative strategiche della società". Il pensiero non può che correre alla dismissione di Acel, azienda peraltro di ottimo livello, molto apprezzata dai clienti-utenti del gas.
Fanta-economia-politica? Per ora è solo una ipotesi priva di riscontri. Ma qualcosa che non torna ci deve essere. A partire proprio dalla cortina di riserbo posta attorno alla corrispondenza con l'AGCM.

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Claudio Brambilla
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