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Scritto Domenica 03 aprile 2016 alle 19:58

Col pensionamento di Massimo Vanoli il Mandic si indebolisce ancor più. Il D.G. ha un piano in attesa delle linee guida?

Il reparto di Medicina del San Leopoldo Mandic non resterà senza primario, dopo le dimissioni presentate il 31 marzo dal dottor Massimo Vanoli. Il capodipartimento funzionale,infatti, manterrà l’incarico per il periodo di preavviso. E’ evidente, però, che il Direttore generale dovrà attivarsi immediatamente per la sostituzione, evitando pasticci come nel caso di Ortopedia. Se decide per un facente funzioni deve rafforzare la struttura con un medico aggiuntivo. Altrimenti provveda subito all’individuazione di un nuovo primario. Superfluo dire che la scelta di un primario ad interim in servizio al Manzoni di Lecco susciterebbe immediate reazioni di protesta. Si sappia regolare. Da questa parte le interviste alla vaselina non sono ammesse d’ufficio. Massimo Vanoli si è trovato, probabilmente, di fronte a un bivio: sfruttare la “finestra” previdenziale e chiedere il pensionamento col ruolo di direttore di dipartimento oppure rischiare di restare in servizio in attesa di conoscere le linee guida della regione per la stesura dei piani organizzativi aziendali. E qui sta il punto. La Giunta Maroni – in perfetta sintonia con l’andazzo romano del rottamatore pret a porter e della sua fedelissima Maria Elena – ha imboccato la strada dei comunicati a raffica, dell’uso di twitter e di tutte le altre diavolerie per dire a destra e a manca che esiste. E lotta con noi per fare della Lombardia, che già è un’eccellenza in tutto, una Baviera alla terza. Giusto per fare un esempio, da 21 al 27 marzo l’ufficio stampa regionale ha diffuso 105 comunicati, una media di una quindicina al giorno informando i giornali su tutto quanto fanno, faranno e, addirittura penseranno di fare assessori e consiglieri di maggioranza. Non solo, ma come un bancomat, quasi ciascun comunicato porta con sé una dote, un contributo, un finanziamento: nel periodo preso casualmente in esame, ci dice l’ufficio stampa, la giunta ha stanziato a svariati titoli 596 milioni di euro. Ultimamente poi il Governatore ha lanciato la rubrica “Maroni risponde….” dando a intendere a ciascuna testata giornalistica di avere l’esclusiva. Invece Maroni risponde ai lettori di decine e decine di giornali lombardi, tutti rigorosamente cartacei, forse nel disperato quanto inutile tentativo di sorreggerne le vendite. Fin qui la propaganda. La realtà, spesso almeno, è però altra cosa. Ricordiamo, sempre ad esempio, lo stanziamento di 4 milioni a favore delle aziende danneggiate dalla tromba d’aria del 2013 nell’area trezzese. Tutti a raccontare del contributo e a elogiare la rapidità operativa di Maroni, che visitò personalmente le zone colpite dal nubifragio, salvo poi scoprire che si trattava di un contributo in conto interessi, un 3% calcolato su ordini di vendite già acquisite nel trimestre fino a un massimo di 500mila euro. Morale: un’azienda che avesse subito 2 milioni di danni avrebbe incassato in conto interessi non più di 15mila euro. La politica del rottamatore, insomma: stiamo cambiando il Paese, è lo slogan che giustifica tutto, compreso lo scandalo di potenza, salvo poi scoprire che la burocrazia è sempre più asfissiante, il fisco ogni anno più complesso, le tasse, col giochino delle tre carte scendono appena a livello centrale ma crescono molto più sul piano locale, a causa del tagli ai trasferimenti ed anzi, dei prelievi forzati dalle casse comunali a quelle statali. Un esempio? Eccolo, se davvero il Boy scout avesse cambiato qualcosa pensate che per sistemare 20 metri di via Calendone servano 24 mesi? Certo che no, invece la procedura è talmente farragginosa che a distanza di quasi un anno e mezzo dal cedimento dell’argine non è stata ancora bandita la gara per l’assegnazione dei lavori. In compenso le cose peggiori in materia bancaria si sono viste proprio in questi due anni: caso Etruria a parte, le truffe vere e proprie a danno degli azionisti di Veneto banca e Popolare di Vicenza dovrebbero confermare la distanza siderale tra quanto afferma in Tv e su twitter il giovanotto di Rignano e quanto succede nel mondo reale. Dunque, e tornando al “caso” Vanoli, la Regione latita e senza le linee guida il libro bianco e la grande riforma sanitaria null’altro sono che una manifestazione di buone intenzioni con una diversa riorganizzazione territoriale che certo non giustifica alcuna “eccellenza”. Le linee guida sono indispensabili per la redazione dei nuovi “POAS”; e senza i nuovi piani di organizzazione tutto il sistema sanitario segna il passo. E’ assai probabile che in maggioranza si stia consumando l’ennesima lotta per la poltrona di assessore alla sanità e chi prevarrà sarà in grado di “marcare”maggiormente le linee guida a favore del pubblico o del privato. Perché alla fin fine è questa la battaglia vera che si sta combattendo in Regione: la grande area ex formigoniana, tuttora fortissima, non intende perdere terreno. E reclama per sé l’assessore in sostituzione di Mantovani, finito come si sa in un tritacarne giudiziario. Nell’attesa il Direttore generale dell’Asst, che sinora si è distinto nella valutazione di dove posizionare l’edicola esterna del Mandic dovrebbe quanto meno far conoscere il proprio pensiero sul futuro del presidio, privo di ben quattro primari e, tra breve di un quinto; che cosa sta facendo per ottenere finalmente l’acuzie di Pneumologia? Come intende rafforzare la Chirurgia pediatrica, fiore all’occhietto dell’ospedale di Merate? Ha in animo di rimpiazzare in via definitiva l’urologo? Quale opzione intende assegnare al Mandic nell’area chirurgica, già privata della “vascolare”? Dopo tre mesi è ora che il dottor Stefano Manfredi da Alessandria batta un colpo.
Claudio Brambilla
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