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Scritto Venerdì 08 aprile 2016 alle 16:59

''Trivelle'': La Lega prende un’altra cantonata, la mia posizione sarà coerente, infatti voterò NO

Gian Mario Fragomeli
Come sempre più spesso accade, la Lega Nord continua a guardare in casa d'altri invece che nella propria: il risultato è quello di prendere un'ulteriore cantonata attribuendomi una posizione sul referendum del 17 aprile che è esattamente l'opposto di quanto ho già avuto modo di dichiarare e che, anche oggi, ho ribadito attraverso la newsletter distribuita su tutti i miei canali. In merito al quesito referendario, il mio intento è quello di essere sempre e comunque coerente con le mie azioni e con le mie scelte, un principio, questo, ancor più doveroso per chi, come me, è chiamato ad occuparsi della Cosa Pubblica. La mia contrarietà al referendum è perfettamente in linea e, tengo a sottolinearlo, del tutto concorde con il voto favorevole a suo tempo espresso riguardo i provvedimenti legislativi dello "Sblocca Italia" e della Legge di Stabilità 2016, contenenti già precise norme in materia di concessioni estrattive.
Posso affermare ciò proprio perché del tutto in linea con l'attività del Governo e del Premier Renzi. Allo stesso modo, quindi, favorevole e concorde sarà anche il mio voto al referendum sulla Riforma della Costituzione del prossimo ottobre, dopo la quale la politica energetica diventerà una competenza esclusiva dello Stato (lettera V del nuovo art. 117 della Costituzione)».

«Sono convinto che le scelte di voto - tutte legittime e degne di rispetto - possano essere tre: il voto contrario, quello favorevole oppure l'astensione. Anche quest'ultima, infatti, è una modalità "tecnica" a cui si può ricorrere allo scopo di mantenere la legge in questione nelle condizioni in cui si trova attualmente, ovvero come è stata opportunamente modificata nel corso degli ultimi due anni».

«Veniamo però ora al merito della questione, ovvero le 66 concessioni estrattive, di cui 21 riservate a trivellazioni effettuate entro 20 km circa dalle coste italiane (principalmente nel Mare Adriatico centro-settentrionale ma anche nell'offshore di Calabria e Sicilia).

Si tratta di concessioni, rilasciate negli anni '70, riservate soprattutto all'estrazione di gas. Per oltre la metà di esse, la scadenza è prevista nel corso dei prossimi 4 anni.

All'atto pratico quindi - e applicando una dovuta dose di concretezza - dal momento che questi impianti già esistono, ritengo essere più che ragionevole continuare ad utilizzarli, nel modo più efficiente e produttivo, fino ad esaurimento avvenuto e senza, con questo, rinunciare ad una moderna transizione verso l'utilizzo di energie alternative maggiormente sostenibili che purtroppo, evidentemente, non potrà avvenire dall'oggi al domani».

«Ciò detto, è quindi palese la mia contrarietà al quesito referendario. Contrarietà che desidero comunque puntualmente motivare:

• esistono già norme le quali, grazie anche alle conversioni di legge dello "Sblocca Italia", assicurano garanzie ambientali in caso di rilascio di nuove autorizzazioni (commi 6, 6bis e 6ter dell'articolo 38 dello "Sblocca Italia") rendendo, di fatto, il nostro Paese il più sicuro a livello europeo secondo i principi di: a) valutazione ambientale preliminare, b) valutazione di impatto dei progetti e delle opere, c) verifica della capacità tecnica, economica ed organizzativa dei soggetti autorizzati, d) sede sociale in Italia o EU, e) fideiussioni bancarie e assicurative per opere di recupero o incidente ambientale;

• la Legge di Stabilità 2016 ha già cancellato la possibilità di effettuare nuove trivellazioni nelle aree marine, in un raggio di circa 20 km , anche per quanto riguarda i procedimenti in corso (ovvero le istanze presentate o ancora in istruttoria ma non ancora concluse). In questi ambiti sono fatti salvi solo i titoli abilitativi già rilasciati per la durata della vita utile del giacimento;

• conseguentemente, non è perciò vero che "continueranno a trivellare le nostre coste" in quanto stiamo parlando solo di impianti già esistenti e sempre nel rispetto di stringenti norme di sicurezza e di salvaguardia ambientale;


• il Governo, nel suo operato, ha tenuto conto anche di ragioni industriali, legate soprattutto all'impatto economico e occupazionale di questi impianti: i posti di lavoro (per prima cosa), la dipendenza energetica, la riduzione di investimenti e fatturato».

«È del tutto fuorviante, quindi» conclude Fragomeli «piegare la discussione sul referendum del 17 aprile ad uno scontro tra "chi è a favore delle trivelle" e "chi è a favore delle rinnovabili". Ritengo piuttosto che, in questo momento, sia quanto mai fondamentale portare avanti, con determinazione, il disegno complessivo della Strategia Energetica Nazionale, in sintonia con gli impegni Europei, ovvero il Pacchetto Energia 2030 e l'Accordo di Parigi».

on. Gian Mario Fragomeli (PD)
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