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Scritto Lunedì 18 aprile 2016 alle 22:15

Domanda all’on. Fragomeli: perché non concentra gli sforzi nel consentire ai Comuni di usare le risorse congelate in Banca d’Italia?

Non c'è che dire: l'on.Gian Mario Fragomeli quando prende di punta un argomento non molla l'osso finché non l'ha avuta vinta. Nei fatti è stato così per  l'affidamento del servizio idrico con l'emendamento che concedeva la possibilità di gestire il SII anche a una società di secondo livello purché pubblica. E difatti, con la maggioranza dei sindaci PD schierata compatta, il servizio è stato affidato per 20 anni a Lario Reti Holding che è, appunto, società di secondo livello. Anche se in una prima stesura - la seconda è rimasta ignota - l'Agenzia per il mercato e la concorrenza (AGCM)aveva sentenziato incontrovertibilmente che l'affidamento a società non avente i requisiti, come Lario Reti, sarebbe stato illegittimo.

Archiviata esultante la vicenda idrica il tema oggi a lui più caro è quello della fusione dei comuni. Pur essendo stato sindaco di Cassago e aver gestito bene le finanze del Comune a beneficio delle migliaia di comuni che le gestiscono male l'Onorevole PD è convinto che si debba fare ancor di più per amor di Patria (e di Renzi): quindi i Comuni vanno fusi; almeno tutti quelli sotto i 5 mila abitanti. E la fusione deve essere obbligatoria come ha proposto Emanuele Lodolini PD primo firmatario con altri 19, sempre del PD tra i quali proprio l'on. Fragomeli. Giusto per dare al lettore distratto un'idea di cosa accadrebbe se passasse questa ennesima entrata a gamba tesa nell'autonomia municipale da parte del Partito del Boy Scout e della "sua" madonna: su 8.570 comuni italiani ne scomparirebbero 5.600. Nel Lecchese su 88 ne resterebbero una dozzina. In provincia di Sondrio su 77 ne sopravviverebbero 6. In altre parole con questa norma l'Italia si troverebbe ad avere meno di 3mila comuni contro i 12mila della Germania, gli 8mila della Spagna, i 36mila della Francia.

E' evidente che più si aggrega più il centro di potere si allontana dal cittadino; e quindi più aumenta la disaffezione verso la cosa pubblica. Che è poi l'obiettivo del Premier confermato da: 1) non aver accorpato il referendum alle amministrative del 5 giugno; 2) aver abolito l'elezione diretta del  consiglio provinciale riservando le nomine ai consiglieri comunali; 3) aver inserito nella riforma costituzionale l'abolizione dell'elezione diretta dei senatori, sostituita dalla nomina da parte dei consigli regionali di 100 rappresentanti. Se a ciò si aggiunge che gran parte dei deputati sarà nominata per effetto della posizione nella lista e non eletta in un collegio dai cittadini, si ha la misura della volontà precisa del Governo in carica di disincentivare il più possibile la partecipazione popolare alla vita del Paese.

Ma torniamo al nostro Fragomeli che ha organizzato tre incontri sul tema fusioni. Bene, perché più se ne parla più si mettono a fuoco vantaggi e svantaggi. Il 22 aprile primo incontro divulgativo con Marilena Fabbri, deputata PD bolognese, componente I° Commissione Affari Costituzionali e Daniele Ruscio, sindaco PD del nuovo comune di Valsamoggia in provincia di Bologna. Eccolo là, Valsamoggia, comune nato dalla fusione di altri 5 comuni. Sul "caso" la laureanda Annalisa Vignoli ci ha scritto pure la tesi. Un esempio fulgido quello che porterà il sindaco Ruscio al punto che il sottotitolo della serata recita  "Fusioni: la strada giusta". Tanto per partire in modo imparziale. Peccato però che la fusione che ha generato Valsamoggia sia stata forzata perché al referendum popolare due dei cinque comuni avevano votato contro (Bazzano e Savigno). Infatti racconta un testo giornalistico locale: "... Valsamoggia più che un esempio virtuoso è un esempio fortunoso. Il caso Valsamoggia è un termine di paragone inapplicabile perché con l'attuale orientamento della regione Emilia Romagna il nuovo comune non sarebbe mai nato...". Appunto perché il progetto di fusione era stato bocciato dai cittadini di due comuni. E ciò nonostante che tutti e 5 i sindaci fossero del PD. Se la Regioni rossa avesse rispettato  l'esito referendario, per quanto consultivo, quel comune, a cinque, non sarebbe mai nato. 

Veronica Tentori e Gianmario Fragomeli


Ma la storia dei flop nei processi "forzati" di fusione è ricchissima di esempi. Nel lecchese sono passati col sì di misura i due Verderio e Rovagnate con Perego. Null'altro. Nel sondriese meno di due anni fa si sono celebrati i referendum - tutti bocciati - per l'unione di Grosotto, Mazzo, Tovo Sant'Agata e Lovero nel Tiranese; e Chiavenna, Mese, Gordona, Menarola e Prata Camportaccio in Valchiavenna.

E' sufficiente una veloce navigazione in internet per rendersi conto di quanto sia poco apprezzato il processo di fusione, che di fatto significa la cancellazione nel volgere di pochi decenni della storia spesso millenaria dei paesi coinvolti. Tra cinquant'anni la nuova generazione residente nella "Valletta Brianza" avrà dimenticato l'esistenza dei due comuni che l'hanno costituita avendo solo nozione che in paese ci sono due frazioni chiamate Perego e Rovagnate. Cambieranno le feste del paese, i santi patroni ma "salteranno" anche gli uffici postali perché due per 6mila abitanti si dirà sono troppi, le scuole elementari e così via.

Coloro che non si fanno ingolosire dai regali governativi come i comuni di Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone e Parrano nell'orvietese restano autonomi, semmai mettendo assieme i servizi essenziali. Gli altri stimolati dai deputati PD seguiranno la strada. Secondo noi l'on. Fragomeli, come la Tentori (magari non Lodolini che è di Ancona) dovrebbero combattere per far restituire ai comuni i soldi di loro proprietà il cui uso è vietato per legge (di stabilità) e il deposito è non già presso la tesoreria comunale ma nei conti di Banca d'Italia, nella piena disponibilità governativa. Il blocco dell'utilizzo di fondi propri, oltre a determinare l'aumento della fiscalità locale per mantenere i servizi, provoca anche gravi danni all'economia locale che di fatto, in materia di lavori pubblici è ingessata. I lettori pensino un solo istante cosa potrebbe fare il comune di Merate se potesse utilizzare almeno 5 dei milioni giacenti in Bankitalia: giù l'Imu ai minimi di legge, via libera ai lavori pubblici di piccole e medie entità con beneficio per tutte le imprese locali. La gestione della macchina amministrativa sarebbe tutta un'altra cosa, peraltro in perfetta aderenza col principio costituzionale dell'autonomia dei Comuni.

Gian Mario Fragomeli, non è questa la battaglia da combattere anziché quella di fondere i comuni per risparmiare qualche migliaio di euro?

Claudio Brambilla
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