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Scritto Martedì 26 aprile 2016 alle 14:30

Socio-sanitario: nel documento del Consiglio di Rappresentanza traspare la Difesa del ''sistema'' lecchese e in particolare della ''coprogettazione''

Ambrogio Sala
Il documento non firmato scritto su carta intestata del Consiglio di Rappresentanza di Lecco rappresenta un tentativo di "giustificare" il lavoro svolto con il tentativo del Piano di Zona Unico e, dall'altro, di "adattare" la situazione dell'ambito distrettuale di Lecco alle nuove disposizioni della legge 23/2015.
Infatti la preoccupazione maggiore che traspare è la difesa del "sistema" lecchese, in particolare della ormai famosa coprogettazione.
Nel documento, tutto centrato sull'area sociale, manca uno dei principi che hanno ispirato la legge regionale di riforma: l'integrazione tra i vari settori (sanitario, sociosanitario e sociale).
L'altro tratto che lo distingue è la "centralizzazione" dei processi programmatori decisionali intorno al Comune di Lecco che svolge un ruolo operativo attraverso una Convenzione con gli 88 Comuni dell'attuale Provincia che coincide con l'ASST.
Abbiamo già vissuto un processo simile negli anni scorsi con "l'accordone" provinciale quando gli Enti Locali hanno ratificato il lavoro dell'Ufficio di Piano senza un processo istruttorio con i Comuni.
Inoltre c'è la contraddizione che, anziché ridurre gli Enti che agiscono in questo campo, se ne aggiunge un altro per non chiudere l'esperienza della gestione associata di Lecco che vuole dire coprogettazione. Rimangono in vita Retesalute e la gestione della Comunità montana.
Purtroppo per chi ha scritto il documento ci sarebbe bisogno di un unico strumento anche di gestione perché le nuove realtà sociali e demografiche sono molto legate a quelle sanitarie e sociosanitarie. Operando in una economia di scala, in una realtà medio piccola, occorrerebbe un unico ente gestore. I costi di una simile operazione cadranno sulla testa o meglio sulle tasche dei cittadini.

A mio avviso sarebbe utile

· un ente programmatore pubblico come previsto per legge;

· un unico ente gestore su servizi concordati con i Comuni e che lascia a questi ultimi margini di autonomia su particolari problemi che si presentano nel territorio.

· Uno strumento come quello previsto nel documento approvato dal Distretto di Merate che prevede la partecipazione del privato, del privato-sociale e del volontariato.

Da ultimo l'attuale CDR non deve procedere sino a quando non ci saranno i nuovi organi previsti dalla legge dopo le amministrative di giugno.

Ambrogio Sala
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