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Scritto Mercoledì 27 aprile 2016 alle 09:27

Riforma della sanità Lombarda: la difficoltà di passare dalla teoria alla prassi. E i nuovi dirigenti di ATS e ASST chiariscano le loro strategie

Dr. Mauro Lovisari - Responsabile Gruppo
Sanità Lega Nord Monza e Brianza
Nell'estate del 2013 mi ero sommessamente permesso di criticare una riforma che, già nella sua primissima stesura, mi sembrava troppo complessa e poco incisiva, soprattutto nei punti deboli del sistema sanitario allora in vigore in Lombardia: il funzionamento dei Pronto Soccorso, il ruolo del Medico di Famiglia, l'assistenza di prossimità al paziente (nei distretti ed al suo domicilio).

In un affollatissimo meeting sulla stessa riforma in itinere, tenutosi nel settembre dello stesso anno presso la Sala Gaber di Regione Lombardia, glissai sull'invito della moderatrice Simona Ravizza del Corriere della Sera, che mi invitava ad esprimere un giudizio sull'allora "Disegno di Legge Regionale di Riforma", non mancando di ribadire, tuttavia, che mi sembrava centrale preservare l'ossatura di un sistema ritenuto fra i migliori in Europa. Al massimo si poteva pensare di portare i primi erogatori di prestazioni, Medici di Medicina Generale, Pediatri di Famiglia e Specialisti Ambulatoriali, alle dipendenze degli erogatori per eccellenza, ossia le Aziende Ospedaliere, lasciando alle Asl la programmazione, l'acquisto ed il controllo delle prestazioni.

Anche in quella sede ribadii che i punti caldi erano l'emergenza (con i P.S. che in certi momenti sembrano gironi danteschi), il lavoro del Medico di famiglia (che era relegato al ruolo di prescrittore) e l'assistenza domiciliare e distrettuale (soprattutto ai pazienti fragili ed ai cronici). Mi permisi quindi di suggerire di cambiare il meno possibile in un sistema che funzionava più che bene. Insomma, era bene fare il tagliando alla macchina, aggredendo tuttavia i settori che presentavano problemi evidenti, possibilmente non toccando quello che funzionava bene.

La Riforma "evolutiva" del Sistema è stata ampia e profonda, soprattutto a ragione del cambiamento epocale che interessa la nostra popolazione ed il suo progressivo invecchiamento; la riforma è stata approvata ed è giusto impegnarci affinchè essa venga applicata nel modo più corretto ed efficace possibile.

Nel mio ultimo intervento su Merate on line ho definito la Riforma giusta, coraggiosa e complessa e lo voglio ribadire e riaffermare; non sono tuttavia fra quelli che aspettano che il cambiamento arrivi, senza porsi interrogativi e senza farsi venire dubbi.

Al contrario, vedendo quello che sta succedendo nei nostri Ospedali (in particolare a Merate) e quello che non sta succedendo nel territorio (molte funzioni che dovevano passare alle Asst restano per il momento all'Ats), comincio a preoccuparmi ed accolgo con favore la notizia che un accordo nazionale prevede di rendere operative le Associazioni di Medici di Famiglia che dovranno assicurare la loro assistenza al Cittadino, in integrazione con la Continuità Assistenziale ed anche per la piccola emergenza, nell'arco delle 24 ore.

Qualcuno ha affermato che il nostro sistema era troppo "ospedalocentrico", e che il tema era quello di spostare risorse dall'Ospedale al Territorio. Affermazione abbastanza enigmatica, visto che anche i Presidi Ospedalieri sono nel territorio. Il tema vero è che bisogna riorganizzare le attività e collegarle fra loro, per fare nei distretti (Presst) tutto quello che può essere fatto fuori dagli ospedali, collegando le figure mediche prima impegnate a compartimenti stagni. L'impresa non sarà affatto facile, ed occorre dialogare da subito fra Aziende, Enti Locali, rappresentanti delle categorie mediche e non, attori della politica sul territorio.

Il tema vero, anche a Merate come a Lecco, sarà quello di essere capaci di differenziare le attività di ricovero, stabilendo non lo svilimento di un Ospedale nei confronti (o a vantaggio) di un altro, ma di stabilire cosa si farà negli Ospedali di maggiore rilevanza e quali strutture diventeranno Presidi Territoriali (POT).  Siamo ormai al mese di Maggio, e sarebbe opportuno discutere sulle ipotesi che sono state prese in considerazione per Lecco, Merate, Casatenovo e Bellano. Varie figure mediche importanti sono venute o stanno venendo a mancare; quali sono le misure che si intendono assumere nel breve periodo?

La prospettiva più interessante della Riforma, a mio avviso, era e rimane l'assegnazione alle Ats (ex Asl) di risorse economiche e finanziarie corrispondenti ai bisogni di salute di ogni area vasta, con il netto superamento del finanziamento a spesa storica. Questo meccanismo consentirebbe di premiare quelle realtà, ospedaliere e territoriali, pubbliche e private, capaci di erogare servizi sanitari di qualità ai Cittadini, in tempi rapidi, con efficacia e competenza. Finalmente si potrebbe pensare di abbattere la mobilità passiva e far crescere le strutture capaci di rispondere positivamente e rapidamente ai bisogni di salute.

In un simile quadro, si impone l'obbligo di mantenere alta la qualità degli Ospedali maggiori, come Lecco e Merate, in quanto le risorse disponibili dovrebbero essere esattamente finalizzate a quello scopo.

In un simile scenario, è interesse di tutti sostituire in tempi rapidi i Professionisti che vanno in pensione, trattenere quelli capaci che per vari motivi vogliono cambiare squadra, investire in tecnologia per attrarre clientela e per non perdere la fidelizzazione di chi continuerebbe a frequentare gli ospedali lecchesi.

Ma è veramente così o la musica è quella dell'ulteriore abbattimento dei costi, e le risorse rese disponibili ad Ats ed ad Asst sono veramente a misura dei bisogni reali di salute o sono addirittura decrescenti rispetto agli anni precedenti? Se questa fosse la realtà, la Riforma sarebbe ancora più problematica da attuare.

Il Presidente Maroni ha vinto le elezioni regionali con uno slogan che dovrebbe uniformare il consenso di tutti i partiti politici: la Lombardia deve disporre di una percentuale più alta (almeno il 75%) delle risorse fiscali che produce, a beneficio della qualità dei servizi erogati ai suoi cittadini. Questa percentuale, ad oggi, è molto più bassa a causa del comportamento di molte Regioni "sprecone", nonché della cristallizzazione delle voci di spesa inappropriata in gran parte del "bel paese". Anzi, si continua ad attuare la tecnica dei tagli lineari, che pesano ancora di più sulle Regioni "virtuose".

Questo principio va ribadito con forza; nel frattempo, tuttavia, occorre elaborare delle strategie condivise in una realtà, quella lecchese, che è positiva anche rispetto alla media regionale, sia a livello ospedaliero che territoriale, con un Dipartimento della Fragilità che funziona, con i Creg che sono in fase positivamente crescente, con Ospedali che danno servizi di spessore ed a costi competitivi.

Il dibattito su questi temi dovrebbe riattivarsi nell'interesse di tutti. Il dibattito dovrebbe essere franco, esattamente l'opposto di quello a cui assistiamo al martedì sera in televisione, quando si sostiene che in Italia si stanno applicando i costi standard (cosa non vera) e che tutte le Regioni non hanno saputo governare la spesa sanitaria (la Lombardia chiude i conti in pareggio da un decennio).

Quando verranno applicati anche nel resto del Paese i costi sanitari rilevati nelle Regioni del Nord, allora assisteremo ad una drastica discesa della spesa sanitaria pubblica; quando tutte le Regioni chiuderanno i bilanci in pareggio come la Lombardia, anche il bilancio nazionale sarà meno problematico.

Nel frattempo è comunque bene che ci si dica a che punto siamo con l'applicazione della riforma e quali sono le prospettive e le strategie in fase di elaborazione nelle nuove Asst.  La Lega Nord ha istituito Gruppi Sanità in ogni provincia, e vorrebbe dare un contributo anche rispetto alle mosse che interesseranno Lecco, Merate, Casatenovo e Bellano.  

Sarebbe bello se le nuove Dirigenze Aziendali chiarissero le linee di sviluppo e le strategie che hanno in animo di implementare, per rasserenare gli animi e per ricaricare le batterie. Magari in occasione di una Convention aziendale cui invitare, oltre che i dipendenti che sono il vero motore della macchina, anche i Sindaci ed i Rappresentanti della vita civile, che possono aiutarli a non sprecare il carburante.
Dr. Mauro Lovisari
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