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Scritto Giovedì 28 aprile 2016 alle 17:39

Il pugile monitorato h.24 dalla Digos, desideroso di combattere non solo sul ring

In prima fila il sostituto commissario Domenico Nera con, alla sinistra, il suo
"vice" Rodolfo Ratti e parte degli uomini che si sono occupati dell'indagine
Un'operazione importante per la tipologia del reato e per la tempestività dell'intervento. Così il Questore di Lecco ha definito l'indagine condotta dalla Digos, sfociata nell'arresto quest'oggi di quattro soggetti, con la collaborazione dei colleghi di Varese nonché del Ros dei Carabinieri, supportati anche dalla direzione centrale di Polizia di prevenzione che ha messo a disposizione uomini e mezzi "per il monitoraggio h24" degli indagati, come asserito dal sostituto commissario Domenico Nera, spesosi di persona per tale inchiesta con la piena disponibilità dei suoi uomini, oggi pubblicamente ringraziati per gli sforzi sostenuti.
Quanto al reato contestato ai sei soggetti destinatari di applicazione della misura cautelare in carcere, non eseguita solo nei confronti di Mohamed Koraichi e Alice Brignoli, i coniugi di Bulciaghetto "salpati" per la Siria nel 2015, il Questore ha tenuto a sottolineare come si stia parlando di "associazione con finalità di terrorismo internazionale" e dunque di quanto previsto dall'articolo 270 bis del codice penale trattandosi di uomini e donne pronti ad unirsi al sedicente Stato Islamico per combattere all'interno del territorio occupato oppure ancora in "casa nostra", da lupi solitari spinti a colpire autonomamente, guidati da una regia che, nel caso specifico, dopo aver dato la propria benedizione, era arrivata a incoraggiare Moutaharrik Abderrahim ad entrare in azione "qui e ora" senza migrare nel Califfato.
Moutaharrik Abderrahim
"Ad aprile abbiamo avuto la contezza - ha proseguito la dottoressa Ioppolo - che questi soggetti avevano avuto l'autorizzazione ad entrare nelle file dello Stato Islamico, erano effettivamente arruolati" ha asserito non nascondendo "tutte le preoccupazioni" in relazione soprattutto allo stesso Moutaharrik Abderrahim, definito come un ragazzo che "frequentava una palestra", "si allenava nelle arti marziali", "apparentemente non pericoloso". E ancora, per bocca del dr. Nera, come "una persona autodisciplinata, con una vita tra famiglia, lavoro e sport" ma allo stesso tempo - come emerso chiaramente grazie anche alle intercettazioni e ai pedinamenti disposti dopo l'apertura, il 18 gennaio scorso, di un fascicolo a suo carico - già in cerca di strumenti, nel varesotto, per partecipare attivamente alla così detta "terza intifada" o "intifada dei coltelli", pianificando un attentato ad un non meglio precisato "ufficio israeliano" come racconto dal numero uno della Digos, analitico nel dettagliare i contatti tra il giovane e gli altri toccati della vicenda, spingendosi anche a descrivere come paritario il rapporto con la moglie, "casalinga dedita alla casa e ai figli" e al contempo all'organizzazione dei dettagli per il viaggio verso la Siria, sullo stesso percorso già seguito da Mohamed Koraichi e Alice Brignoli, in auto per risparmiare e non attirare attenzioni "indesiderate".
Lavorava a Valmadrera, si allenava a Lugano e non aveva un centro islamico di riferimento Moutaharrik Abderrahim, 26 anni appena e due bambini a carico per i quali immaginava un futuro "al sicuro" nel Califfato. Già nel recente passato - ha riferito Nera - aveva pensato di imbarcarsi su un volo per Istanbul per poi da lì spostarsi nei territori occupati. Ma qualcosa l'aveva fermato. Morto l'amico Ussana Khachia il desiderio della guerra però si rimette in moto vorticosamente: dedica al "martire" una poesia, "massima espressione dell'arte musulmana" e - con aiuto del fratello di quest'ultimo e di sua moglie, a sua volta supportata da Wafa, sorella di Mohamed Koraichi - pianifica il proprio arruolamento nelle milizie del terrore arrivando a ottenere il sì di un sedicente principe e l'atteso "incoraggiamento".
Lo ha fermato solo l'intervento dell'Autorità giudiziaria.
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