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Scritto Martedì 03 maggio 2016 alle 14:43

Molteno, König: lo sfogo delle Rsu e dei lavoratori. ''Ci siamo davvero sentiti presi in giro: non siamo numeri, ma persone''

"Siamo sempre stati un gruppo unito. Eravamo come una famiglia". Questa mattina i dipendenti della Konig Spa di Molteno non sono riusciti a trattenere la rabbia e l'amarezza provate dallo scorso venerdì, quando hanno appreso di essere destinati a perdere il proprio posto di lavoro. Le maestranze hanno ricordato con nostalgia i tempi in cui a guidare l'azienda erano tre imprenditori lecchesi: Paolo Borghi, Roberto Galli e Romolo Airoldi, con quest'ultimo che ha poi lasciato le redini, nel 2004, al gruppo svedese Thule, cedendone le azioni.

I lavoratori della Konig riuniti davanti ai cancelli dell'azienda

Quest'ultima, lo scorso settembre, è stata inglobata dal gruppo austriaco Pegaw di Egid Peng (fino a poco tempo prima uno dei concorrenti) che, venerdì 29 aprile attraverso il proprio amministratore delegato , ha comunicato un piano di dismissione a dir poco drastico dal punto di vista occupazionale: oltre 100 esuberi a fronte dei 130 lavoratori oggi alle dipendenze dell'azienda nota a livello globale per la produzione di catene da neve per i veicoli. A Molteno, secondo il piano annunciato, resterebbero solo la logistica e gli uffici commerciali.
Questa mattina, martedì 3 maggio, i rappresentanti sindacali che stanno seguendo la vicenda (Giovanni Gianola della Fim, Luigi Panzeri della Fiom e Enrico Azzaro della Uilm) erano presenti davanti al sito produttivi di viale Lombardia in sostegno ai lavoratori.

Da sinistra i delegati Rsu Luca Grosso, Maurizio Polli, Salvatore Gaudino e Maurizio Colombo


"Quando era subentrato il nuovo gruppo, aveva presentato obiettivi di rilancio, annunciando un grande evento per il 2016 in vista dei cinquant'anni di attività. Ora questa festa la stanno facendo a noi" ha esordito Luca Grosso, rappresentante sindacale unitario (Rsu), impiegato da 20 anni e attualmente operativo nel reparto magazzino e spedizioni. "Abbiamo avuto dei periodi di difficoltà di produzione, ma siamo sempre riusciti a trovare accordi con la direzione". Situazione che sarebbe profondamente mutata a partire dallo scorso settembre. Il nuovo gruppo austriaco avrebbe infatti riferito di non essere nemmeno interessato alla cassa integrazione per salvaguardare i posti di lavoro: i costi sarebbero troppo alti e per questo avrebbe intenzione di trasferire la produzione in Carinzia e Repubblica Ceca, dove già esistono stabilimenti della società.
"E' stata veramente una doccia fredda" ha aggiunto Maurizio Polli, Rsu di 53 anni, da 23 in Konig e addetto al catenificio. "A fine marzo la direzione ci aveva annunciato un piano di ristrutturazione: avevamo pensato a un ridimensionamento dell'organico ma non di questa portata".

In primo piano da sinistra i delegati sindacati Giovanni Gianola, Luigi Panzeri e Enrico Azzaro

"Le premesse del gruppo austriaco a seguito dell'acquisizione avevano lasciato intravedere tutt'altro che questa soluzione finale. Anzi, avevano seminato e infuso speranza in tutti i lavoratori che oggi non vedono più un futuro davanti ai loro occhi" ha rincarato Salvatore Gaudino, 56 anni, da 13 nell'azienda moltenese.
Maurizio Colombo, uno dei lavoratori "storici" della Konig (è dipendente da 36 anni), ha raccontato con profonda tristezza i cambiamenti vissuti in questi ultimi anni. "Quando c'erano i tre soci lecchesi, eravamo un'azienda conosciuta a livello mondiale. Esportavamo in Giappone, Australia, Corea e Iran. Anche ora, nonostante abbiamo perso una fetta importante di mercato, continuiamo ad avere prodotti davvero innovativi e di qualità"
La situazione è poi peggiorata con la crisi economica, anche se nel 2012 erano state prodotte 950mila coppie di catene. Poi, lo scorso anno, la svedese Thule, aveva deciso di ridurre i costi per salvaguardare i posti di lavoro. E così dal settembre 2015, i tre capannoni dove si condensavano gli uffici e il reparto plastica, sono stati dismessi. Una situazione che aveva già cominciato a destare preoccupazione tra i dipendenti, che mai avrebbero pensato di trovarsi davanti a questo "flagello".
Intanto, l'atmosfera, con il passare del tempo, inizia a diventare incandescente tra i lavoratori che hanno compagne o mogli nella stessa azienda, oppure tra quelli ormai vicini al pensionamento, verso il quale non potranno più essere "accompagnati".


"E' una rovina. Ho un mutuo alle spalle e devo mantenere moglie e tre figli. Il lavoro ci consente di stare bene, ma ora non riesco più a dormire perchè so che tutto finirà" è stato lo sfogo di Massimo, da 19 anni in azienda. "Ci siamo sentiti presi in giro: quello che importa non sono le persone ma il nome, conosciuto in tutto il mondo" ha raccontato un amareggiato Enrico, impiegato da oltre 30 anni.
"Abbiamo appreso che uno dei tre fondatori, Romolo, ci è vicino in questo momento. Lo ringraziamo: abbiamo apprezzato i sacrifici che ha fatto per far crescere l'azienda e lo ricordiamo come una figura quasi paterna che ci ha sempre aiutati" ha ricordato Corrada, da 21 anni in Konig, profondamente delusa da quanto sta accadendo.


Se quest'oggi è andato in scena il comprensibile sfogo dei lavoratori, già mercoledì si tornerà a discutere la pesante vicenda nelle sedi istituzionali: in mattinata le organizzazioni sindacali e le parti sociali presenzieranno all'incontro in Arifil, l'agenzia regionale per l'istruzione, la formazione e il lavoro della Regione Lombardia.
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Michela Mauri
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