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Scritto Mercoledì 04 maggio 2016 alle 15:42

Molteno, Konig: niente cassa integrazione, occorre dare continuità per l'occupazione

Nessuna possibilità per i lavoratori della König Spa di ottenere la cassa integrazione straordinaria. Un'eventualità confermata nel corso dell'incontro che si è tenuto questa mattina, mercoledì 4 maggio, in Arifil, l'agenzia regionale per l'istruzione, la formazione e il lavoro della Regione Lombardia. Al tavolo erano presenti, oltre ai funzionari dell'agenzia regionale, l'amministratore delegato di Pegaw, le rappresentanze sindacali unitarie, i rappresentanti sindacali delle tre sigle lecchesi che stanno seguendo la vicenda (Fim, Fiom e Uil).



"L'incontro di questa mattina ha confermato le nostre perplessità" ha spiegato Luigi Panzeri della Fiom. "Per i lavoratori della Konig non ci sono ammortizzatori sociali, nello specifico la cassa integrazione straordinaria, a fronte della dismissione totale o parziale dell'attività".
Secondo quanto contenuto nel Jobs act approvato dal Governo Renzi, dal 1 gennaio 2016 le aziende "decotte", quelle in parole semplici senza prospettiva di rilancio, non possono nemmeno accedere allo strumento di salvaguardia occupazionale: il decreto, in sostanza, esclude dalla cassa straordinaria i "casi di cessazione dell'attività o di un ramo di essa". E questo sarebbe il caso dell'azienda di viale Lombardia a Molteno che produce catene da neve. 



Luigi Panzeri della Fiom e Enrico Azzaro della Uil

Il gruppo austriaco Pegaw che ha acquisito lo storico marchio lo scorso settembre - inglobando la svedese Thule presente nel sito produttivo dal 2004 - ha infatti annunciato, meno di una settimana fa, un piano di dismissione aziendale. La produzione verrebbe delocalizzata in Carinzia e Repubblica Ceca, mentre a Molteno resterebbero solo il reparto logistica e gli uffici commerciali. Una decisione che tradotta in numeri vedrà un esubero di oltre 100 dipendenti sui 130 attualmente impiegati nel sito di viale Lombardia. Tuttavia, per il momento c'è solo l'annuncio dell'azienda perchè nessuna procedura sarebbe ancora stata formalizzata.
"La rigidità del jobs act è stata confermata. L'unica strada che ci resta da percorrere prevede il coinvolgimento delle istituzioni politiche" ha proseguito il delegato Uil. "Se l'incontro in Provincia non sarà sufficiente per tutelare l'occupazione, bisognerà spostare l'azione al Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) che ci convocherà a seguito di una richiesta congiunta delle organizzazioni sindacali". 



Se i margini di contrattazione con il gruppo austriaco sembrano scarsi, anche in virtù del fatto che il jobs act non offre un concreto aiuto in questa direzione, bloccando l'unica strada che fino allo scorso anno avrebbe consentito di discutere davanti a un tavolo, l'azione da avviare ora vede il coinvolgimento delle istituzioni politiche. "A seguito di quest'incontro tecnico abbiamo rafforzato il nostro pensiero. Faremo di tutto per trovare il modo di dare continuità all'azienda, salvaguardando i lavoratori" ha specificato ancora Panzeri.
"Nell'incontro al Mise dovremmo cercare di far cambiare idea alla Pegaw sulla dismissione del sito e ragionare su un progetto industriale che possa prevedere una riconversione delle attività a patto che vengano tutelati i posti di lavoro. L'incontri al Ministero sarebbe la sede opportuna perchè si possano creare le condizioni favorevoli al fine di far cambiare l'opinione alla società" ha concluso Azzaro.
Nel frattempo è stato convocato un tavolo istituzionale in Provincia. All'incontro, previsto nel pomeriggio di lunedì 9 maggio, saranno presenti anche i lavoratori, organizzati in presidio: un corteo di protesta partirà dalla stazione per recarsi alla sede di Corso Matteotti.
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M.Mau.
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