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Scritto Mercoledì 29 giugno 2016 alle 18:47

''Aree vaste e zone omogenee'': si discute dei nuovi confini. Il lecchese resterà unito o finirà in uno spezzatino tra il monzese e il comasco?

Mentre i Consigli comunali discutono - fiaccamente - di aree vaste resta inspiegabilmente sotto traccia la questione delle zone omogenee. Eppure dovremo tutti abituarci a queste nuove formulazioni dei livelli intermedi - tra comune e regione - ora che le province sono abolite per legge. Il superamento definitivo del livello istituzionale "provincia" scatterà col sì al referendum costituzionale di ottobre; la riforma non si limita, come la legge Delrio, solo alla questione "province" ma mira a ridisegnare un modello istituzionale più snello affidando alle regioni il compito di individuare organismi che si pongano fra la funzione comunale e quella regionale. Questi organismi si chiamano "aree vaste". Il nuovo sistema delle autonomie locali deve dunque ridisegnare la rete degli attori caratterizzata da pilastri istituzionali con funzioni proprie e potere di rappresentanza: la regione, la città metropolitana, i comuni e i due livelli aggregativi degli enti locali, le aree vaste e le zone omogenee.

Le aree vaste non dovranno essere enti di gestione di funzioni e servizi come le province conosciute fino a ora. Vanno intese invece come aggregazioni territoriali in modo estensivo rispetto alle attuali province partendo da conformazioni già disegnate, nel caso lombardo, ad esempio le Agenzie di Tutela della Salute (ATS) create dalla riforma sanitaria lombarda in sostituzione (e in numero ridotto) delle Asl. La regione intende ribattezzare questi nuovi bacini col più suggestivo termine di "cantoni" perché vorrebbe attribuire loro la potestà dei cantoni svizzeri. Tuttavia questa è solo una ipotesi. Circolano per la nostra area formulazioni diverse, ad esempio quella che vede nel sistema lago il perno della area vasta con le province di Lecco e Como di nuovo assieme e una propaggine di Monza; ma anche l'ipotesi dell'unione di Lecco con Monza, escludendo Como è accreditata anche perché, come si diceva, ricalca indubitabilmente meglio i confini dell'ATS. Tutti gli osservatori, politici e economici, tendono però a mantenere uniti i comuni dell'attuale provincia di Lecco, forse con l'esclusione di alcuni paesi a est, tra Calolziocorte e la Valle di San Martino che storicamente guardano a Bergamo. Quale che sarà la delimitazione delle aree vaste si deve comunque partire dal presupposto che questo organismo avrà solo una funzione di programmazione, pianificazione, regolazione dei livelli essenziali (di area) dei servizi pubblici e fornire un supporto tecnico e di analisi ai comuni che la compongono. Le aree vaste non dovranno insomma gestire servizi salvo quelli - limitatissimi se ci si attiene alla Delrio - previsti dalla legge statale. La governance di "vasta area" sarà di secondo livello in forza di regole già definite dalla suddetta legge, con voto ponderale dei comuni. Un tempo, come si ricorderà, i cittadini votavano anche per il consiglio provinciale poi la governance dell'ente è diventata di secondo livello, ossia i consiglieri vengono eletti dagli amministratori comunali e non più dai cittadini.

Ma veniamo al secondo livello istituzione di cui abbiamo fatto cenno e che qui più ci interessa in termini di apertura del confronto: le zone omogenee. La "zona omogenea" viene definita come ambito territoriale di scala più ridotta che si caratterizza per omogeneità dei principali indicatori morfologici, sociali o economici anche di carattere inter-provinciale. La dimensione potrà variare a seconda delle caratteristiche dei territori (aree vaste). L'obiettivo è quello di garantire il miglior funzionamento dei servizi sovracomunali e la coesione di territori, appunto fra loro omogenei. A questo livello potrebbero essere trasferiti i servizi attualmente svolti dalla provincia su delega della regione. La zona omogenea sarà un ente di secondo livello, espressione dei comuni al pari delle aree vaste, in modo da poter conferire ad essa le funzioni in forma associata. Il riordino in questo senso dei livelli istituzionali consente il superamento della gestione associata obbligatoria per i comuni sotto i 5mila abitanti.

Dunque "zona omogenea".... Ma, domanda, il meratese, ad esempio, è omogeneo a quale altra zona? Un tempo la risposta sarebbe stata ovvia: al casatese e al besanese. Era la "grande Brianza" disegnata negli anni Ottanta e che aveva nei CSZ, i Consorzi sanitari di zona, la mappa operativa. Ma oggi è ancora così? La domanda non è provocatoria: se l'area vasta la si immagina sui confini dell'ATS, cioè verso Vimercate e Monza, si potrebbe ipotizzare una zona omogenea tra il meratese e i comuni che si incontrano sull'asse Merate-Monza, quali Ronco Briantino, Bernareggio, Bellusco, Mezzago, Sulbiate.

Si tratta in sostanza di immaginare qualcosa di nuovo e di diverso, indipendentemente dall'esito referendario perché comunque le province spariranno e resteranno da ridisegnare i cantoni. L'ATS della Brianza è un buon punto di partenza per ipotizzare il perimetro dell'area vasta della Brianza ma il tema più centrale è disegnare all'interno di questo perimetro le zone omogenee. Chi si fa capofila di questo tema? Merate? Casatenovo? O ciascuno andrà per la propria strada come sembra abbiano intenzione di fare i casatesi che già guardano con interesse al besanese? Andrea Massironi, sindaco della seconda città della provincia ha già aperto il confronto al proprio interno o identificato un proprio uomo cui affidare la "visione" di un diverso quadro istituzionale?

1/continua

Claudio Brambilla
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