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Scritto Venerdì 05 agosto 2016 alle 15:04

Dolzago: una donna a processo per il furto di camini e diversi arredi a Villa Brusadelli

Il tribunale di Lecco
Nel settembre 2012 era stata denunciata presso la caserma dei Carabinieri di Oggiono la scomparsa di sei camini e diversi arredi e oggetti (comprensivi di due pianoforti a coda e due carrozze) da Villa Brusadelli, dimora privata situata a Dolzago, in località Cogoredo.
A processo con l'accusa di essere responsabile del furto è finita una donna romana, L.C., sorella di un uomo che all'epoca dei fatti deteneva la disponibilità delle chiavi della dimora.
È stato il maresciallo capo dei Carabinieri di Oggiono Paolo Ciuffa a ricostruire, nei giorni scorsi, i fatti in un'aula del Tribunale di Lecco, di fronte al giudice Salvatore Catalano e al Pubblico ministero Pietro Bassi.
"Il 17 settembre 2012 si era presentata in caserma una persona, per conto della figlia dell'architetto allora proprietario della dimora e della nipote, sua compagna. Ci aveva descritto ciò che risultava mancante, compresi sei camini che erano stati letteralmente smurati dalle pareti" ha spiegato il maresciallo. "Abbiamo provveduto ad effettuare un sopralluogo di verifica, procedendo poi (il 16 ottobre) a convocare un altro architetto indicato come colui che si occupava della villa".
Quest'ultimo, come è stato riferito dal testimone, era stato incaricato dal proprietario (deceduto nel giugno 2012) di vendere la dimora. Per mostrarla ai potenziali acquirenti, riceveva le chiavi dal fratello dell'imputata, al quale venivano poi restituite. "L'architetto in una occasione era stato contattato dall'imputata, la quale gli aveva presentato un uomo che stava eseguendo alcuni lavori nella villa". I Carabinieri oggionesi hanno poi cercato di risalire alla proprietà di Villa Brusadelli. "Abbiamo ottenuto informazioni contrastanti. In un testamento l'imputata veniva indicata quale destinataria dei beni, in un altro documento la nipote" ha spiegato Ciuffa, rispondendo alle domande dell'avvocato difensore della donna Sandra Giusti e del legale delle parti civili (la figlia e la nipote del proprietario). "La proprietà della dimora all'epoca dei fatti risultava per 2/3 al figlio e per 1/3 alla figlia".
Il processo a carico della donna romana - con accuse ancora tutte da dimostrare - è stato aggiornato al prossimo autunno, quando sarà chiamato a riferire rispetto all'indagine effettuata, un altro militare in servizio presso la stazione oggionese.
R.R.
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