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Scritto Lunedì 10 ottobre 2016 alle 18:45

Riforma sociosanitaria, ora si entra nel vivo: approvazione del Poas, nomina del CdR dell’ATS perimetro degli ambiti distrettuali

La previsione di un mese di ottobre caratterizzato da scelte importanti per la sanità è stata ampiamente confermata. Stefano Manfredi, direttore generale dell'Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST), ha definito le linee guida del Piano di Organizzazione Aziendale (POAS), che entro la fine di ottobre dovrà essere sottoposto alla Regione per l'approvazione.

Il "POAS" rappresenta la visione strategica dei vertici di ATS (Agenzia Tutela Salute, ex Asl) e ASST e questo giustifica l'attenzione con la quale si guardava a questo appuntamento. Dopo la sottoscrizione a livello nazionale tra Stato e Regioni del Patto per la salute che ha portato alla definizione di nuove regole per la classificazione dei presidi ospedalieri in tre livelli (secondo, primo e livello di base per i presidi destinati nel medio termine a perdere la caratteristica di ospedale per acuti) - l'avvio della riforma sociosanitaria lombarda, che prima o poi dovrà recepire queste indicazioni - a lungo si sono fatte previsioni sul futuro del Manzoni e del Mandic. Per il presidio meratese il dibattito si è svolto intorno alla possibilità di mantenere le caratteristiche attuali, sancite dal Piano di Organizzazione vigente, che nella classificazione lo collocano di fatto a livello intermedio, come ospedale di primo livello, dotato di Dipartimento di emergenza e urgenza con tutte le specialità, a partire dalla Rianimazione, che necessitano a questo scopo.

Il direttore generale dr. Stefano Manfredi

Il POAS proposto dal dottor Manfredi pone fine a questo dibattitto che ha registrato anche qualche stonatura. Parecchi professionisti del settore, in particolare lecchesi, sono arrivati persino a prefigurare per il Mandic un declassamento a livello di ospedale di base o addirittura di POT, presidi che di ospedaliero avranno ben poco in quanto strutture portanti del settore sociosanitario.

Il San Leopoldo Mandic, al contrario, è destinato a mantenere le sue caratteristiche e il suo ruolo. Oltre alla conferma di tutte le Strutture complesse (i reparti specialistici diretti da un Primario) il POAS mantiene in capo all'ospedale la figura del Direttore medico di presidio.

Una scelta non secondaria rispetto alla situazione di fatto che vede queste funzioni assunte ad "interim" per Lecco, Merate e Bellano dal dottor Gedeone Baraldo.

 

Il dr. Gedeone Baraldo

Una struttura come l'ospedale di Merate ha certamente bisogno di un Direttore di presidio a tempo pieno, capace di rappresentare al Direttore Generale, problemi e bisogni, e di sostenere negli organismi strategici a livello tecnico come il Collegio di direzione e il Comitato budget, gli interessi dei reparti e dei professionisti meratesi.

Un altro punto del POAS che merita una sottolineatura riguarda le linee della Direzione sociosanitaria. Tra i Dipartimenti trova posto quello della "Cronicità e Fragilità". L'equipe del dottor Gianlorenzo Scaccabarozzi resta in questo modo patrimonio della ASST lecchese e in particolare del meratese-casatese.

Il dr. Gianlorenzo Scaccabarozzi


Una soluzione tutt'altro che scontata che rappresenta un punto a favore in merito alla proposta di sperimentare, nell'ambito distrettuale meratese-casatese , le novità introdotte dalla riforma sociosanitaria in tema di rapporto ospedale-territorio e presa in carico dei pazienti dando corso, di fatto, alla proposta avanzata dal gruppo di esperti voluto dai primi cittadini di Merate e Casatenovo, Andrea Massironi e Filippo Galbiati e fatta propria da tutti i sindaci.

 

Andrea Massironi e Filippo Galbiati

 

Una proposta che presuppone un impegno diverso anche da parte di Retesalute, titolare dei servizi socio-assistenziali.

Il progetto sperimentale si basa su presupposti irrinunciabili: un territorio omogeneo come quello della Brianza centro-orientale elevato ad Ambito distrettuale, il supporto di un ospedale di primo livello a forte vocazione territoriale, il mantenimento e potenziamento delle attività dell'allora Dipartimento interaziendale ASL - Azienda ospedaliera della "Fragilità e Cronicità" e un ruolo più accentuato di Retesalute nel campo della integrazione tra l'offerta sanitaria, sociosanitaria e sociale.

Per ora si può affermare che solo l'ASST ha mandato segnali positivi in questo senso.

Quanto a Retesalute la svolta pare condizionata da una iniziativa provocatoria messa in atto mesi fa da Ambrogio Sala da amministratore del comune di Olgiate Molgora.

Ambrogio Sala


L'assemblea dell'Azienda Speciale Pubblica ha preso in esame solo la settimana scorsa la sollecitazione di Sala di aggiornare la "mission" (vedi articolo CLICCA QUI) e dare attuazione alle norme statutarie che prevedono le azioni a favore della integrazione con il mondo sociosanitario.

La riunione si è svolta a porte chiuse ma quanto è trapelato lascia presupporre che Retesalute dovrà quantomeno innestare una marcia in più nell'affrontare queste tematiche.

 

Simona Milani e Alessandro Salvioni

Assente Adele Gatti è toccato al sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati il compito di tradurre in operatività una serata che aveva al centro la discussione di un mega-documento esaustivo sul fronte delle intenzioni, ma carente sul fronte degli impegni.

Alla fine è stata accolta la proposta di Galbiati di dare mandato al Consiglio di Amministrazione di definire le priorità di intervento a breve termine con particolare riferimento al tipo di approccio da adottare nei confronti di ATS e ASST.

La presenza e l'impegno che il primo cittadino casatese ha riservato a queste problematiche non sono passate in secondo piano rispetto alla ipotesi che lo vedono candidato alla presidenza dell'organismo di rappresentanza dei sindaci del Distretto ASST, un ruolo determinante perché la collaborazione tra l'Azienda socio sanitaria territoriale e i Comuni risulterà strategica per la messa in pratica delle novità previste dalla riforma.

 

Riccardo Mariani

Riccardo Mariani, assessore di Lecco, alla vicepresidenza del Comitato di Rappresentanza (CdR) dei sindaci della ATS e Filippo Galbiati alla testa dei sindaci del Distretto ASST rimangono i candidati più accreditati del campo democratico lecchese che dispone dei voti necessari per eleggerli. A breve si dovrebbero conoscere anche le scelte nel campo del centro-destra che punta su due rappresentanti sui cinque che comporranno il CdR della ATS.

 

Le indiscrezioni confermano che i rappresentanti della maggioranza al governo della Regione nel CdR saranno un monzese e un lecchese. Il problema non secondario è la divisione dei due posti tra le forze che compongono la maggioranza e all'interno delle stesse (Lega, Forza Italia, Ncd). Entro fine ottobre il problema dovrà essere risolto perché scade il termine ultimo per la convocazione da parte dell'assessore regionale al Welfare delle assemblee elettive in ognuna delle 8 ATS Lombarde. In attesa di convocazione pare sia rimasta solo quella di Monza e Brianza. Vedremo a questo punto gli sviluppi della lotta in corso per questo posto tra gli assessori meratesi John Patrick Tomalino e Massimiliano Vivenzio.

 

Ma soprattutto vedremo se con i loro organismi di rappresentanza, i Sindaci sapranno dare un impulso alle scelte che attendono i Direttori generali nei territori di competenza.

Nel meratese-casatese per esempio è necessario avere certezze in merito al riconoscimento di questo territorio come "Ambito distrettuale" all'interno del Distretto ATS.

Finora Massimo Giupponi sul problema ha sempre trovato il modo di sorvolare ma la scelta è fondamentale per il successo della sperimentazione proposta. Dunque da lui si attende una decisione in tempi rapidi.

Massimo Giupponi

Insieme a Stefano Manfredi, il Direttore generale dell'ATS deve invece costringere la Regione a spendere una parola definitiva sul problema INRCA di Casatenovo. Non possono restare solo gli "stakeholder" a sottolineare che al Mandic sono stati spesi soldi per realizzare un reparto capace di ospitare in ambienti con "requisiti strutturali" idonei, le attività acute e specialistiche svolte presso il presidio di Monteregio. E che si parla da troppo tempo, senza risultati, di avviare presso il presidio casatese i nuovi servizi territoriali previsti dalla riforma quali ad esempio i "PREST", poliambulatori in cui i pazienti presi in carico potranno usufruire sia delle cure di base sia di quelle specialistiche e contare su di un infermiere di famiglia che, all'occorrenza si recherà al domicilio del paziente e i "POT" (Presidi Ospedalieri territoriali) che dovrebbero funzionare da collegamento diretto con l'ospedale e la riabilitazione e punto di riferimento territoriale per la gestione delle cronicità. Sull'Inrca bisogna, anche in questo caso, decidere, e decidere in fretta. La riorganizzazione dei servizi territoriali concretizza, soprattutto nel nostro distretto, i contenuti guida del Libro Bianco di Maroni. Dovrebbe essere interesse soprattutto della Regione chiudere la partita e avviare quelle strutture che per l'area casatese sono assai più utili di un pure importante presidio specialistico, privo però dei servizi minimi di pronto soccorso.

Claudio Brambilla
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