Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 239.062.024
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Martedì 01 novembre 2016 alle 16:59

Quando lampeggia il codice rosso l’adrenalina entra in vena. E con essa la cinica assuefazione

"Areu" è l'acronimo di "Azienda Regionale Emergenza Urgenza".  E' la "centrale" che coordina tutte le articolazioni aziendali territoriali (ATT) dislocate nelle dodici province lombarde. E' un modello per l'Italia intera di organizzazione dei servizi rapidi di soccorso mediante centinaia di ambulanze di diversa funzione e allestimento, automediche, elicotteri; ai dati 2013 costa 19 euro l'anno/abitante, tra i più bassi in assoluto, inversamente proporzionale all'elevata capacità operativa. L'accesso, nella nozione comune, avviene ancora componendo il "118" ma ormai da tempo è attivo il numero unico dell'emergenza "112". L'Areu è un'azienda un po' lecchese. A idearla e poi a dirigerla sin dal 2008 è Alberto Zoli, un'esperienza rara nell'ambito dell'intervento di urgenza da cui è scaturita l'azienda regionale. Zoli è stato per cinque anni il direttore sanitario dell'AO Lecchese, diretta tra il 2003 e il 2007 da Piero Caltagirone. Responsabile stampa della nostra Azienda Ospedaliera era Cristina Corbetta che seguì Zoli diventando capo del servizio comunicazione dell'AREU. Con lei, con Zoli, parlammo molto in quegli anni della difficoltà di reperire notizie, costretti come eravamo - tutti - a telefonare al "118" sei otto volte al giorno, impegnando così gli operatori in defatiganti e ripetitive risposte ai cronisti lecchesi. Anche in base a questa esperienza - pensiamo - Zoli e la Corbetta con i nuovi collaboratori idearono un sito internet cui i cronisti possono accedere e apprendere in tempo reale le operazioni svolte dalle migliaia di medici, infermieri e volontari chiamati a soccorrere feriti in ogni angolo di Lombardia e a ogni minuto del giorno e della notte. Il sito dell'Areu è la "guida" più completa, utile e aggiornata per il cronista lombardo di "nera". Saperla un po' lecchese conferisce alla stampa provinciale una piccola stelletta di merito sulla spallina. Oggi il sito dell'Areu è lo specchio della realtà, è l'immagine dura, violenta, drammatica, tragica del nostro tempo. Scorrere l'elenco degli interventi è più utile per comprendere ciò che accade intorno di tanti seminari socio-psicologici.
Addì 1 novembre 2016, ore 10.00, ATT Lecco: 10 interventi, otto per intossicazioni etiliche, due per malori. Al netto di un 55enne, gli altri sette soccorsi per eccesso di alcool, tutti nella notte tra le 00,42 e le 04,28, sono giovanissimi di età compresa tra 15 e 24 anni; cinque femmine e due maschi. Nessuno in gravi condizioni ma su sette tre sono in codice giallo che Areu definisce "mediamente critico".
Stessa data e ora, ATT Monza Brianza: 8 interventi, cinque per intossicazioni etiliche, una per eventi violenti, due per malori. Anche qui dei cinque solo uno può definirsi adulto, gli altri hanno un'età compresa tra 17 e 20 anni con prevalenza maschi,
Stessa data e ora: ATT Milano: 74 interventi, 27 per intossicazione etilica, 10 per eventi violenti, a seguire malori e incidenti stradali. Tra gli intossicati in codice verde o giallo, cinque sedicenni, 2 maschi e 3 femmine; 1 diciassettenne maschio; 2 diciottenni, un maschio e una femmina; 4 ventenni, due maschi e due femmine; 3 ventunenni, 2 maschi e 1 femmina; 3 ventiquattrenni, 2 femmine e 1 maschio. Gli eventi violenti hanno riguardato per lo più giovani fino ai 25 anni, maschi e femmine.
Non abbiamo i mezzi culturali per dire se questi dati debbono preoccupare o meno, ci verrà in soccorso il dottor Enrico Magni magari, psicologo e criminologo, studioso di fenomeni sociali. Certo sono dati che qualche spunto di riflessione, soprattutto nelle scuole, dovrebbero e potrebbero innescare. 
Ieri raccontavamo del disagio profondo che porta al gesto estremo: in tre settimane, tre persone si sono tolte la vita nel meratese, due avevano 32 anni, uno 42. Questa mattina a Cremeno un 38enne si è tolto la vita, gettandosi dal ponte della Vittoria.
Sono notizie di cronaca, fredda come l'elenco degli interventi dell'Areu Lombardia, che noi cronisti scorriamo ogni mezzora nella ricerca - paradossale e cinica - di un codice rosso; un segnale che fa "scattare", al contrario del semaforo; che inietta adrenalina, prodotta dal sistema nervoso simpatico, fuori dal controllo volontario, e spinge all'azione con una spietata euforia.  
Passa tutto sopra, viene tritato dal quotidiano e mentre infuria il confronto sul referendum, né noi né altri ci interroghiamo sul perché una ragazza di 15 anni deve rischiare la vita per una bottiglia di alcool; non ci si chiede, né noi né altri, in quale contesto vive, se c'è stata casualità o abitudine; se spinta dai compagni o dal bisogno personale di evadere.
Non ci interroghiamo su nulla, registriamo e basta. Forse dovremmo dedicare più tempo - tutti - alle persone piuttosto che alle loro azioni. O forse va bene così: tanto, a volte, è solo un metro - prima o dopo un cavalcavia maledetto - a decidere tra la vita e la morte.
Claudio Brambilla
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco