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Scritto Martedì 22 novembre 2016 alle 13:07

Col Controllo analogo e l’acqua come attività prevalente, Lario reti Holding si allinea alle indicazioni dell’Autorithy. Merate e i suoi alleati avevano ragione

Non v'è dubbio che tutto il sistema economico oggi vira verso le aggregazioni: si fondono le compagnie assicurative, si creano nuovi e più importanti poli bancari, si uniscono le imprese di singoli comparti economici. Il tutto per razionalizzare i costi, creare massa critica che abbassi l'asticella del break even cui spesso ci si avvicina pericolosamente quando i volumi di vendita calano ma i costi fissi restano sostanzialmente inalterati. Dunque anche le aggregazioni nel settore della distribuzione e commercializzazione del gas hanno un senso logico. E diamo volentieri atto ai vertici di Lario Reti Holding di essersi mossi per tempo e con una procedura trasparente sia nella ricerca dell'advisor sia nella presentazione della prima fase del vasto processo aggregativo. Ma né il decreto Madia - per quanto privo di senso come tutti i provvedimenti trasversali validi da Trieste a Trapani - né la giusta necessità di crescere spiegano del tutto l'operazione e, tanto meno, l'accelerazione impressa all'operazione medesima. I sindaci e i consiglieri avrebbero potuto porre più di una domanda ma i soliti noti, Fumagalli e Ghislandi hanno guardato al proprio orticello anziché al quadro generale. E tutti gli altri sono rimasti in silenzio. Porteranno la delibera di indirizzo già bell'e scritta da LRH nei Consigli comunali e l'approveranno senza porsi troppe domande. Esattamente come hanno fatto durante la lunga campagna per l'affidamento del servizio idrico integrato. Secondo noi dietro questa fretta, oltre ai termini di scadenza della gara per la distribuzione del gas negli ambiti 1 e 2 della provincia, c'è dell'altro. C'è - ma da qui in avanti le nostre sono solo supposizioni - la necessità di dare seguito a qualche promessa fatta. Un passo indietro, riavvolgiamo il nastro. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) a firma del suo presidente Giovanni Pitruzzella aveva messo nero su bianco il 21 ottobre 2015 il parere contrario verso la delibera della provincia di Lecco del 3 agosto 2015 con cui si affidava la gestione dell'acqua a Lario reti Holding. Ecco il testuale: "L'Autorità, in conclusione, ritiene che la deliberazione del Consiglio provinciale di Lecco n.51 assunta dal Consiglio provinciale di Lecco in data 3 agosto 2015, volta ad affidare condizionatamente il servizio idrico integrato (SII) nell'Ambito territoriale Ottimale (ATO) di Lecco alla società Lario Reti Holding (LRH) costituisca per le ragioni esposte una violazione delle regole a presidio della concorrenza potenziale propria dei mercati in condizione di monopolio naturale e, in particolare, delle regole in materia di affidamento diretto c.d. "in house providing", così come elaborate dalla giurisprudenza europea e nazionale e recepite dal Legislatore nazionale anche nell'ambito del D.Lgs. n.152/06".

Ciò perché Lario Reti al momento dell'affidamento non aveva i requisiti che invece "......debbono sussistere al momento dell'affidamento stesso (Corte dei Conti) senza che possa essere attribuita "rilevanza" sanante all'atto sopravvenuto....". L'idrico era stato affidato a Idroservice Srl che però non era società di 1° livello in quanto controllata al 100% dalla Holding. Quindi mancava il requisito del "controllo analogo". Quanto alla Holding non aveva e non ha l'acqua come attività prevalente che invece, come abbiamo visto ampiamente è proprio il gas. Nel 2014 il bilancio della Holding vedeva l'acqua rappresentare soltanto il 32% del proprio fatturato mentre il restante era apportato dalla distribuzione e commercializzazione del gas. Dunque Merate aveva ragione, con Cernusco, Oggiono e Ello e tutti gli altri avevano torto. Almeno sotto lo stretto profilo legale. Dopo il parere dell'AGCM pareva che la bilancia pendesse dalla parte di Merate. Invece di lì a un mese l'ATO per bocca del suo presidente Paolo Negri, di Sirtori, annunciava trionfante che l'operazione di affidamento dell'idrico a LRH poteva proseguire. La trasferta a Roma presso l'Agcm aveva dato i suoi frutti. Nessuno però aveva chiesto quali fossero state le motivazioni capaci di far cambiare opinione all'Autorithy. E l'ATO se ne era ben guardato dal renderle note. Ora qualche conclusione la si può trarre. Idroservice Srl è stata fusa in Lario Reti Holding che è in effetti partecipata dai Comuni. E tra breve le controllate nel settore del gas potrebbero passare di mano anche in misura superiore al 50%. A quel punto il fatturato dell'acqua potrebbe superare quello del gas, ottemperando così alla norma che l'attività idrica deve avere carattere di prevalenza su altre attività tipicamente commerciali. Dunque i due rilievi dell'Agcm risulterebbero così risolti e ottemperati. E Lario Reti Holding, pur mantenendo quote nel gas - anche per assicurare ai soci, soprattutto lecchesi, buoni dividendi - potrebbe guardare a Silea Spa per ragionare su un'unica grande multiutility provinciale. Un progetto ambizioso, tutto ancora da valutare ma sul quale a oggi non è possibile esprimere un ragionato giudizio. Tuttavia si può però dare per acquisito il punto sul quale anche questo giornale si è battuto: LRH non aveva i requisiti per ottenere l'affidamento dell'idrico. Ammetterlo da parte dei vertici della Spa sarebbe una mossa nella giusta direzione di ritrovare un percorso comune soprattutto con Merate, detentore della golden share di Idrolario Srl e seconda città della provincia. Ma sarebbe anche un atto di correttezza nei confronti dei tanti sindaci che hanno votato "a scatola chiusa", senza studiare le carte, dando credito ai ciò che veniva loro spiegato nelle assemblee fino ad accusare Merate di inesistenti volontà di sabotaggio e boicottaggio dell'operazione. Così, in futuro, chissà, questi Amministratori, magari dedicheranno più tempo allo studio e meno all'orto di casa.
Claudio Brambilla
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