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Scritto Martedì 22 novembre 2016 alle 21:42

Dipendenza da gioco d'azzardo: intervista a Castellani (Asst di Lecco) e le iniziative di prevenzione adottate nel Casatese


L'impegno contro il gioco d'azzardo coinvolge sempre più amministrazioni a livello nazionale. Le ultime a ''dichiarare guerra'' alle slot sono state le neo-sindache di Roma e Torino che hanno deciso di regolamentarne l'uso, disciplinando, in senso restrittivo, gli orari di accensione e la distanza geografica delle "macchinette" dai luoghi cosiddetti "sensibili". Una decisione che ricalca la storica ordinanza presa dal Comune di Lecco nel 2013 che, "in nome dell'interesse pubblico perseguito dall'amministrazione comunale", aveva limitato gli orari in cui era possibile giocare, trovandosi a far fronte, però, al ricorso al TAR di un esercente cittadino. Dopo due sentenze di segno opposto del Tribunale Amministrativo, la palla è passata al Consiglio di Stato che, nel maggio del 2014, ha definito legittimo il regolamento adottato dalla maggioranza in Comune di Lecco.
Gli effetti di quella decisione storica si sono avvertiti anche in provincia ed in particolare nel Casatese dove, già nell'agosto dello stesso anno, il sindaco di Sirtori Davide Maggioni ha firmato un'ordinanza simile a quella del capoluogo, limitando l'orario di accensione delle slot nei locali del paese nella fascia oraria compresa tra le 10 del mattino e la mezzanotte.
Da citare poi, il caso di Missaglia che, nell'ambito della recente variante al PGT (piano di governo del territorio) ha predisposto, la scorsa primavera, la stesura di una mappa per definire i luoghi ''sensibili'' presenti sul territorio comunale, nelle vicinanze dei quali non potranno più essere installate nuove apparecchiature per il gioco d'azzardo. L'ufficio tecnico ha infatti predisposto una vera e propria planimetria dove sono stati indicati innanzitutto i luoghi sensibili: chiese, sedi di associazioni, impianti sportivi, strutture residenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale, scuole, luoghi di aggregazione giovanile e oratori. Entro la distanza di 500 metri da questi ultimi non sarà infatti più consentita l'installazione - all'interno di bar e pubblici esercizi autorizzati - di apparecchiature per il gioco d'azzardo. Niente più slot machines o videolottery, tanto meno concessioni per sale ad esse dedicate.
L'impegno dei Sindaci e delle amministrazioni comunali della zona, già messo nero su bianco con l'adesione al "Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d'azzardo", tra gli altri, di Unione dei Comuni della Valletta, Casatenovo, Cassago Brianza, Cremella, Missaglia, Monticello, Cernusco Lombardone, Barzago, Viganò, Osnago, è stato ulteriormente confermato nei mesi estivi quando i primi cittadini dei Comuni del Casatese e del meratese hanno ribadito l'intenzione di adottare un regolamento provinciale sull'argomento e di portare a termine una mappatura dei centri di gioco presenti sul territorio.

Per comprendere meglio il fenomeno e le sue ripercussioni sugli utenti del territorio lecchese, abbiamo intervistato Angelo Castellani, operatore dell'ASST di Lecco che si occupa di tossicodipendenze e di nuove dipendenze. Con il termine ludopatia cosa intendiamo?

Per quanto concerne il nostro servizio si fa riferimento alla dipendenze senza sostanze, in particolare all'azzardo. Preferiamo utilizzare questo termine rispetto alla definizione di ludopatia, utilizzato da molti. Ciò perché quest'ultima collega impropriamente le attività ludiche in senso lato, necessarie per l'uomo, e il problema.

Noi, però, stiamo parlando di gioco d'azzardo patologico. Ci può dire se esistono dei parametri utili a definire il gioco una patologia?
Certo, esistono dei criteri che servono a riconoscerlo. Per fare ciò facciamo riferimento ai criteri del DSM V che è il Manuale Diagnostico dell'APA, internazionalmente riconosciuto.
In particolare parliamo di:
-Necessità di giocare una quantità crescente di denaro con lo scopo di raggiungere l'eccitazione desiderata
-Irritabilità o irrequietezza quando si tenta di ridurre o interrompere il gioco d'azzardo
-Ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o interrompere il gioco d'azzardo
-Preoccupazione ripetuta per il gioco d'azzardo (per es., ha pensieri persistenti di rivivere esperienza passate del gioco d'azzardo, di problematiche o di pianificazioni future, pensando  come ottenere denaro con cui giocare)
-Gioco quando ci si sente in difficoltà (per es., assenza di speranza, in colpa, ansioso, depresso)
-Dopo aver perso soldi al gioco, spesso si torna un altro giorno (perdite "inseguite")
-Si mente per nascondere il coinvolgimento nel gioco d'azzardo
-Si è messa a repentaglio o si ha perso una relazione significativa, il lavoro, lo studio o una opportunità di carriera a causa del gioco d'azzardo
-Ci si basa su altri per cercare denaro per alleviare le disperate situazioni finanziarie causate dal gioco d'azzardo

Il test viene fatto prendendo in considerazione gli ultimi dodici mesi, se una persona risponde affermativamente ad almeno 4/5 criteri allora si è in presenza di un giocatore patologico.

L'azzardo patologico è una condizione che impatta fortemente sullo stato personale di una persona, ma ha ripercussioni tali sull'ambiente sociale circostante da giustificare la formazione di un'unità apposita all'Ospedale di Lecco? Ci può spiegare, insomma, in che senso il gioco possa essere considerato un problema sociale?
L'impatto dell'azzardo sulla vita delle persone è ormai visibile a tutti. Anche se ciò era presente da tanto tempo, negli ultimi 10-15 anni, le attività legate al gioco d'azzardo hanno avuto uno sviluppo così intenso e diffuso, da coinvolgere sempre più persone. Fortunatamente la parte "patologica" riguarda una piccola percentuale (tra lo 0.5% e il 2%) non elevata dei giocatori. Ma se i numeri generali sono grandi e se pensiamo che, per ciascun giocatore patologico vi sono almeno altre 3-4 persone (familiari/amici) coinvolte indirettamente, allora il dato diventa significativo. Il problema investe un numero di persone sempre maggiore in una pluralità di campi: dagli aspetti economici ai rapporti interpersonali. Più in generale, si può dire che ne risente il benessere psico-fisico delle persone direttamente e indirettamente coinvolte.

Angelo Castellani, operatore del servizio dipendente dell'ASST Lecco

Prima di affrontare nello specifico la situazione del territorio, ci può descrivere il genere di attività e di interventi forniti dall'ASST di Lecco su questo fenomeno?
Da parte nostra offriamo un approccio multidisciplinare. A monte c'è un incontro di conoscenza con un operatore a cui segue una valutazione di tipo psicologico. A seconda di quanto emerge, offriamo un trattamento di psico-educazione breve , dei colloqui educativi e/o psicologici, la psicoterapia e, in casi particolari, anche un trattamento farmacologico di supporto. Per alcune situazioni ci avvaliamo anche della collaborazione con un gruppo di auto aiuto del privato sociale e/o di altri servizi specialistici.

Eccoci finalmente sul piano locale. Com'è la situazione a Lecco sotto il profilo delle nuove dipendenze?
Dal punto di vista economico, secondo i dati più recenti della Consulta Nazionale Antiusura, nel lecchese annualmente vengono giocati 455 milioni di euro, corrispondenti al 5,31% del P.I.L. Per quanto concerne le slot machines e le vlt è stata calcolata una spesa pro capite di 1033 euro all'anno. Queste cifre rendono la Provincia di Lecco quattordicesima tra quelle italiane nell'importo giocato: approssimativamente, c'è una macchinetta per ogni 200 abitanti. Ed è un dato per difetto! Dal punto di vista, invece, del numero di persone coinvolte nel fenomeno, si stima che, in generale, una percentuale della popolazione tra lo 0.5 e il 2.2% possa essere composta da "giocatori patologici". Ciò significa che, qui, il bacino potenziale comprende da un numero di 1700 persone a poco più di 7000. Nel distretto di Merate, quindi, il fenomeno potenzialmente coinvolge da 437 persone, come minimo, a più di 1924 persone.

Nella vostra esperienza concreta quante sono state le persone che si sono rivolte in questi anni al vostro servizio negli ultimi anni?
Dal 2009 al 30 giugno 2016 sono 316 le persone con cui ci siamo relazionati, di cui 55 sono femmine e 261 maschi. Nel distretto di Merate, invece, nel medesimo periodo, sono state 68 le persone che si sono rivolte a noi, andando a costituire il 21% del nostro bacino di utenza. E' anche vero, però, che a Merate non abbiamo un punto di accesso diretto: chi ha bisogno deve rivolgersi alla sede di Lecco oppure a Monza, o a altri centri fuori provincia, di cui, però, non disponiamo di dati. Ciò significa che il numero di persone che si è rivolto a noi è sicuramente inferiore a quello degli interessati dal fenomeno del gioco patologico e che c'è ancora molto lavoro da fare per dare visibilità al servizio.

L'ospedale Manzoni, sede dell'ASST Lecco

In generale, tra queste persone che si sono rivolti a voi, qual è il profilo dell'utente medio con cui avete avuto a che fare negli anni?
Come visto, prevalgono gli uomini. L'età media tra uomini e donne è intorno ai 46 anni: proprio la fascia tra i 40 e i 60 anni è la più rappresentata. Per tutti loro la motivazione principale è sicuramente una concezione distorta del denaro e del divertimento: per molti, l'azzardo è associato, almeno all'inizio, a ricordi piacevoli e ad esperienze positive. In questo modo, però, si rafforza l'associazione tra azzardo e sensazione di benessere che non fa altro che spingere il giocatore a reiterare il suo comportamento, aggravando il suo problema e il suo grado di coinvolgimento nel fenomeno.

Di fronte alla gravità e alla pervasività del fenomeno, quali sono state le strategie di risposta e di intervento delle istituzioni? Sono efficaci?
Oltre ad occuparsi di trattamento, negli anni il nostro Servizio ha promosso diverse iniziative di sensibilizzazione e di prevenzione, anche in modo capillare sul territorio provinciale, presso enti, scuole, associazioni.
Si è sempre cercato di lavorare in sinergia e collaborazione con altri interlocutori del pubblico e del privato. Nell'ultimo anno i Comuni, a cui la Regione ha affidato compiti di prevenzione universale, all'interno del progetto "Non giochiamoci il futuro" hanno cercato di proseguire su questo lavoro proponendosi di definire un quadro regolativo complessivo, con regole più stringenti, soprattutto, per quanto riguarda orari di apertura e posizione delle macchinette. L'obiettivo è quello di tutelare il più possibile le categorie più sensibili come anziani e giovani. L'impegno dei Comuni, poi, è stato favorito da scelte nella medesima direzione da parte dell'amministrazione regionale con l'approvazione di una legge regionale di contrasto al gioco d'azzardo patologico già dal 2013.
Rispetto all'efficacia non è facile dare la risposta. In generale penso che sia importante che si faccia fronte comune nel tentare di rendere le persone sempre più consapevoli dei rischi a cui vanno incontro e sempre più capaci di mettere in atto delle scelte responsabili. Certamente negli ultimi anni si è assistito ad un "risveglio dal basso" e questo non può che far piacere. E mi piace pensare che a questo possiamo aver contribuito anche noi con le nostre azioni.

E per mantenere alta l'attenzione sul tema, mercoledì 23 novembre, presso la Hall dell'Ospedale Manzoni, gli operatori del Servizio Prevenzione e Cura nuove dipendenze dell'ASST di Lecco svolgeranno una giornata di sensibilizzazione sul problema del gioco d'azzardo distribuendo materiale informativo e illustrando i servizi offerti dall'Azienda lecchese. Saranno presenti, con gli specialisti del Servizio, anche gli operatori di Solevol, il Centro Servizi per il Volontariato, che raccoglieranno e firme per la "Carta dei Valori sul gioco", documento che enuncia alcuni principi contro l'azzardo e propone l'assunzione di piccoli impegni.

Alessandro Pirovano
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