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ECCIDIO DI VALAPERTA 3 GENNAIO 1945
“Quando al brigadiere del distaccamento di Missaglia della G.N.R., fu richiesto di fornire informazioni su di un renitente alla chiamata alle armi di Valaperta, incaricò un suo milite, Gaetano Chiarelli, di andare al Comune di Casatenovo per avere notizie da trasmettere alla sede superiore. Il milite incaricato, non avendo ottenuto sufficienti informazioni in Comune, decise di sua iniziativa di recarsi presso la casa del giovane a Valaperta.

Quel giorno nella valle della Bergamina di Maresso si era concentrato un gruppo di partigiani, capeggiato da Ferrario di Rogoredo e Farina di Casatenovo: due partigiani che, dopo aver fatto parte delle formazioni della Valsassina, erano scesi al piano. I partigiani si avviarono verso Valaperta dirigendosi all’osteria dove di solito facevano tappa. Giunti alle prime case della frazione, una donna corse loro incontro dicendo che c’erano dei repubblichini. Alcuni partigiani circondarono il gruppo di case e il cortile e si accorsero trattarsi di uno solo, il milite Chiarelli, già noto ad alcuni di loro per il suo zelo fascista: lo affrontarono, intimandogli di alzare le mani e consegnare le armi e la bicicletta e di fronte al suo rifiuto gli spararono addosso, uccidendolo.

Erano circa le 16.30 di un lunedì e le donne stavano facendo il bucato. Gli abitanti di Valaperta che avevano assistito e conosciuto il fatto erano costernati: temevano la rappresaglia. Verso le 20.30 arrivarono a Valaperta il brigadiere della G.N.R. e alcuni suoi uomini. Tentano di far parlare gli abitanti ma tutti tacciono, terrorizzati. Minacciano di incendiare le case e l’intera frazione ma nessuno parla. Verso le 22.30 piomba su Valaperta, da Merate, un gruppo di una quindicina di brigatisti neri e da Missaglia il Commissario Prefettizio e il Comandante del Distaccamento della Brigata Nera, Ing. Emilio Formigoni. Alcuni degli inquirenti perquisiscono l’osteria e le zone circostanti, alla ricerca del corpo del milite ucciso. Mentre stanno ritornando verso le case, odono un intenso fuoco di fucileria, raffiche di mitra e scoppi di bombe provenire dalla borgata e quando vi giungono trovano una trentina di militi della G.N.R. che sparano all’impazzata nei cortili, incendiano i fienili e ordinano alla gente di uscire dalle case. Il capitano comandante, indifferente, guarda i suoi uomini in azione e a chi gli chiede di calmarli risponde che quegli uomini sono da poco rientrati dalla Valsassina dove hanno subito pesanti perdite ad opera dei partigiani, che sono eccitati per l’uccisione del Chiarelli, che lui non può fermarli e che il morto appartiene alla G.N.R. la quale è nel ... 

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