Bosisio: nel 1929 il re decretò l’integrazione di Parini nel nome e nel 1931 via Appiani diventò via Roma per 11 giorni

Curiosità odonomastica di Bosisio Parini. Ricorre proprio oggi l'88esimo anniversario di un fatto di cronaca: nel 1931, via Beniamino Appiani mutò il nome per soli 11 giorni, diventando via Roma prima di tornare a essere legata al noto benefattore di Bosisio Parini.

Via Beniamino Appiani

Il podestà Carlo Carpani, il 12 settembre 1931, deliberò il cambio di denominazione della via, in rispetto al regime fascista di Benito Mussolini che impose a tutti i comuni d'Italia di dedicare una strada non secondaria del paese a Roma. Non esistevano però nuove vie e le ultime modifiche toponomastiche risalivano a pochi anni prima quando si era deciso di attribuire ad alcune strade toponimi legati alla memoria del primo conflitto mondiale, come ce ne sono oggi in tutti i comuni d'Italia (via IV novembre, via Piave).
L'esigenza di individuare una via a cui attribuire la denominazione aveva lasciato il podestà diviso tra i due fuochi, quello che gli imponeva l'ossequio agli ordini del regime e quello che riguardava la conciliazione con la religione: c'erano già via alla chiesa, via alla Madonnina (poi divenuta via Andrea Appiani) e via San Gaetano. Il parroco cercava di tirare l'acqua al suo mulino e invitò il podestà Carpani a non attribuire il nome di via Roma all'allora via alla chiesa sulla quale si affacciava la vecchia chiesa del paese: è la strada che da via Andrea Appiani conduce a Piazza Parini.

La battaglia fu però breve perché la sensibilità popolare convinse il sindaco a tornare sui suoi passi. In un primo momento la spuntò il parroco che ottenne la conversione di via Appiani, appunto per 11 giorni. "L'ospedale all'epoca era un fiore all'occhiello di Bosisio e aveva portato tanto benessere con l'apertura della farmacia e la sede notarile. Per i cittadini non si poteva dimenticare la figura di Appiani per l'importante lascito fatto al comune. Forse per una sensibilità comune, i cittadini fecero sentire il loro peso e il podestà pensò di tornare sui suoi passi" ha ricordato l'ex sindaco e grande appassionato di storia Giuseppe Borgonovo.

L'ingresso di via Roma da piazza Parini

E così, ritornando all'originaria idea, il podestà Carpani attribuì il nome di via Roma a via alla chiesa, che scomparve definitivamente dall'odonomastica bosisiese. "È un aneddoto storico ed è bello fare queste incursioni nel passato per guardare con leggerezza ciò che è accaduto. Non bisogna sempre guardare alla storia con occhio arcigno, ma un aneddoto come questo aiuta anche a guardare con sguardo divertito alle vicende politiche del tempo" ha commentato Borgonovo.
Non è l'unica curiosità storica. Riavvolgendo il nastro ancora più indietro nel tempo, quest'anno ricorre anche il centenario della denominazione del paese, che venne ribattezzato integrando nel nome l'illustre concittadino.

Il 27 maggio 1919, su decreto regio, sottoscritto poi da Benito Mussolini, Bosisio assunse la denominazione di Parini, in omaggio al poeta che qui ebbe i natali 200 anni prima, il 23 maggio 1729. "L'idea venne all'allora preside del liceo Parini di Milano che scrisse al podestà invitandolo ad attivarsi con il governo per promuovere l'integrazione del nome" ha ricordato l'ex sindaco.
"Vista l'istanza 17 maggio 1929 con la quale il podestà di Bosisio in esecuzione della propria deliberazione 3 maggio 1929 chiede l'autorizzazione a modificare la denominazione del comune in quella di Bosisio Parini" e "visto il parere favorevole espresso dall'amministrazione della provincia di Como con deliberazione 25 maggio 1929", Re Vittorio Emanuele III, il 27 maggio decretò il cambio di denominazione, che venne in seguito registrato dal regime.

L’interno della chiesa vecchia addobbata per una ricorrenza vincenziana: notare l’immagine esposta e le suore in adorazione

"C'è una cosa che più mi ha meravigliato in questa vicenda: il cambio del nome è avvenuto nel giro di pochissimo tempo, meno di un mese. Teniamo conto che era un tempo in cui i dispacci scritti viaggiavano per treno o cavallo, di certo non con i mezzi attuali. Ora c'è tutto un procedimento complesso e articolato che richiede il passaggio in Prefettura e in Soprintendenza, mentre a quel tempo avvenne tutto molto rapidamente. Si cambiò il nome di un paese in tre settimane".
Il paragone con l'attuale burocrazia, che rallenta ogni fascicolo, è immediato.
Michela Mauri
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