Monticello: la comunità riunita al cimitero nella messa in ricordo delle vittime del Covid
Una messa dedicata alle vittime del Coronavirus quella che si è celebrata lunedì 29 giugno alle ore 20.30 presso il cimitero di Monticello.

Alla celebrazione ha preso parte l'intera comunità monticellese, accompagnata dai rappresentanti dei gruppi Alpini di Monticello e Torrevilla, dai volontari dell'AMAS, dall'associazione nazionale carabinieri, dai bersaglieri e dai rappresentanti dell'Avis Besana. Non mancavano naturalmente le autorità: il sindaco Alessandra Hofmann, i comandanti della polizia locale e della stazione dei carabinieri di Casatenovo - Cristina Corti e il maresciallo Christian Cucciniello - e la presidente della casa di riposo di Monticello, Laura Scaccabarozzi.


Particolarmente sentita è stata l'omelia pronunciata dal sacerdote, il quale ha espresso un pensiero profondo rivolto a tutti coloro che se ne sono andati.


''Quando le campane suonano l'agonia con i loro rintocchi malinconici e inconfondibili spesso viene da chiederci chi sia morto, e in quella domanda risiede la curiosità di sapere, ma allo stesso tempo anche la consapevolezza - e il suono delle campane lo racconta bene - che la morte non è un fatto privato, non riguarda solo chi va e i pochi parenti, ma riguarda l'intera comunità. Quel suono, con il suo ripetersi cadenzato e lento e solenne dell'agonia che si diffonde per il paese, invita alla preghiera, ci annuncia che qualcuno è andato, annuncia un evento misterioso che richiede solennità e rispetto, ma allo stesso tempo riguarda anche il mistero stesso della vita. Quel suono ci dice anche che qualcuno è rimasto, e che quel qualcuno ha bisogno di essere accompagnato, ha bisogno di qualcuno che gli si stia accanto per rendere un po' meno insopportabile il distacco, per alleggerire il dolore, per condividere e forse ancora prima per vivere il lutto" ha detto il sacerdote.


"Solo insieme possiamo affrontare ciò che agli occhi degli uomini è solo una perdita. Elaborare un lutto significa anche condividerlo, ed è quello che non abbiamo potuto fare. Noi non abbiamo potuto fare il funerale, la messa, l'eucarestia... ma molte altre cose ci sono state negate, come la possibilità di essere accanto a chi è andato, di rivolgere un'ultima parola e tenere una mano a chi andava e soprattutto la possibilità di rimanere accanto al corpo di chi, a distanza di poco, non avremmo più visto".




Il sacerdote ha preferito non pronunciare i nomi delle vittime del virus, ma ha chiesto ad ognuno dei presenti di crearsi un proprio elenco nel cuore, che risultasse più grato e sincero.


"È stata una messa particolarmente sentita, io e don Marco per tre mesi siamo stati coloro che hanno dovuto rappresentare sempre la comunità, ma vedere come quest'ultima, composta non solo dai parenti delle vittime ma anche da tutti gli altri cittadini, si è stretta questa sera per ricordare le vittime, è stato davvero toccante, e questo mi ha fatto davvero tanto piacere" ha dichiarato il sindaco Alessandra Hofmann.
Marina Temperato


















