Bulciago: il comune alla ricerca di alloggi per l'accoglienza profughi

Con una delibera di Giunta, l’amministrazione di Bulciago conferma la scommessa sull’importanza dell’accoglienza. Non quella dell'emergenza, fatta di centri sovraffollati e soluzioni temporanee, ma quella vera, che trasforma i richiedenti asilo in cittadini coinvolti e che scelgono di restare nel territorio che li ha accolti.

Una possibilità che arriva dal Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), che ha sostituito il vecchio SPRAR passando dall'accoglienza emergenziale alla presa in carico personalizzata. Promosso dal Ministero dell'Interno e gestito dagli enti locali con il terzo settore, il SAI conta circa 35.000 posti in oltre 800 comuni italiani. L'elemento distintivo è la qualità dell'accoglienza: appartamenti diffusi, corsi di italiano, inserimento lavorativo e mediazione culturale.

La storia inizia nel 2023 con l'emergenza del Bione a Lecco. Come ha spiegato l'assessore bulciaghese Nicola Corsaro, "abbiamo aderito fin da allora e subito, con una progettualità avviata dal comune di Lecco e dalla Comunità Montana". Una scelta non casuale: Bulciago aveva al tempo la fortuna di avere un privato disposto a mettere a disposizione due immobili per le famiglie richiedenti asilo.
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"Il progetto SAI attiva un percorso con le persone che hanno già avuto il riconoscimento di asilo politico", ha spiegato Corsaro. Non assistenzialismo, dunque, ma un vero percorso di integrazione. Dietro questo successo c'è un lavoro quotidiano, reso possibile soprattutto dalla collaborazione con la cooperativa Aeris, che gestisce i percorsi lavorativi, organizza i corsi di italiano - "requisito fondamentale per restare nel progetto" - e si occupa delle questioni pratiche giornaliere, oltre che assicurarsi che affitti e spese siano sempre

Tre dei ragazzi ospitati dal progetto, una volta terminato il percorso, hanno scelto di tornare a vivere e lavorare a Bulciago. "Non possiamo che essere onorati del loro ritorno nel nostro territorio", sottolinea l'assessore con un orgoglio comprensibile. L'amministrazione ha puntato su un'integrazione profonda, impegnando i giovani in attività a servizio della comunità. Il piedibus, per esempio, è diventato uno strumento di cittadinanza attiva. Piccoli gesti che costruiscono legami, che trasformano quelli che in molti reputano come gli "altri" in vicini di casa.

Naturalmente, non tutto è sempre rose e fiori. Quando il privato che aveva messo a disposizione i due appartamenti ha deciso di vendere gli immobili, l'amministrazione si è trovata in difficoltà. "A maggio siamo usciti con un avviso per i privati dove si richiedeva qualche alloggio privato ma purtroppo non abbiamo ricevuto risposta", ammette l'assessore. Allora, la soluzione è arrivata dal patrimonio comunale: quattro alloggi, dei quali due destinati al progetto SAI e due agli anziani. Una scelta pragmatica che risponde a due bisogni della comunità, evitando di lasciare vuoti immobili pubblici nell'attesa del nuovo bando per le assegnazioni.

"La nostra scelta è ricaduta su soli uomini per via delle risorse ridotte. I limiti nascono dalla nostra specificità e forze, senza assolutamente motivi concettuali", spiega Corsaro con onestà. Una pragmaticità che non nasconde però una precisa scelta di campo: quella di chi crede che l'accoglienza, fatta bene, sia un investimento per tutta la comunità.

"Spero e penso che il SAI continuerà in questo modo positivo, vista la scorsa esperienza avuta con dei ragazzi umanamente profondi e dai vissuti importanti", conclude Corsaro. Parole che restituiscono l'umanità di un progetto che va oltre le statistiche e i regolamenti.

Non è solo una questione di solidarietà, ma di intelligenza politica: trasformare un potenziale problema in una risorsa per il territorio. I tre ragazzi che hanno scelto di restare a Bulciago, pagando le tasse e partecipando alla vita della comunità, sono la prova che questo modello funziona.

In tempi di polarizzazione sui temi dell'immigrazione, piccole realtà come Bulciago mostrano che un'altra strada è possibile.

”Il SAI non è solo accoglienza, ma un vero progetto di integrazione che punta sull'autonomia abitativa, lavorativa e sociale dei beneficiari. L'obiettivo è contrastare modelli ghettizzanti e promuovere la coesione sociale, valorizzando il ruolo attivo delle comunità locali come quella bulciaghese” conclude Corsaro, nella speranza che sempre più cittadini siano informati sull’importante tematica e partecipino attivamente alla sua realizzazione.
M.E.
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