Casatenovo: una serata per dire NO alla violenza sulle donne

Ogni 25 novembre la memoria si fa responsabilità. Quest’anno, a ricordarcelo, è stato il monologo teatrale NonDormonoSullaCollina, portato in scena da Pontos Teatro in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
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Svoltasi presso la sala consiliare Giovanni Maldini del municipio di Casatenovo nella serata di giovedì 27 novembre, questa esibizione ha esplorato le dinamiche della violenza attraverso una narrazione intima e incisiva e ha scosso, interrogato e invitato i presenti a un cambiamento necessario. 
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Ad aprire la serata le parole di Gaia Riva, assessore alla cultura e referente di diversi progetti sul territorio: ''In questa sala consiliare è presente un quadro che in qualche modo si ricollega alle tematiche che tratteremo oggi. Il dipinto, realizzato nel periodo dell’unità d’Italia, rappresenta Mosè che calpesta la corona del Faraone e nasconde un messaggio politico: il debole che si ribella e calpesta il simbolo del potere divenendo il più forte''.
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''Normalmente - ha aggiunto - le donne vengono viste come il sesso debole, come la parte da schiacciare, ma in realtà hanno una grande forza e devono continuare a poter esprimerla affermando i propri diritti. Dal 1999 l’ONU ha istituito questa giornata in data 25 novembre perché ricorda il giorno in cui vennero uccise le sorelle Mirabal, tre attiviste della Repubblica Domenicana che hanno perso la vita lottando contro la dittatura e contro ogni forma di abuso e discriminazione. Oggi continuiamo a celebrare questo sacrificio e portiamo avanti il loro messaggio nella speranza di una realtà migliore e senza violenza''.
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Subito dopo la voce di Alessandro Pazzi, accompagnata dalle composizioni video di Lorenzo Vergani e dai brani musicali del maestro Maurizio Pisati, si è diffusa per tutta la sala, raccontando la vita di cinque donne di epoche diverse che, attraverso la loro arte e il loro ingegno, hanno affermato la loro estrema libertà di pensiero sfidando la società patriarcale in cui vivevano e pagandone le conseguenze in modo tragico. Un percorso che si è svolto con l’evocazione di una visita a un cimitero virtuale paragonabile a Spoon River, ma che allo stesso tempo se ne distanzia perché queste donne non hanno potuto godere del sereno riposo dei morti a causa di una vita rovinata, in certi casi stroncata, da uomini violenti. 
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Ipazia, matematica e astronoma di epoca-tardo ellenistica, fu smembrata e bruciata; la scultrice francese Camille Claudel venne internata in manicomio; Antonia Pozzi, poetessa e fotografa italiana, si tolse la vita dopo anni di manipolazioni del padre e per l’assenza di un amore costante e profondo; la pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi fu violentata, torturata e costretta al matrimonio; Dora Maar, pittrice e fotografa di talento, fu avvolta dall’ombra del suo amante Picasso. 
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Attraverso la forza del teatro e la potenza evocativa della parola, lo spettacolo ha invitato il pubblico a interrogarsi sulle distorsioni culturali e sugli stereotipi che ancora oggi attraversano la nostra società, abitudini che si rivelano ostacoli concreti alla piena espressione e realizzazione della persona.
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Un’occasione, dunque, non solo per riflettere, ma anche per maturare maggior consapevolezza e per promuovere un cambiamento culturale necessario e urgente. 
C.Fu.
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