In memoria di Silvano Valentini, firma de L'Esagono
Caro Silvano,
proprio a poche ore dalla tua scomparsa amici, conoscenti e stampa locale ti stanno, piacevolmente, ricordando per la tua attività pubblica di critico d’arte e di diverse altre realtà e iniziative locali a cui hai dato per anni il tuo contributo prezioso di uomo di grande e profonda cultura quale sei stato in tutta la tua vita.
Io invece, caro Silvano, ti voglio ricordare e ti sono grato per i quasi vent’anni trascorsi insieme, tra gli anni ottanta e novanta, nella direzione e conduzione della testata giornalistica L’Esagono che per tanti anni ha raccontato e commentato la storia politica e sociale di questa area della nostra Brianza. E tu, caro Silvano, manco a dirlo eri la penna più lieve e raffinata ma anche graffiante quando ci voleva. D’altra parte come poteva essere diversamente dopo i tuoi anni giovanili da seminarista, scelta che ti aveva dato tanto, come sempre sottolineavi, ma che poi avevi abbandonato per concludere gli studi di filosofia con una tesi sul pensatore e filosofo Karl Marx. E intraprendere la professione di insegnante.
Dunque Tu, io e il fondatore de l’Esagono Roberto Isella abbiamo per tanti anni garantito l’uscita del giornale prima mensile poi quindicinale e quindi settimanale. E’ proprio con questo passaggio di periodicità che entrambi abbiamo deciso di lasciare perché il giornale che non era piu’ “nostro”, nel senso di fatto in casa, nel totale volontariato, ma giustamente proiettato verso altri obiettivi e traguardi editoriali.
Il livello di confidenza, famigliarità e amicizia tra tutti noi della Direzione e redazione ed anche tra noi due nel “fare” il giornale ci portava a parlare di tutto, dalla politica al tempo libero ai temi della vita quotidiana e sociale e anche, diciamolo, al tema della morte. Ed infatti a questo proposito, un po’ tra il serio ed il faceto, ci eravamo promessi un vicendevole ricordo funebre. La sorte ha messo in capo a me questo compito.
Con l’uscita dal giornale inevitabile dunque che le nostre strade e frequentazioni si separassero vedendoci e sentendoci piu di rado. Io mi sono buttato in “politica” mentre tu hai avviato la nuova “carriera” di critico d’arte, proprio grazie alla tua flessibilità mentale e profondità della conoscenza storica. Una nuova veste, un nuovo inizio nel quale ti ci ritrovavi molto bene e a tuo agio con il mondo della pittura e dell’arte. Cosi me la raccontavi in quelle rare ma intense volte che ci si vedeva.
E, dunque, eccoci qua Caro Silvano: avrei tante altre cose da dirti, tanti aneddoti da ricordare sulla nostra esperienza de L’Eagono ma una, una sola te la voglio richiamare. Ricorderai senz’altro quella volta che siamo stati insieme ad iscriverci al torneo di calcio a sette a Besana e anziché iscriverci come L’Esagono ci avevano iscritti, per confusione linguistica tra il brianzolo e il meridionale del nostro interlocutore, come Le Sagome: quante risate che ci siamo fatti, quanta ilarità anche dopo quando lo rammentavamo.
Caro Silvano, che bello aver condiviso con te un tratto importante della vita, bello soprattutto perché eri una persona ironica, leale e simpatica, un prof. e vicepreside moderno, un pensatore laico, mai dogmatico, mai ideologico e sempre con il beneficio del dubbio. Un tratto delle persone intelligenti.
Ciao Silvano che la terra ti sia lieve, come sei stato Tu.
proprio a poche ore dalla tua scomparsa amici, conoscenti e stampa locale ti stanno, piacevolmente, ricordando per la tua attività pubblica di critico d’arte e di diverse altre realtà e iniziative locali a cui hai dato per anni il tuo contributo prezioso di uomo di grande e profonda cultura quale sei stato in tutta la tua vita.
Io invece, caro Silvano, ti voglio ricordare e ti sono grato per i quasi vent’anni trascorsi insieme, tra gli anni ottanta e novanta, nella direzione e conduzione della testata giornalistica L’Esagono che per tanti anni ha raccontato e commentato la storia politica e sociale di questa area della nostra Brianza. E tu, caro Silvano, manco a dirlo eri la penna più lieve e raffinata ma anche graffiante quando ci voleva. D’altra parte come poteva essere diversamente dopo i tuoi anni giovanili da seminarista, scelta che ti aveva dato tanto, come sempre sottolineavi, ma che poi avevi abbandonato per concludere gli studi di filosofia con una tesi sul pensatore e filosofo Karl Marx. E intraprendere la professione di insegnante.
Dunque Tu, io e il fondatore de l’Esagono Roberto Isella abbiamo per tanti anni garantito l’uscita del giornale prima mensile poi quindicinale e quindi settimanale. E’ proprio con questo passaggio di periodicità che entrambi abbiamo deciso di lasciare perché il giornale che non era piu’ “nostro”, nel senso di fatto in casa, nel totale volontariato, ma giustamente proiettato verso altri obiettivi e traguardi editoriali.
Il livello di confidenza, famigliarità e amicizia tra tutti noi della Direzione e redazione ed anche tra noi due nel “fare” il giornale ci portava a parlare di tutto, dalla politica al tempo libero ai temi della vita quotidiana e sociale e anche, diciamolo, al tema della morte. Ed infatti a questo proposito, un po’ tra il serio ed il faceto, ci eravamo promessi un vicendevole ricordo funebre. La sorte ha messo in capo a me questo compito.
Con l’uscita dal giornale inevitabile dunque che le nostre strade e frequentazioni si separassero vedendoci e sentendoci piu di rado. Io mi sono buttato in “politica” mentre tu hai avviato la nuova “carriera” di critico d’arte, proprio grazie alla tua flessibilità mentale e profondità della conoscenza storica. Una nuova veste, un nuovo inizio nel quale ti ci ritrovavi molto bene e a tuo agio con il mondo della pittura e dell’arte. Cosi me la raccontavi in quelle rare ma intense volte che ci si vedeva.
E, dunque, eccoci qua Caro Silvano: avrei tante altre cose da dirti, tanti aneddoti da ricordare sulla nostra esperienza de L’Eagono ma una, una sola te la voglio richiamare. Ricorderai senz’altro quella volta che siamo stati insieme ad iscriverci al torneo di calcio a sette a Besana e anziché iscriverci come L’Esagono ci avevano iscritti, per confusione linguistica tra il brianzolo e il meridionale del nostro interlocutore, come Le Sagome: quante risate che ci siamo fatti, quanta ilarità anche dopo quando lo rammentavamo.
Caro Silvano, che bello aver condiviso con te un tratto importante della vita, bello soprattutto perché eri una persona ironica, leale e simpatica, un prof. e vicepreside moderno, un pensatore laico, mai dogmatico, mai ideologico e sempre con il beneficio del dubbio. Un tratto delle persone intelligenti.
Ciao Silvano che la terra ti sia lieve, come sei stato Tu.
Sergio Pini
